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Il doppio paradosso dell’India: crescita economica a singhiozzo e meno turisti dell’Albania

L'India corre, ma la sua crescita lascia indietro milioni di cittadini e non riesce a sfruttare le sue enormi potenzialità turistiche.

È molto difficile trovare in giro paradossi più clamorosi di quelli recentemente incarnati dall’India. Il primo è economico: il Pil di Delhi continua a crescere anno dopo anno, gli eccellenti dati vengono esaltati sui social dal premier Narendra Modi, i media internazionali raccontano da tempo il mito del “miracolo economico indiano”, eppure milioni di indiani faticano a beneficiare davvero della straordinario sviluppo del loro Paese.

Il secondo riguarda il turismo: per quale motivo uno Stato che ospita 45 siti Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, un centinaio di parchi nazionali, la catena montuosa più alta del mondo, palazzi e rovine di numerosi imperi, fatica ad attirare i viaggiatori?

Queste due criticità rischiano di compromettere la road map stilata da Modi, che si è posto l’obiettivo di trasformare l’India in un’economia sviluppata entro il 2047.

I primi segnali di malcontento civile sono esplosi con le forti proteste del Cockroach Janta Party (Cjp), il Partito del Popolo degli Scarafaggi, diventato il catalizzatore di una Generazione Z desiderosa di ribellarsi contro un sistema che, a loro avviso, lascia sempre meno spazio e opportunità alle nuove generazioni.

Il paradosso economico dell’India

“I pessimisti sono stati smentiti e l’India è rifiorita… Ancora una volta”, ha scritto Modi sui social commentando gli ottimi dati sul Pil del primo trimestre (una crescita del 7,8%) appena pubblicati. Dati che hanno superato le previsioni, ma che hanno anche scatenato una grande controversia sulla loro credibilità.

Se per Sajjid Chinoy, capo economista per l’India di JP Morgan, la “ripresa ciclica della crescita” indiana è stata trainata da un enorme stimolo fiscale, che include tagli alle imposte dirette nel febbraio dello scorso anno, una riduzione delle imposte sui consumi a settembre e tassi di interesse che sono diminuiti di circa l’1,5% dall’inizio del 2025, i leader dell’opposizione hanno accusato il governo Modi di aver modificato le metodologie di conteggio per nascondere “la drammatica realtà economica dell’India“.

Persino l’ex governatore della banca centrale del Paese, Raghuram Rajan, si è chiesto perché, se la crescita era davvero così rapida come dimostrato dalle statistiche, Delhi non stesse creando più posti di lavoro o attirando maggiori investimenti diretti esteri.

In tutto questo i mercati azionari hanno in gran parte ignorato le notizie positive e i tweet festanti di Modi. L’economia del gigante asiatico, dunque, continua a crescere ma soltanto a vantaggio di qualcuno, dei più ricchi, mentre i poveri continuano a vivere affidandosi a sussidi pubblici.

Il paradosso turistico dell’India

Attenzione poi a non sottovalutare il paradosso turistico, emblema delle potenzialità non sfruttate dall’India. Nel 2025 il ministero del Turismo indiano ha contato appena 9,15 milioni di arrivi di turisti stranieri nel Paese, di cui circa la metà provenienti dal Nord America e dall’Europa. Cosa c’è di strano? È un numero inferiore a quello registrato dall’Albania (oltre 11 milioni di ingressi), una nazione che conta meno di 3 milioni di abitanti e ben pochi siti culturali.

Il think tank governativo NITI Aayog ha lamentato che i 35 miliardi di dollari di entrate del turismo estero dell’India siano inferiori ad altri Stati più piccoli come Turchia, Thailandia e Arabia Saudita “nonostante la più ampia offerta culturale, naturale ed esperienziale dell’India”.

Come ha ben spiegato Bloomberg, il numero di turisti in India non è solo basso, ma è in calo: gli arrivi dello scorso anno sono diminuiti dell’8,1% rispetto all’anno precedente e del 16% rispetto al picco pre-pandemia di 10,9 milioni raggiunto nel 2019. Alcuni tour operator affermano che la cifra reale, escludendo motivi come il turismo medico e le visite familiari, sia ancora più bassa, intorno ai 2 o 3 milioni.

I motivi di un simile disastro? Problemi logistici, spostamenti complicati, rischi per la sicurezza e una preferenza generale del Paese ad accontentare il turismo interno in costante crescita (+46% su base annua nel 2025, con 4,29 miliardi di viaggi).

Il governo Modi non sembra in ogni caso così interessato a puntare sui viaggiatori internazionali, visto che nell’ultimo bilancio l’India ha stanziato solo 35 milioni di rupie (367mila dollari) per la promozione del turismo all’estero, contro i 128 milioni della Turchia, i 180 milioni della Thailandia e i 120 milioni della Malesia.

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