L’intera economia dell’Eurozona è stata inghiottita dalla pandemia di Covid-19. I membri dell’Ue devono ancora decidere quali strumenti finanziari mettere in campo per organizzare la ricostruzione. Non sarà facile arrivare a un punto in comune, visto che in Europa si sono formati due schieramenti dalle idee completamente opposte.

Il primo: il fronte rigorista (Olanda, Germania e governi del Nord), che non ha alcuna intenzione di cedere sugli eurobond. Anzi: i rigoristi ritengono che sul tavolo vi siano già opzioni adeguate, come ad esempio il Mes senza condizionalità per coprire le spese mediche e il bazooka della Bce.

Il secondo: il fronte degli anti rigoristi. Questi Paesi, fra cui l’Italia, ritengono che Bruxelles possa e debba fare di più, a cominciare dai famosi bond (al netto delle divisioni italiane, che potrebbero complicare la posizione di Roma in sede di trattativa). Detto dei due gruppi, adesso è importante capire quali sono le soluzioni possibili.

L’eurobond di scopo

Innanzitutto, come sottolinea Il Sole 24 Ore, il Covid-19 costringerà gli Stati Ue ad aumentare la propria spesa pubblica e fare investimenti senza precedenti. Stiamo parlando di azioni dal valore di migliaia di miliardi di euro, da attivare tanto nel breve periodo che nel lungo termine.

Tre sono le piste più calde: eurobond, Mes e covid-bond. Prima di andare oltre, è importante sottolineare come l’Eurozona stia sognando il corona-bond e stia preparando il lancio di una specie di maxi-fondo europeo da almeno mille miliardi (alcune stime parlano di 1.500) da destinare alla ”ricostruzione”. È quello che alcuni hanno ridefinito ”eurobond di scopo”, ovvero un titolo di debito europeo che andrebbe oltre i bond europei emessi da Mes e Bei.

L’eurobond in questione sarebbe limitato alla mutualizzazione del solo nuovo debito e non del vecchio, così da non consentire la condivisione dei rischi joint and several. In altre parole non vi sarebbe alcuna responsabilità solidale per la quale ogni Stato dovrebbe farsi carico delle eventuali inadempienze degli altri Paesi coinvolti.

La pista recuvery fund

In attesa del prossimo 23 aprile, quando il Consiglio europeo si riunirà per mettere i puntini sulle i, al momento troviamo altri eurobond. I titoli di debito europeo attualmente ”disponibili” negli accordi presi valgono 800 miliardi, 311 dei quali emessi dal Mes e dall’ex fondo Efsf, 438 dalla Bei e circa 50 dalla Commissione europea. Il vertice del 9 aprile ha messo sul piatto 540 miliardi con una leva di altri 500 miliardi di eurobond: 240 dalla linea di credito pandemica del Mes, un centinaio di Bei, e altri 100 dalla Commissione.

Al netto delle divisioni sul Fondo salva-Stati, vale la pena spendere due parole sugli eurobond che potrebbero essere emessi dal recovery fund. Stiamo parlando di eurobond che andrebbero a finanziare gli investimenti destinati a risolvere i danni provocati dal Covid-19. Certo, come tutti i bond dovrebbero comunque essere rimborsati, e il rimborso potrebbe essere a carico del budget europeo o avvenire mediante una particolare tassa europea. Al di là delle scelte che verranno prese, un eurobond davvero utile dovrebbe evitare di incrementare la distanza tra gli Stati Ue più colpiti dalla pandemia e quelli meno colpiti. In gioco c’è il futuro dell’Europa.

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