“Un diamante è per sempre” non è frase che si adatta facilmente a diversi contesti, ma non a quello finanziario. In gergo tecnico, infatti, il “diamante” è la forma grafica vagamente riconoscibile quando si riporta l’andamento di un listino che rischia di essere soggetto a un repentino ridimensionamento. “La figura del Diamante rientra fra i pattern di inversione dell’analisi tecnica classica, di conseguenza possiamo trovarlo alla fine di un trend rialzista (Diamond top) o al termine di un trend ribassista (Diamond bottom)”, spiega il sito del noto trader Bruno Moltrasio. “L’esperienza, e la lunga osservazione dei grafici, ci insegnano però che tale configurazione si può formare anche in movimenti correttivi pertanto può essere considerata a pieno titolo anche come figura di continuazione. Questo pattern è abbastanza raro e si presenta come due triangoli consecutivi attaccati alla loro base”.

A temere un “momento diamante” è oggi la Germania, dall’analisi dei cui listini sembra proprio emergere la costituzione di un grafico di questo tipo. Il principale listino tedesco, il Dax di Francoforte, ha a inizio 2020 sfondato quota 13.400 punti, tornando sui massimi livelli storici e riassorbendo completamente le perdite subite in occasioni di tre diverse discese (maggio/giugno 2017, febbraio 2018, maggio-luglio 2019) che erano seguite ad altrettanti “diamanti”.

L’ultima, in particolare, è coincisa con l’inizio del braccio di ferro tra banche centrali e mercati finanziari, con i secondi non disposti a subire la fine del periodo di vacche grasse alimentato dal denaro a basso costo emesso dagli istituti a controllo pubblico e del rally borsistico guidato dal “quantiative easing permanente”. Le borse hanno subito una brusca frenata a metà 2019 per poi tornare nuovamente in terreno positivo dopo il via libera delle banche centrali a nuovi stimoli. Tuttavia, più avanti la finanza corre più il rischio di cadute improvvise è da tenere in conto.

Del resto, il Dax da ottobre 2017 a oggi, compreso il nuovo rally, non ha fatto altro che riassorbire le perdite dovute alle fasi di turbolenza, dando l’illusione di una crescita che in realtà non è coincisa con un analogo miglioramento della situazione interna alla Germania di Angela Merkel. “L’ allarme di fine corsa per il mercato è tuttavia giunto con il potenziale diamante in corso di costruzione”, sottolinea Milano Finanza. Tecnicamente l’ avvio si è avuto a inizio di novembre 2019. La sua conferma si avrà se nel corso delle prossime sedute si verificherà una discesa in grado di riportare le contrattazioni a 13.250 punti. […] Il diamante verrebbe invece invalidato con il superamento di quota 13.500 punti nel brevissimo periodo”.

Del resto, la Germania non può contare sulla borsa per risolvere una crisi che affonda le sue radici principalmente sulle turbolenze dell’economia reale. La crisi della manifattura rallenta il contesto economico europeo, mentre diverse istituzioni, comprese Bundesbank e locale Confindustria, hanno lanciato l’allarme recessione.

Novembre 2019 ha consegnato agli operatori economici tedeschi un nuovo boccone amaro, segnalando un calo della produzione manifatturiera sensibile (-1,3% su base annua), che porta la “conta delle vittime” annuale a un disastroso -6,5%. A tenere alte le aspettative dei mercati, per ora, la speranza che l’accordo commerciale Usa-Cina offra respiro all’export trainando una distensione a livello globale. Ma anche superando il nuovo “diamante” del Dax, la Germania non potrebbe cantare vittoria. L’economia reale chiede nuove risorse, nuovi stimoli e nuova crescita e il recente calo delle commesse europee (-3,3%) segnala che Berlino non può proseguire sulla strada del mercantilismo delfattivo della domanda interna. Ma dalle parti della Cancelleria federale, come in passato, certi campanelli d’allarme non sono ascoltati con la dovuta attenzione.

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