Consumi in flessione del 10%, risparmi accumulati dalle famiglie che quest’anno raggiungeranno quasi i 100 miliardi di euro, un progetto di legge di bilancio rettificato da 460 miliardi, 27 miliardi in meno di gettito fiscale, ma soprattutto un deficit di 220 miliardi e un debito monstre pari al 120% del pil. No, quello che abbiamo elencato non è il bollettino di guerra della disastrata economia italiana. I numeri fotografano la situazione della Francia che, al netto delle evidenti criticità interne, continua a essere considerata la seconda potenza d’Europa al fianco della Germania.

Eppure c’è chi ha iniziato a guardare con attenzione alla situazione economica francese. Si tratta della Germania che, come ha sottolineato Italia Oggi, considera Parigi una sorta di “osservato speciale” a causa dell’elevato debito accumulato dopo la pandemia di Covid. A dire il vero non dovrebbe esserci niente di nuovo sotto il sole, visto che a marzo, nel momento più critico della diffusione del virus, Goldman Sachs aveva predetto proprio i valori che si stanno materializzando oggi.

“Probabilmente il deficit pubblico raggiungerà il 10% del pil in Italia e Spagna e il 7% in Francia”, scrivevano gli analisti. Non solo: la forte crisi economica scaturita dall’apocalisse sanitaria avrebbe spinto il debito italiano al 160% del pil e quello francese e spagnolo attorno al 120%. Ebbene, queste previsioni si sono avverate.

Parigi spaventa Berlino

Ora che il debito pubblico francese ha raggiunto proprio il 120% del pil, per via dell’ingente spesa pubblica attuata da Emmanuel Macron per ridare ossigeno a imprese e famiglie, a Berlino è suonato l’allarme. Nessuno ha il coraggio di dirlo a voce alta, ma la sensazione è che si stia verificando quanto preannunciato da Goldman Sachs: crescono i timori sulla sostenibilità del debito di alcuni Paesi, Francia compresa.

Già, perché all’ombra della Tour Eiffel, un anno fa, il debito si aggirava intorno al 100% del pil. Ma anche perché, temono gli esperti, ci sono buone chance che la crisi economica possa durare per altri mesi a venire, contribuendo ad aggravare una situazione di per sé al limite. Francois Villeroy, presidente della Banca centrale francese, ha quindi fatto due conti e scritto una lettera a Macron.

Emblematico il contenuto: è fondamentale – il consiglio dello stesso Villeroy – varare “una politica di budget in tre tempi” da attuare dopo il 2022, a pandemia terminata, per rilanciare l’economia del Paese e ridurre il debito. La missiva non è certo passata inosservata. Gli economisti tedeschi, la maggior parte dei quali contrari nel modo più assoluto all’indebitamento di un Paese, hanno tirato un sospiro di sollievo.

È vero: l’asse franco-tedesco è il perno attorno al quale sembrerebbero ruotare le politiche di Bruxelles. Tuttavia Berlino non ha alcuna intenzione di soprassedere o fare sconti a nessuno, neppure alla Francia. I falchi teutonici considerano la spesa pubblica francese una minaccia e vorrebbero che Macron mettesse mano su welfare e pensioni (sulle pensioni sappiamo poi come è andata a finire).

Macron stretto all’angolo

Macron ha ricevuto le più sincere sviolinate da parte degli altri leader europei per come ha gestito la prima fase dell’emergenza economica (grazie a una risposta rapida alle richieste di imprese e famiglie). Adesso arriva il difficile. Il presidente francese deve gestire la delicatissima fase di ricostruzione, senza però avere tra le mani uno straccio di progetto.

La tentazione dell’Eliseo potrebbe essere quella di abbassare le tasse ma, ha subito ammonito Villeroy nella citata lettera, una prospettiva del genere sarebbe deleteria. Il motivo è semplice: il debito pubblico della Francia non può più crescere oltre. La ricetta che il presidente della Banca centrale ha suggerito a Macron è quella di stabilizzare la spesa pubblica per almeno dieci anni, imitando, là dove possibile, il modello tedesco.

È la strada giusta? Secondo alcuni analisti l’unica opzione è fare in modo che lo Stato tenga a galla l’economia facendo più debito. Ma alla lunga anche questo meccanismo rischia di incepparsi, provocando un effetto domino che andrebbe a colpire in pieno anche la Germania. Berlino ha i conti in ordine (o comunque molto più in ordine degli altri Paesi membri dell’Eurozona). Qualora Parigi cedesse, il governo tedesco perderebbe il suo più fedele partner, usato tra l’altro anche recentemente per “dettare” la linea a Bruxelles. Insomma, ora i riflettori sono puntati (anche) su Macron e non più solo sulla tanto bistrattata Italia.

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