Era chiaro fin da subito che il terremoto generato dalla caduta del colosso delle carte prepagate Wirecard AG avrebbe portato a delle gravissime conseguenze in tutta Europa. Tuttavia, non si credeva che la sua implosione sarebbe stata tanto rapida quanto devastante. Sono passati infatti 32 anni dall’ultima volta che una società quotata all’indice Dax di Francoforte dichiarò la bancarotta, evento mai accaduto dalla caduta del muro di Berlino e dalla riunificazione della Germania. Le conseguenze, adesso, si ripercuoteranno anche sui partner commerciali con i quali Wirecard era giunta a degli accordi per l’emissione delle carte prepagate, come nel caso dell’italiana Sisalpay.

Operatività congelata da Londra

Dopo l’annuncio del buco di bilancio di 1,9 miliardi di euro – segnati precedentemente come liquidità attiva – e con quello successivo relativo all’incapacità di restituire le rate in scadenza nella prossima settimana dei finanziamenti contratti, Wirecard ha depositato negli scorsi giorni la dichiarazione d’insolvenza. Il documento è stato quindi convalidato nella giornata di giovedì da parte della procura bavarese, il cui timbro ha messo la parola fine ad una vicenda che ha scosso l’intero comparto finanziario della Germania.

Dopo questo fatto, dunque, Londra ha preso in mano la situazione e si è mossa nei confronti del colosso finanziario tedesco. Nella giornata di ieri, infatti, anche la controllata britannica dell’azienda operativa sul Regno Unito è stata sospesa, escludendo la capogruppo dalle camere di compensazione necessarie per garantire le transazioni. In questo modo, l’intera operatività dei conti correnti e delle carte che utilizzavano le garanzie di Wirecard è stata bloccata, creando molti disagi ai consumatori ed alle società che si appoggiavano all’istituto di moneta elettronico tedesco per l’emissione delle carte prepagate. Tra queste, una moltitudine di società britanniche e, per quanto riguarda l’Italia, la nuova carta emessa da Sisalpay.

Che succede in Italia?

Stando a quanto riportato da LaStampa, sarebbero 325mila le carte emesse dal gruppo Sisal in Italia grazie all’appoggio di Wirecard e che dalla giornata di ieri si sono trovate improvvisamente “congelate”. Con una giacenza media al loro interno di 65 euro, l’ammontare dei fondi attualmente bloccati arriverebbe a 20 milioni di euro. Da quanto emerge, la società sembrerebbe pronta a mettere in campo tutte le misure necessarie volte alla tutela di consumatori ed esercenti. In questo modo – e con le garanzie fornite già dall’authority del Regno Unito – non si dovrebbero verificare perdite da parte dei consumatori: anche se i tempi rischiano di allungarsi a causa delle indagini che sono state recentemente disposte nei confronti di Wirecard dall’Unione europea.

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