Il Covid-19 mette a rischio l’accordo commerciale Usmca

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La pandemia non è riuscita ad ostacolare il percorso dell’accordo Stati-Uniti-Canada-Messico (USMCA), il nuovo trattato di libero scambio dell’America del Nord che sostituirà l’ormai obsoleto Nafta e che entrerà in vigore a partire dal primo luglio. L’annuncio ufficiale è stato dato da Robert Lighthizer, il rappresentante commerciale del governo americano, che, nella giornata di venerdì, ha informato il Congresso di questo sviluppo. Lighthizer ha reso noto che tanto il Canada quanto il Messico hanno adottato le misure necessarie per adempiere a quanto previsto dal trattato. La piena operatività dell’intesa è una vittoria del presidente Trump, che ha fortemente voluto raggiungere questo obiettivo. Il Capo di Stato aveva criticato il Nafta, accusato di sottrarre posti di lavoro al mercato americano ed aveva minacciato Canada e Messico di far decadere l’accordo.

Una situazione complessa

L’USMCA prevede diverse misure che dovrebbero favorire l’industria automobilistica americana: il 75 per cento dei componenti dei veicoli dovrà essere realizzato in Nord America ed il 40-45 per cento del processo di produzione dovrà svolgersi in impianti che pagano i propri lavoratori almeno 16 dollari l’ora. I veicoli che non rispetteranno questi criteri subiranno l’imposizione di un dazio del 2,5 per cento. Diversi gruppi d’imprese, in particolare nel settore automobilistico, avevano chiesto di ritardare l’implementazione dell’USMCA per la difficoltà di doversi adattare a nuovi regolamenti nel bel mezzo della pandemia di Covid-19.  Negli Stati Uniti, però, si è registrata una pressione molto forte per rendere efficace l’USMCA prima di novembre 2020. Sullo sfondo ci sono le elezioni presidenziali: lo staff della campagna elettorale di Trump ha già reso noto che attaccherà Biden per il voto del 1993 in favore del NAFTA e per il suo ruolo di facilitatore nella partecipazione statunitense alla Trans-Pacific Partnership. Secondo Bruce Stokes, direttore esecutivo del German Marshall Fund’s project, è però improbabile che il voto di Biden possa danneggiarne le possibilità di rielezione.

Le prospettive

Biden e Trump hanno approcci diversi al commercio: l’ex Vice di Obama ha un approccio più collaborativo in ambito internazionale, rispetta le regole concordate e cerca di fissare standard globali mentre Trump è più deciso ed aggressivo, non disdegna il confronto diretto (specie con la Cina) ed usa gli accordi per ridurre i deficit bilaterali. Il futuro del commercio globale è, però, messo a rischio dal Covid-19. Secondo l’Organizzazione Mondiale del Commercio gli scambi caleranno tra il 13 ed il 32 per cento nel 2020 e le speranze di una ripresa nel 2021 sono comunque incerte e legate alla durata dell’epidemia e all’efficacia delle risposte politiche alla stessa. Questi sviluppi si ripercuoteranno, logicamente, anche sullo scenario nordamericano: la diffusione del morbo, su larga scala, può esacerbare le differenze tra nazione e nazione e provocare profonde fratture nel dialogo tra gli Stati. L’incognita Covid, dunque, potrebbe rivoluzionare il quadro complessivo della situazione e portare ad un collasso dell’USMCA, il cui futuro appare sempre più a rischio.