Bisogna iniziare con una doverosa premessa: tra tutti i Paesi del Sudamerica, l’Argentina è stata quella che si è dimostrata maggiormente abile nel gestire e contenere l’emergenza sanitaria, nonostante il clima più simile a quello europeo che lasciava presagire il peggio per la popolazione. Un sistema di isolamento e distanziamento sociale che non ha eguali nella regione, composto dal blocco totale dei voli non di emergenza sino a settembre e da rigide misure che vietano lo spostamento oltre i 500 metri dalla propria abitazione, come riportato dal quotidiano tedesco Der SpiegelTuttavia, come nel resto del Mondo tutti i nodi stanno venendo al pettine e le misure messe in campo per arginare l’emergenza sanitaria rischiano adesso di provocare una crisi ancora più devastante nel Paese e che, per via del suo recente passato, conosce già troppo bene: la crisi del debito pubblico.

Gli ospedali hanno retto, ma la popolazione è ridotta alla fame

È stato uno shock per le famiglie argentine il blocco alle attività lavorative, che ha costretto da un giorno all’altro buona parte della popolazione dell’Argentina a far affidamento soltanto sui propri risparmi. Un bel problema per un Paese alle prese con un altissimo indebitamento sia pubblico che privato e con una valuta tutt’altro che solida in un periodo per i mercati finanziari tutt’altro che felice. E se da un lato le mosse messe in campo dal presidente dell’Argentina Alberto Fernandez e dal suo governo hanno permesso la tenuta del sistema sanitario, dall’altro potrebbero aver condannato il Paese al suo nono default e ad un quanto mai incerto futuro economico per la popolazione.

In una situazione in cui l’alto grado di indebitamento delle famiglie rende difficoltoso l’introduzione di misure di austerity volte a risanare i bilanci pubblici e dare impulso alle imprese, la sensazione è che dopo il terremoto portato dal Covid-19 potrebbe arrivare uno tsunami ad abbattersi sulle rive del Paese. Questa volta, però, rialzarsi rischia di essere più difficile che mai, non potendo contare nemmeno sulla domanda delle esportazioni a causa di un commercio mondiale drasticamente ridimensionato.

L’Argentina tratta, ma potrebbe essere tardi

Manca soltanto l’ufficialità per il rimando al 22 maggio della scadenza del pagamento dei propri debiti con gli investitori internazionali, a quanto si apprende dal quotidiano argentino La Nacion. Ma anche qualora il progetto del governo argentino andasse in porto, la scadenza sarebbe prorogata si soli 11 giorni, non lasciando al Paese ampi margini di manovra per racimolare 503 milioni di dollari americani necessari per pagare gli interessi sul proprio debito. E in questo scenario, alla dichiarazione di un ennesimo default sembra ormai davvero mancare soltanto la firma del presidente Fernandez.

L’unica speranza, a questo punto, risiede nella possibilità di rimandare ulteriormente tale scadenza: ipotesi però che pare assai improbabile per come si sono messe le trattative negli ultimi mesi anche a causa dei duri attacchi compiuti dalla gerenza del Paese contro le istituzioni monetarie internazionali. E proprio questa insistenza potrebbe rivelarsi uno (dei tanti) errori che renderà la strada della bancarotta la sola al momento percorribile.

L’economia argentina rischia di essere distrutta

Nonostante il tasso di approvazione attuale del presidente dell’Argentina si avvicini al 70%, le cose potrebbero cambiare molto rapidamente qualora non si riescano a pagare i debiti contratti con i mercati. A preoccupare infatti sono soprattutto le riserve del settore imprenditoriale del Paese, che come riportato sempre da La Nacion avrebbe richiesto in più battute ed a gran voce al governo di non proseguire sulla strada del default.

Tuttavia, Buenos Aires si trova in una posizione assolutamente scomoda e costretta a scegliere tra il dare impulso all’economia con quelle poche riserve rimaste o se utilizzarle per ripagare il proprio indebitamento. Entrambe le strade, almeno per il momento e salvo improbabili miracoli non sono percorribili, in un chiaro segnale d’allarme che rischia di arrivare ancora una volta come una valanga sull’indice azionario argentino. Questa volta, però, la sensazione è che potrebbe rivelarsi il definitivo punto di rottura della già instabile economia anche reale del Paese, condannando di riflesso anche il popolo dell’Argentina.

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