Il settore del trasporto aereo sta risentendo pesantemente della crisi economica mondiale generata dalla diffusione del coronavirus. L’avanzare del morbo ha provocato una fortissima riduzione degli spostamenti per motivi turistici o di affari andando così ad intaccare quelle che sono le risorse primarie di questo comparto. Sempre più Paesi, infatti, hanno imposto divieti di ingresso ai cittadini che provengono dall’estero: in alcuni casi questi provvedimenti hanno colpito i cittadini delle nazioni con più casi (come Italia, Cina, Corea del Sud ed Iran) ma non mancano gli Stati che hanno chiuso le proprie frontiere agli abitanti di un numero ben più ampio di Paesi. Secondo Alexandre de Juniac, al vertice della International Air Transport Association (IATA), la crisi scatenata dal coronavirus, qualora duri due-tre mesi, potrebbe provocare il fallimento di diverse compagnie aeree.
Gravi conseguenze
La decisione adottata dal presidente americano Donald Trump circa la sospensione dei voli tra Stati Uniti ed Europa, ha sostenuto De Juniac, potrebbe far lievitare le perdite del comparto aereo al di sopra di quei 113 miliardi di dollari inizialmente stimati. La Iata ha poi chiesto, a diversi governi nazionali, di supportare economicamente le compagnie aeree più in difficolta, di alleviare il carico tributario nei loro confronti e di ridurre il costo delle infrastrutture. Tra le richieste fatte dalla Iata agli esecutivi c’è anche quella di abrogare la regola dello slot, che obbliga le compagnie ad utilizzare uno slot per l’80 per cento della stagione. Il grido d’allarme lanciato da De Juniac trova riscontro nei fatti: Norwegian Airlines, una linea aerea low-cost che effettua anche collegamenti tra gli Stati Uniti ed il Vecchio Continente, ha annunciato la cancellazione di circa 4000 voli ed il licenziamento provvisorio di metà del suo personale. Jacob Schram, direttore esecutivo di Norwegian, ha parlato di una situazione senza precedenti ed ha chiesto ai governi mondiali di aiutare il comparto aereo a proteggere i posti di lavoro e di poter contribuire alla crescita economica planetaria.
Le prospettive
Il caso di Norwegian non è un episodio isolato: linee aeree americane come JetBlue, American, United e Delta hanno bloccato nuove assunzioni, tagliato voli e ritardato nuovi investimenti mentre l’asiatica Cathay Pacific ha chiesto ai suoi 33mila impiegati di prendere tre settimane di ferie non pagate entro la fine di giugno. La compagnia Emirates, invece, ha chiesto ai dipendenti di prendere dei permessi dal lavoro. Un tracollo del comparto aereo avrà ricadute sul mercato del lavoro mondiale: quasi tre milioni di persone sono infatti impiegate nel settore ed un taglio anche solo del 5 per cento del personale provocherebbe la scomparsa di 150mila posti su scala mondiale e di 20mila solo negli Stati Uniti. Il superamento dell’emergenza coronavirus, dunque, è di vitale importanza per il settore del trasporto aereo che, senza dubbio, può prosperare unicamente in condizioni di stabilità e tranquillità. I danni causati dalla vicenda, però, potrebbero comunque continuare a farsi sentire nei prossimi anni.