L’esasperata dilatazione dei listini finanziari globali nell’ultimo biennio, che ha portato al decollo di Wall Street e delle altre grandi piazze fino a livelli mai raggiunti in precedenza in termini di capitalizzazione e dividendi, si è radicata sul contesto favorevole creato dalle banche centrali che, volenti o nolenti, hanno dovuto continuare ad assecondare il trend di basso costo del denaro e finanziamenti facili inaugurato nella risposta alla grande crisi.

Il new normal dell’era del “quantitative easing globale“, dunque, disegna un’architettura precaria: una risposta emergenziale divenuta ordinaria e regolare situazione di fatto ha portato a un nuovo, e difficilmente invertibile, distacco tra tassi di dilatazione borsistica ed economia reale. Da tempo l’analisi finanziaria si chiede se a porre fine alla fase di vacche grasse possa intervenire uno choc esogeno capace di colpire l’economia globalizzata nella precaria camera di compensazione tra sistema reale, architettura commerciale e sistema finanziario. Ovvero un “cigno nero”, espressione che dà il nome all’omonimo saggio di Nassim Nicholas Taleb e che in Italia è stata resa popolare dall’attuale presidente della Consob Paolo Savona.

Il coronavirus può essere il cigno nero dell’economia mondiale? Certamente la gravità della patologia non è da sottovalutare, ma al cospetto dei dati effettivi su contagi e decessi al di fuori della Cina, epicentro dell’epidemia, sorprende l’ampiezza delle manovre di isolamento poste in essere dai vari decisori politici ed economici. Un “cordone sanitario” che sembra aver sospeso, per alcune settimane, il sistema della globalizzazione. E che potrebbe, secondo alcuni esperti, creare un effetto-valanga di portata globale.

L’economista Piergiorgio Gawronski ha sottolineato su Il Fatto Quotidiano che il Covid-19 potrebbe assumere l’identikit del temuto cigno nero. Gawronski sottolinea che “il governo cinese prevede quest’anno un rallentamento della crescita dal 6,6% al 2,5%”. Un fattore di primaria importanza per il sistema mondiale: “i grandi modelli econometrici dell’economia globale segnalano che per ogni 1% di crescita cinese che se ne va, la frenata nel resto del mondo è pari a 0,3-0,4%. Ciò implicherebbe una frenata dell’economia globale dal 3,3% all’1,8%” di crescita nel 2020.

Di opinione diversa un altro esperto analista finanziario, Mauro Bottarelli, che non nega tuttavia l’incidenza economica del virus, ma sottolinea piuttosto come al posto del reale “effetto cigno-nero” si stia sviluppando una narrazione strumentale per permettere al sistema bancario e borsistico per rimandare ogni riflessione sulla governance e sui rischi sistemici a un futuro indefinito. Lo testimoniano le reazioni delle banche centrali di Cina, Usa e Giappone: “La Pboc cinese è tornata in modalità espansiva, la Federal Reserve ha ottenuto l’alibi che le serviva per rimandare a dopo l’estate ogni decisione sul ritiro delle misure monetarie in atto, la Bank of Japan probabilmente starà studiando un piano di acquisti ancora più ampio, abbandonando gli Etf e acquistando direttamente singoli titoli in difficoltà”, scrive Bottarelli su Il Sussidiariosottolineando inoltre come Wall Street non abbia sussultato con forza di fronte alle notizie pubblicate da uno dei suoi campioni, Apple, che ha tagliato da 67 a 63 miliardi di dollari gli utili attesi.

Dunque in questo contesto, secondo l’analista, le borse non subirebbero un danno di lungo periodo dal coronavirus ma, al contrario, ne riceverebbero un inatteso volano. La Cina, del resto, ha scelto proprio lo stimolo monetario come risposta all’affanno economico causato dal blocco della regione di Wuhan e dal rischio di un incancrenimento sistemico. Resta da valutare se tale stimolo avrà ricadute produttive o servirà a tenere a galla banche e istituti di credito, che di fronte al blocco delle attività rischiano il default.

La verità, molto probabilmente, sta nel mezzo: e a far pendere l’ago della bilancia sarà l’umoralità dei mercati. Per ora rinfrancati dalla prontezza di risposta dei decisori pubblici che, tuttavia, rischiano di comportarsi come struzzi, mettendo la testa sotto la sabbia di fronte alla prospettiva di un distacco ulteriore tra un’economia reale e commerciale potenzialmente toccata dal coronavirus e una borsa sdoganata nella sua crescita. Il cigno nero reale potrebbe, in fondo, essere questa ammissione: l’economia globale avvertirebbe, dunque, che il re è nudo e sentirebbe la necessità di una maggiore compensazione. Anche a costo di interrompere la corsa della finanza e di richiamare a un’azione più energica su tassi e espansione monetaria gli istituti centrali.