Non tutti i mali vengono per nuocere. Alla fine il nuovo coronavirus, in mezzo all’inferno che ha generato in Cina e nel mondo intero, un effetto positivo l’ha avuto: si tratta dell’accelerazione dei negoziati sulla guerra commerciale ancora in corso tra l’ex Impero di Mezzo e gli Stati Uniti.
Secondo quanto riferito dal quotidiano La Stampa, la diffusione del 2019-n-Cov potrebbe presto frenare la Trade War che ha scosso le economie delle due più grandi superpotenze del mondo.
Il ministero delle Finanze cinese ha tagliato le tariffe su 75 miliardi di dollari di merci importate dagli Usa; Washington potrebbe presto restituire il favore, alleggerendo il paniere dei dazi sulle merci made in China. Steven Mnuchin, segretario al Tesoro Usa, ha annunciato questa misura preannunciando, tra l’altro, anche la Fase due dell’accordo sulla guerra dei dazi.
Ricordiamo che la Fase uno, firmata il 15 gennaio, pochi giorni prima dell’emergenza coronavirus, prevedeva alcuni vantaggi bipartisan non da poco. Da una parte gli Stati Uniti potevano contare sull’incremento dell’import cinese per prodotti agroalimentari quali carne di maiale, pollame, fagioli di soia, grano, mais e riso; dall’altra, il governo americano ha revocato il rischio di nuove tariffe al 15% che sarebbero dovute scattare il 15 dicembre scorso su quasi 160 miliardi di dollari di prodotti cinesi.
La guerra dei dazi rallenta
Dopo la Fase uno nessuno sapeva quando sarebbe giunto il tempo per la Fase due. Donald Trump si era limitato a spendere un “molto presto”, mentre giornali e tv avevano azzardato soltanto ipotesi. Adesso quel tempo sembra essere arrivato.
Le misure di Pechino entreranno in vigore il 14 febbraio. Queste prevedono la riduzione dei dazi dal 10% al 5% su alcuni beni e quella dal 4% al 2,5% su altri prodotti precedentemente colpiti. La Cina ha fatto capire agli Stati Uniti che questa mossa “conferma il progresso sano e stabile delle relazioni” tra i due Paesi.
Se Washington sta lentamente venendo a capo della situazione nella guerra dei dazi cinese, l’Unione Europea è ancora un rebus da risolvere. I nodi da sciogliere sono i soliti: Trump minaccia di imporre tariffe a tappeto sul settore automobilistico europeo e su quello di acciaio e alluminio (senza considerare possibili rappresaglie legate alla disputa Boeing-Airbus). Trovare un’intesa sarà quanto mai complicato. E la notizia della tregua Usa-Cina non aiuta certo Bruxelles a mantenere la calma in una situazione in cui è richiesto sangue freddo.
Il rischio per l’Europa
In ogni caso, gli ultimi sviluppi della guerra dei dazi non lasciano dormire sogni tranquilli agli imprenditori lombardi, almeno a giudicare da quanto dichiarato da Alessandro Spada, vice presidente vicario di Assolombarda.
Durante il suo intervento alla presentazione dl 24esimo rapporto sull’economia globale e l’Italia, Spada è stato chiarissimo: “Dalla nostra prospettiva di esportatori la recente tregua tra Stati Uniti e Cina potrebbe assumere conseguenze negative e quindi passare da buona a cattiva notizia. L’impegno della Cina ad acquistare 200 miliardi di dollari di beni americani, di cui ben 75 corrispondono a prodotti industriali, produrrà un importante spostamento dei consumi cinesi verso i prodotti americani, a danno delle importazioni dall’Europa e quindi dall’Italia”.
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