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Il primo effetto del coronavirus consiste nel mandare in tilt il sistema sanitario di un Paese. La velocità con cui l’agente patogeno contagia i pazienti fa sì che per la legge dei grandi numeri sempre più persone si ritrovino, nello stesso momento, a richiedere assistenza ospedaliera.

Certo, la mortalità del Covid-19 è bassa, attorno al 2%, e i decessi riguardano per lo più soggetti con patologie pregresse e di età avanzata. Eppure la diffusione su larga scala del coronavirus può bloccare una nazione intera: per maggiori informazioni rivolgersi alla Cina, costretta a sacrificare l’intera provincia dello Hubei per stoppare l’avanzata della malattia.

In ogni caso, accanto agli effetti socio-sanitari, in presenza del 2019-n-Cov è inevitabile anche un contraccolpo economico non da poco. Come riferisce La Stampa, Piazza Affari, dopo la pessima apertura di Wall Street, ha bruciato la bellezza di 14 miliardi di euro a fronte di una capitalizzazione di oltre 524 miliardi.

Profondo rosso

Scendendo nello specifico il Ftse Mib circola sui minimi dallo scorso dicembre. Uno dei peggiori è Stm, con -6,86%, seguito da Juve (-6,08%), Azimut (-5,20%). Le banche mandano in fumo oltre 4 punti percentuali. Questo per quanto riguarda lo scenario italiano, ma in Europa e nel mondo la situazione è molto simile. Il panico è ovunque.

Abbiamo parlato di Wall Street: la borsa americana è travolta da un’ondata di vendite. Il motivo è semplice: i mercati temono per l’impatto sull’azionario della crisi provocata dall’avanzata del coronavirus. Il New York Times, ad esempio, ha comunicato una notizia da brividi: i medici americani, per via di alcune regole federali, per giorni interi non hanno potuto verificare se l’uomo proveniente dal nord della California sospettato di aver contrato il Covid-19 fosse realmente malato. È per questo motivo che gli investitori hanno paura che l’epidemia entro in confini Usa possa essere sfuggita di mano alle autorità, che pure hanno sempre dichiarato che la situazione è sotto controllo.

Oro e titoli Usa

Gli stessi investitori acquistano in mazza investimenti sicuri, come oro e titoli di Stato americani. Basi pensare che il primo sale dello 0,73% a 1.655,10 dollari l’oncia; il secondo, a 10 anni, scende all’1,264%. Il Djia, dopo aver perso più di 950 punti, ne cede 828,13, ovvero il 3,07%; l’S&P 500 ha quasi perso 3.000 punti e adesso perde 94,82 punti, più o meno il 3,02%. Il Nasdaq, infine, ha bruciato in un batter d’occhio 307,65 punti: il 3,43%.

L’Eurostoxx 600, l’indice più rappresentativo dei mercati del Vecchio Continente, ha perso oggi circa 318 miliardi di capitalizzazione. Dell’Italia abbiamo già parlato. A Parigi il Cac cede il 3,32% a 5.495,60 punti, a Londra l’Ftse 100 perde il 3,50% a a 6.796,30 punti, dopo essere arretrato di oltre il 4% nella sessione, un calo così accentuato non si vedeva da agosto 2015. A Francoforte il Dax è arretrato del 3,19% a 12.367,46 punti, dopo che ieri il governo tedesco ha annunciato “l’inizio di un’epidemia da coronavirus”. E chissà ancora per quanto sarà il coronavirus a dettare legge sui mercati. In definitiva lo Stoxx 600 ha perso circa il 2%, e se l’attuale andamento fosse confermato si prospetta per l’Europa la peggiore settimana dal 2011.

Il timore più grande, adesso, è per la pandemia. Anche perché il coronavirus non è più un’emergenza prioritariamente cinese: per la prima volta i dati di contagio fuori dalla Cina hanno infatti superato quelli all’interno dell’ex Impero di Mezzo.

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