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Oltre ad aver provocato un vero e proprio disastro sanitario, la pandemia di Covid-19 ha messo in ginocchio l’Italia anche dal punto di vista economico. Le aziende strategiche del Paese, cioè i ”gioielli” più preziosi su cui può contare Roma, il sistema bancario, quello assicurativo e perfino il finanziario: tutto questo – e molto altro – è finito nel mirino di predatori stranieri.

Il Copasir, ovvero il Comitato parlamentare per la sicurezza, aveva già lanciato un chiaro messaggio al governo sul possibile rischio che gli interessi nazionali potessero essere erosi da terzi. Adesso, come sottolinea il quotidiano La Stampa, i Servizi temono per le sorti della Borsa Italiana e starebbero indagando per tracciare ”movimenti” cinesi alquanto sospetti. Dopo gli apprezzamenti dei proprietari della Borsa di Parigi, la società che gestisce Piazza Affari ha attirato su di sé le attenzioni degli operatori di Hong Kong.

Il motivo per cui Borsa Italiana è così contesa è semplice: rappresenta il cuore delle informazioni sulle imprese quotate. Per scongiurare ogni possibile minaccia Giuseppe Conte ha allungato l’ombrello del golden power anche su quei settori, come il bancario e l’agroalimentare, che fin qui ne erano privi. Attenzione però, perché l’esecutivo evidentemente non considera una minaccia eventuali acquisizioni europee, visto che lo scudo nei confronti di acquirenti privati europei è caduto nel nulla (è infatti rimasto valido solo per soggetti pubblici).

Prede e predatori

Dopo le grandi banche è la Borsa il nuovo piatto pregiato dell’Italia. Non a caso, nei giorni scorsi, il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, era stato chiarissimo, volendo accertare se ”nel breve-medio periodo si intravedano azioni internazionali per il controllo proprietario di Borsa Italiana” e se vi sia stata”complicità” di Istituti di credito nel sostenere finanziariamente ”quell’elenco di attori interessati all’aggressione degli asset nazionali”.

È per questo che il Comitato parlamentare per la sicurezza ha predisposto un ciclo di audizioni di tutto rispetto, comprendente gli amministratori delegati di grande banche, l’Aise, cioè il ramo dei Servizi adibito alla sicurezza esterna, Banca d’Italia e, appunto, Borsa Italiana. Le insidie maggiori, scriveva a inizio aprile sempre La Stampa, potrebbero arrivare dall’estero: Russia, Cina ma anche Francia. A proposito dei francesi, si sono registrati movimenti di interesse provenienti da Parigi e dintorni sia su alcune banche italiane, che su Generali e Borsa Italiana.

La Borsa Italiana

Ricordiamo che Borsa Italiana, la società che guida Piazza Affari, dal 2007, dopo essersi fusa con la Borsa di Londra, è di proprietà del London Stock Exchange Group. Tornando al rapporto tra Cina e Italia, le relazioni sono solide e si sono intensificate negli ultimi anni.

Stando a quanto riportato da The Diplomat, dai primi anni 2000 a oggi il commercio tra i due Paesi è quintuplicato, passando dai 9,6 miliardi di dollari del 2001 ai 49,9 del 2019. Non solo: nel 2019 Pechino è stato il terzo partner di Roma per quanto concerne l’importazione (più del 7% del totale). Il Dragone, dal canto suo, ha già effettuato numerosi investimenti in Europa, anche in Italia. Sia chiaro, la Borsa Italiana fa gola a tutti. Ed è per questo che il Copasir sta cercando di far capire al governo che la situazione è delicata e che serve la massima attenzione per non ritrovarsi tra le mani spiacevoli sorprese.

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