Il commissario Sefcovic e i falchi della UE: il paradosso dell’uomo che tratta con la Cina

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La Cina è pronta a dialogare con l’Unione Europea per migliorare la comunicazione sugli aspetti della governance economica globale e del coordinamento delle politiche macroeconomiche. Parola del ministro cinese delle Finanze, Lan Foan, che a Bangkok, a margine delle riunioni annuali del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, ha incontrato Valdis Dombrovskis, commissario europeo per l’economia e la produttività, Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, e Kyriakos Pierrakakis, presidente dell’Eurogruppo.

Queste dichiarazioni distensive sono arrivate una settimana dopo l’accordo raggiunto tra Pechino e Bruxelles, un accordo che prevede limiti alle esportazioni di auto ibride cinesi verso l’Ue, una maggiore facilità di accesso al mercato europeo per le terre rare del Dragone e nuove opportunità per le imprese europee in alcuni settori dell’economia cinese.

La strada è dunque in discesa? Sono in programma altri incontri nei prossimi mesi e decisivo sarà l’approccio complessivo che sceglierà di usare l’Ue. Nel frattempo toccherà a Maros Sefcovic continuare a coltivare i rapporti con gli alti funzionari d’oltre Muraglia. È lui l’uomo incaricato dall’Europa di gestire le trattative diplomatiche economiche con la Cina. Ed è sempre lui che si è preso il merito dell’ultima fumata bianca.

Maros Sefcovic: l’uomo che tratta con la Cina per conto di Bruxelles

La situazione in cui si trova Sefcovic non è tuttavia rosea come si potrebbe pensare. Il responsabile commerciale dell’Ue ha sì ottenuto una prima concessione dalla Cina, ma adesso sarà chiamato a superare la prova più difficile: convincere i leader del blocco che il dialogo con Pechino può veramente portare a risultati migliori per tutti.

Due sono gli obiettivi del commissario di Bruxelles: riequilibrare i rapporti commerciali con il Dragone – nel 2025 il deficit ha raggiunto 360 miliardi di euro in favore del gigante asiatico – ma evitare che il Vecchio Continente possa scatenare una guerra economica che rischierebbe di affossare l’intera regione.

Il suo approccio? Va benissimo attuare misure più severe ma guai a superare il limite. “A volte va di moda iniziare una guerra commerciale ma è molto difficile portarla a termine”, ha ricordato lo stesso Sefcovic in un’intervista.

Nel momento in cui scriviamo Sefcovic ha ottenuto una vittoria simbolica che l’Ue può sfruttare per stabilizzare la relazione con la Cina. È partito dalle auto – non a caso, visto che parliamo di un settore in cui l’Europa ha ancora un certo potere contrattuale e che interessa tantissimo ai cinesi – e da qui, una volta incassata la fiducia degli interlocutori d’oltre Muraglia, passerà ad affrontare le altre questioni: dalle materie prime all’enorme sovraccapacità industriale della Cina.

Uno sforzo complicato

Sefcovic, in altre parole, si è adoperato per riunire i governi europei attorno a uno sforzo parallelo volto a rafforzare le difese commerciali dell’intero blocco, consolidando la sua posizione negoziale e sbandierando la minaccia di misure più severe.

Questa strategia sembrerebbe aver funzionato, ma non tutti i leader dell’Ue sono d’accordo con la linea. Lo si è visto nell’ultimo Consiglio Ue, dove si sono scontrate di fatto due visioni contrapposte: quella capitanata da Francia e Germania che spinge per azioni severe e incisive, e quella che vorrebbe invece approfondire il dialogo per arrivare a un compromesso accettabile.

Dal canto suo, Sefcovic ha scommesso sul fatto che la Cina avrebbe preferito accettare limitazioni all’export al rischio di perdere l’accesso al mercato europeo. La scommessa ha pagato e, aspetto molto rilevante, ha dimostrato che dialogare con Pechino può portare a risultati concreti.

A Bruxelles c’è chi la pensa diversamente. “Stiamo perdendo migliaia di posti di lavoro nell’industria; l’olio d’oliva e il gelato non risolveranno il problema di fondo”, ha affermato un diplomatico dell’Ue, secondo quanto riferito dal sito Politico, dopo che Sefcovic ha informato il blocco sui risultati dei colloqui. Il doppio braccio di ferro del commissario Ue continua.