Il centro-destra italiano lavora a tutto campo per costruire un progetto di politica economica e industriale all’altezza delle sfide del Paese e anche dal contesto dell’opposizione al pericolante governo Conte II sta iniziando a mettere in campo iniziative concrete: l’ultima in ordine di tempo é la redazione di un documento siglato da 80 parlamentari di tutta la coalizione, tra cui Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, Sestino Giacomoni di Forza Italia e Giacomo Centemero della Lega, in cui si elencano e analizzano i rischi connessi alle possibili scalate di attori stranieri ai gioielli di famiglia della nostra economia.

Sulla scia dell’intensa e proficua attività di supervisione del Copasir, presieduto dal leghista Raffaele Volpi, la coalizione di centro-destra ha messo in guardia contro possibili interferenze di attori stranieri nel tessuto industriale e finanziario italiano, in un contesto reso ancora più complicato dal fatto che le aziende oggi oggetto di sguardi bramosi sono chiavi di volta per interi comparti o detentrici di fette consistenti del debito nazionale.

Una nazione su tutte é indicata come particolarmente attiva nel nostro tessuto produttivo: la Francia. Negli ultimi mesi e nel pieno della pandemia l’attivismo finanziario e geo-economico di Parigi nel contesto italiano si è accentuato. Tra le principali pecche del governo Conte II vi é sicuramente l’incapacità di giocare un ruolo anche minimo nella partita per l’aggregazione di Psa e Fiat nella holding dell’auto Stellantis; Parigi a inizio pandemia ha accarezzato l’idea di scalare Avio, negli ultimi mesi si sono palesanti interessi su gruppi come Mediobanca e Bper da parte di colossi del calibro di Credit Agricole e il macigno della sovra-esposizione della potenza finanziaria francese pesa sul nostro tessuto produttivo. Nel debito pubblico nazionale, segnala il report Foreign investors in italian government debt di Unicredit, gli investitori esteri pesano per un terzo (33%), e su questa quota oltre 285 miliardi di euro (un quinto del totale) sono in mano a istituti francesi.

Il documento del centro-destra, che Formiche ha potuto visionare in anteprima e che sarà “allegato a una mozione della stessa Lega che impegna il governo a tutelare Borsa Italiana” dopo la vendita a Euronext (gruppo franco-olandese), segnala come problematici gli obiettivi francesi su Monte dei Paschi di Siena Generali. Sul primo fronte, “il controllo di Monte Paschi di Siena consentirebbe grande spazio alla finanza francese, ad esempio anche attraverso un rafforzamento della partnership con Mediobanca, che è anche advisor finanziario di Mps, all’interno del quale l’asse con gli istituti già in mano ai francesi sarebbe il viatico principale per la creazione di un terzo polo bancario” in opposizione a Intesa San Paolo e Unicredit. E sempre Mediobanca é la chiave attraverso cui la finanza francese, che al suo interno pesa per il 14%, può rafforzare il suo capitale nelle assicurazioni Generali: Piazzetta Cuccia detiene il 13% del gruppo di Mogliano Veneto, che è vulnerabile per il calo della capitalizzazione nell’anno del Covid-19.

Il lavoro del Copasir, in questo contesto, ha molti richiami nel contesto della dichiarazione degli esponenti del centro-destra, individuando in Parigi un potenziale fattore di destabilizzazione sistemica del tessuto produttivo nazionale. Non a caso il Copasir aveva chiesto come paletto per il passaggio della Borsa a Euronext il mantenimento di un management italiano, venendo in tal senso soddisfatto, difende in generale sui dossier più bollenti la linea della prudenza. In tal senso, il documento di otto pagine del centro-destra, per quanto è stato anticipato, va nella medesima direzione, invitando a ascoltare i campanelli d’allarme e a una vigilanza politica, economica e strategica di ampio respiro che eviti al sistema-Paese un pericoloso ridimensionamento. 

Essere coscienti della sfida francese é un presupposto fondamentale per poter controbattere laddove necessario e far valere i propri interessi in quei temi che meritano attenzione congiunta. Da Fiat-Psa al caso Fincantieri-Stx, infatti, notiamo che Parigi è abile a rafforzare la sua presa quando sono suoi attori a compiere acquisizioni in Italia ma anche ad alzare la saracinesca in patria quando vede che il vento del suo interesse nazionale è mutato. Saper rintuzzare l’attivismo predatorio della finanza francese e la natura competitiva nei nostri confronti di molte iniziative strategiche della nazione transalpina è l’unico presupposto per poter dialogare politicamente e economicamente da pari a pari su quei dossier, dall’energia al cloud sovrano europeo, che meritano un impegno congiunto. Ma senza una chiara consapevolezza dei rischi di un atteggiamento lassista verso Parigi, che manca totalmente ai giallorossi, ogni ragionamento del genere è impossibile.