L’estate in Italia è stagione di calciomercato, in cui tutti gli appassionati dello sport più popolare al mondo seguono affannosamente trattative, acquisti e confronti tra team per assicurarsi i servigi dei talenti più brillanti che aspirano a cambiare squadra. Ebbene, l’estate 2025 nella finanza americana è stata invece teatro di un “calciomercato” estremamente particolare, di una campagna acquisti massiccia che racconta molto sia delle rivalità tra istituti sia delle logiche che muovono i rendimenti, in cui il fattore umano non è eliminabile anche in contesti di accelerata digitalizzazione e avanzamento tecnologico.
Raghavan, un manager ambizioso tra due banche
Parliamo della campagna di arruolamento di grandi manager e investitori di peso affiliati a JpMorgan, prima banca d’affari pura al mondo per capitalizzazione e fatturato, da parte di un arrembante rivale, Citigroup. Al centro della scena, il capo della divisione bancaria di Citigroup, Viswas Raghavan, 58 anni, banchiere di origine indiane che ha iniziato la sua carriera, dopo una laurea in Fisica a Bombay e una specializzazione in Ingegneria Elettronica a Aston (Regno Unito), tra Ernst&Young e Lehman Brothers prima di unirsi nel 2000 a JpMorgan. Divenuto Head of Equity Capital Markets del gruppo con sede a Manhattan, nel 2024 è stato però chiamato per il suo attuale ruolo in Citigroup, che con JPMorgan, Wells Fargo e Bank of America compone le “Big Four” della finanza a stelle e strisce.
La sfida di Citigroup a JPMorgan
Per un anno, dopo il suo arrivo a Citigroup nel giugno 2024, Raghavan è rimasto sornione. Finiti i dodici mesi di patto di non concorrenza, è partita la campagna-acquisti che in due mesi ha portato, in due tornate, dieci importanti banchieri di JPMorgan Chase a spostarsi in un altro grattacielo di Manhattan per nutrire la sfida del gruppo che vuole la rimonta contro l’opulenta rivale. Citi, sedicesima banca al mondo per valore borsistico, capitalizza 176 miliardi di dollari, meno di un quarto di JPMorgan che sfiora gli 800, ha ricavi inferiori di un terzo (88,8 miliardi di dollari contro 129,5) e meno della metà di utile (11 miliardi contro 29).
“La nomina di Raghavan è stata uno dei punti cardine del più ampio piano di ristrutturazione di Citigroup elaborato dall’amministratore delegato Jane Fraser, che mira a semplificare le operazioni e a incrementare le prestazioni della divisione di investment banking”, nota Investment News, aggiungendo come l’arrivo del nuovo capo della divisione bancaria abbia portato a un incremento del 13% del fatturato delle commissioni, valore aggiunto pregiato per gli istituti, classificando nella seconda metà del 2024 al quinto e nella prima metà del 2024 al quarto posto Citi per entrate da attività d’investment banking.
Con l’ingresso di ben dieci banchieri di peso, la sfida a JpMorgan è lanciata: i professionisti portano con sé un metodo operativo, una grande conoscenza della finanza d’affari e, soprattutto, la filosofia costruita da Raghavan in anni di lavoro nella sua ex azienda, dove nel 2017 definì il lavoro bancario “perfetto connubio tra competenze quantitative e governance di situazioni aziendali concrete”. Tra dati e fattore umano, insomma. Ogni manager porta con sé una rete di contatti e competenze che va oltre i pur onerosi accordi di non concorrenza che deve firmare all’uscita da un gruppo prima di unirsi a una concorrente.
I profili di peso soffiati da Citigroup a JPMorgan
Reuters ha posto in particolare attenzione alla nomina da parte di Citigroup come capo della divisione di fusioni e acquisizioni (M&A) dell’ex JpMorgan Guillermo Baygual, mentre il Financial Times ha approfondito il fatto che a suo avviso tra gli acquisti “il più importante è stato Achintya Mangla, ampiamente considerato il fidato luogotenente di Raghavan in JPMorgan”, sottolineando inoltre che Citi ha compiuto anche tre innesti da Goldman Sachs. Per il Ft Citi vuole alimentare la sua strategia dopo che “le commissioni per l’investment banking sono aumentate del 13 per cento nel secondo trimestre” grazie a operazioni di appoggio a affari quali “l’acquisizione di US Steel da parte di Nippon Steel per 15 miliardi di dollari e la vendita da parte di Boeing di parti della sua unità di software per l’aviazione a Thoma Bravo”.
La finanza mostra l’importanza del fattore umano. Un elemento troppo spesso sottovalutato mentre si pensa che gli affari siano solo fattori di algoritmi e grandi moli di dati. Molto spesso è una conoscenza personale, una capacità umana di leggere ambienti e situazioni o semplicemente una rete di contatti la chiave per aprire porte e sbloccare affari. Del resto, è qualcosa che il sistema-Italia insegna bene. C’è molto di finanziario e altrettanto di umano nelle grandi partite in atto nel sistema bancario italiano, da Mps-Mediobanca a Unicredit-Banco Bpm. Inevitabile che sia così anche nel gotha del sistema globale. I prossimi anni faranno capire quanto possa essere vincente la scommessa di Citigroup. In tempi di intelligenza artificiale, però, torna uno stimolo a valorizzare ciò che è legato alle dinamiche umane. E il “calciomercato” dei banchieri ne è un esempio.
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