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Francia e Germania da tempo hanno avviato una strutturata collaborazione nel settore della Difesa con il progetto congiunto del Future Combat Air System (Fcas)l’idea di un nuovo caccia di sesta generazione ideato dai Paesi guida dell’Unione Europea e dalla fine del 2019 espanso anche alla Spagna grazie ai buoni uffici di una delle aziende centrali nel programma, Airbus.

Nell’ottica di Angela Merkel Emmanuel Macron la sinergia sulla Difesa avrebbe dovuto rappresentare la ciliegina sulla torta della cooperazione bilaterale tra i due Paesi e il punto di partenza di una crescente ambizione strategica per creare una cordata europea di aziende protagoniste nel settore capaci di partecipare alla sicurezza del fronte euro-atlantico su un piede di parità e parallelamente alle “cordate” anglo-statunitensi a cui l’Italia, virando sul programma Tempest, si è recentemente ancorata. Una sinergia che avrebbe in mente di unire la potenzialità industriale della Germania alla cultura aziendale francese nel settore della difesa e dell’aerospazio e rafforzare a livello economico, strategico e geopolitico l’asse basato sulla comune volontà di centrare l’Europa sul baricentro “renano”.

Il Next Generation Fighter (Ngf) al centro dei programmi Fcas, come ogni caccia di sesta generazione in studio, rappresenta una piattaforma multiruolo più che un semplice aereo, un misto di tecnologie innovative, sistemi d’arma di ultima generazione, strumenti di comunicazione aria-terra basati sulle tecnologie abilitanti come il 5G e un velivolo in grado di essere abilitato a una guida priva di pilota. Nelle intenzioni di Francia e Germania sostituirà gli attuali Rafale ed Eurofighter entro il 2040 e dovrà essere un progetto militare, tecnologico e industriale basato su sette pilastri: l’aereo, il motore, i droni remoti, il cloud da combattimento, la simulazione, la furtività e i sensori.

Il contratto esteso alla Spagna, nota Aviation Report, “copre il lavoro iniziale sullo sviluppo dei dimostratori del programma e sulla maturazione di tecnologie all’avanguardia, con l’ambizione di iniziare i test di volo dimostrativi del Ngf nella seconda metà del 2026”. Ma qui sono sorte le prime incomprensioni tra Parigi e Berlino. Posto che Madrid entra nel progetto con un ruolo complementare e legato alla partecipazione al programma dell’azienda europea Mbda e della sua Inda Sistemas, Francia e Germania stanno iniziando a confrontarsi su quale nazione debba avere le redini del comando nel progetto.

Già nel febbraio 2020 il Bundestag aveva mostrato alcune rimostranze sul ruolo primario svolto dalle francesi Sarfan e Dassault Aviation nella fase 1A dello sviluppo del programma Fcas nel momento in cui votava per garantire 150 milioni di euro di finanziamenti. Ora che è prossima ad aprirsi la partita da un miliardo di euro per la fase 1B dello sviluppo del prototipo, la Germania inizia a vagliare eventuali rischi legati a un eccessivo trasferimento di tecnologie e valore aggiunto oltre il Reno. Chiaramente i “campioni nazionali” della Difesa francese sono aziende strutturate con capacità produttive e ingegneristiche di rango globale, mentre la Germania dà il meglio di sè in quei settori (dalla meccanica all’elettronica) che in questo programma rappresentano, di fatto, componenti dell’indotto. Ma in alcun modo il governo di Angela Merkel vuole che questo implichi una minorità politica nel programma per la nazione centrale del Vecchio Continente. Al contempo, su stimolo del capo di Stato maggiore della Luftwaffe Ingo Gerhartz la Cancelliera, al termine dell’ultimo Consiglio di Difesa franco-tedesco del 5 febbraio, ha posto sul banco la questione della proprietà intellettuale dei brevetti utilizzati, che si augura essere condivisa, ritenuta complementare a quella della leadership comune sui progetti.

 Tuttavia, sottolinea StartMag, Ma il tempo stringe a causa del calendario parlamentare tedesco molto serrato prima delle elezioni federali del settembre 2021. Non sono rimaste molte date al Bundestag per esaminare il contratto per l’avvio della fase 1B, quella relativa ai dimostratori”. I ministeri della Difesa dovranno trovare una quadra per conciliare le priorità del programma con i dubbi tedeschi di un eccessivo appiattimento della Difesa europea sui desiderata di Parigi. Da Paese egemone, Berlino sa fiutare queste manovre con tempismo: e a dare risposte concilianti dovrà essere il maggior fautore dell’autonomia strategica europeaEmmanuel Macron. Su cui ricade l’onere della prova di dimostrare buona fede sulla volontà di conciliare i legittimi interessi nazionali di Parigi in ambito militare e industriale con la strutturazione di programmi avviati sul piede di parità. Qualcosa che anche l’Italia deve prendere in considerazione nel contesto di cooperazioni bilaterali avanzate in altri ambiti, come il consorzio Naviris che unisce Fincantieri e Naval Group. Sul quale la politica italiana da tempo non riesce a analizzare con precisione opportunità e rischi con la medesima lucidità di quella dimostrata dalle istituzioni tedesche su Fcas.

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