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Negli ultimi giorni si è fatto spesso riferimento all’Eurogruppo per parlare della telenovela sulla riforma del Mes. Ma che cosa sta a indicare questo termine? La risposta più semplice che si può dare alla domanda è silurare l’Eurogruppo come un centro di coordinamento europeo formato dai ministri delle Finanze dei 19 Stati membri che adottano l’Euro, i quali effettuano una riunione informale alla vigilia di ogni Consiglio dei ministri dell’Economia e delle finanze (Ecofin). I temi sul tavolo da discutere sono sempre relativi a questioni economiche o finanziarie, ma soprattutto legati all’unione economica e monetaria dell’Unione europea (Uem). Alle riunioni, che si svolgono con cadenza più o meno mensile, prendono parte anche il commissario europeo per gli Affari economici e monetari e il presidente della Banca centrale europea. Ricordiamo che l’Eurogruppo è attualmente presieduto da Mario Centeno, lo stesso signore che pochi giorni fa ha fatto sapere al Parlamento italiano che “non serve riaprire il negoziato” sul Mes perché “abbiamo lavorato molto duro durante quest’anno e abbiamo avuto una decisione a giugno”. Tradotto: il Mes è pronto e oggi “lavoriamo su aspetti tecnici”.

Il misterioso Eurogruppo

Tornando all’Eurogruppo, fin qui abbiamo dato una spiegazione istituzionale e ufficiale, ma dietro il sipario si nasconde ben altro. Intanto il compito principale del coordinamento è discutere affari inerenti alle “responsabilità condivise riguardo all’euro” per assicurare “uno stretto coordinamento delle politiche economiche tra i membri dell’Eurozona”. In concreto, l’organismo deve esprimersi in merito ad argomenti cruciali che ricadranno (o potrebbero ricadere) sui Paesi che hanno aderito alla moneta unica. Come sottolinea il quotidiano La Verità, l’Eurogruppo affronta discussioni più semplici, come ad esempio crescita e occupazione, ma anche ben più complesse, come la sorveglianza di quei Paesi che si sono rivolti a Bruxelles per chiedere un piano di aiuti. Citando la Grecia, è stato proprio l’Eurogruppo ad aver giocato un ruolo chiave nella concessione dei finanziamenti ad Atene così come nel decidere i diktat che il governo greco ha poi dovuto rispettare con Bruxelles. È sempre l’Eurogruppo che si è pronunciato, in tempi più recenti, sul Meccanismo europeo di stabilità. Per l’esattezza, lo ha fatto lo scorso 13 giugno, in una riunione che fu determinante per sancire un broad agreement tra i partecipanti proprio sulla riforma del Mes.

Un rischio per la democrazia?

Quanto stabilito dall’Eurogruppo non finisce su carta né viene messo nero su bianco. Non ci sono verbali né dettagli che possano fare luce sulle varie votazioni che si tengono nel corso dei meeting. Questa misteriosa istituzione non ha un quartier generale, un account Twitter, uno staff. In altre parole, non sembra aver alcuna intenzione di voler comunicare con il mondo esterno. A interrogarsi sul ruolo e sul funzionamento dell’Eurogruppo sono state anche diverse organizzazioni non governative. Transparency International ha pubblicato un lungo report nel quale l’ong prova a rispondere alla seguente domanda: “Chi governa l’area euro?”. Le conclusioni fanno rabbrividire, dal momento che l’Eurogruppo viene definito un organismo “stranamente incosistente” e che evade sistematicamente una “adeguata verifica delle responsabilità”. L’Eurogruppo, fa notare sempre Transparency International, è talmente evanescente che non rischia neppure problemi con la giustizia: “Se non è un organo ufficiale dell’Ue, chi è responsabile delle decisioni prese?”. Nessuno, insomma, è in grado di controllare il coordinamento, il quale, tra l’altro, “non garantisce il controllo democratico delle sue azioni”.

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