Il Brasile rischia di perdere il diritto di voto alle Nazioni unite dal 1 gennaio 2020. Il motivo alla base della sempre più vicina esclusione risiede nell’elevato debito contratto nei confronti dell’organizzazione internazionale, che il Brasile non riesce regolarmente a restituire. Se Jair Bolsonaro non riuscirà a reperire i fondi entro la fine del 2019, la procedura di infrazione porterà alla perdita del diritto di voto. Allo stato attuale, i Paesi sottoposti a questo regolarmente sono le Isole Comore, la Somalia e Sao Tomé e Principe: Paesi in condizioni decisamente peggiori del gigante sudamericano. La loro possibilità di esprimere il voto è stata comunque salvaguardata dall’assemblea delle Nazioni unite nel mese di ottobre, come chiaro segnale di supporto agli Stati che versano in condizioni di difficoltà. Tuttavia, la possibilità che tale principio sia esteso anche al Brasile sono remote, in virtù delle differenti condizioni economiche in cui versa Brasilia e tenuto conto del differente pil brasiliano rispetto a quello dei più piccoli Paesi africani.

Tra i grandi debito compaiono gli Stati Uniti

Il Brasile non è tuttavia il Paese che ha contratto il debito pubblico più elevato nei confronti delle Nazioni unite: il primato appartiene agli Stati Uniti. La differenza è che nell’ultimo anno, il piano di rientro dal debito è stato rispettato integralmente, con Washington che ha appena versato l’ultima tranche da 491 milioni di dollari.

Degli oltre 13 miliardi di dollari di debito dell’organizzazione, il 97% è detenuto solamente da sette Paesi, tra i quali (oltre al Brasile ed agli Usa) figurano Israele, Iran, Venezuela, Argentina e Messico. Nel 2019 il piano di rientro è stato rispettato da tutti i Paesi, eccetto le tre Nazioni africane ed il Brasile. Condizione che aggrava particolarmente la posizione di Brasilia, che ha deciso di emettere Bot per coprire la misura del debito, col risultato che però è ancora in forse, data la poca fiducia dei mercati nel Paese sudamericano.

Un attacco alle politiche di Bolsonaro?

In condizioni differenti, la decisione di revoca del voto va al di là dei meri aspetti economici: pesano anche i fattori dovuti alla stabilità politica e all’osservazione dei miglioramenti che incorrono nel Paese in questione. L’aut aut nei confronti di Bolsonaro evidenzia come manchi la volontà internazionale di parlare con il leader del Brasile, per una chiara differenza di vedute politiche in temi internazionali, come le recenti tematiche riguardanti l’inquinamento. In alternativa, facilmente ci sarebbero state aperture da parte delle Nazioni unite nei confronti di Brasilia in tema di ridiscussione del debito, per venire incontro alle esigenze del Paese.

Con lo spettro di Luis Ignacio Lula da Silva che avanza, Bolsonaro deve guardarsi soprattutto dagli attacchi internazionali, unici in grado di far traballare il suo potere al punto da renderne impossibile la governabilità. Questa sarà l’ennesima sfida del presidente brasiliano, che dovrà portare avanti assieme alla proprie politiche espansive in chiave economica, che non incontrano il favore dell’Onu.

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