La Russia è la capitale europea delle criptovalute: secondo la società d’analisi delle tecnologie blockchain Chainanalysis, nei dodici mesi trascorsi da luglio 2024 a giugno 2025 sono stati pari a ben 376,3 miliardi di dollari le transazioni in asset digitali decentralizzati registrate nel Paese governato da Vladimir Putin.
Mosca in testa all’Europa delle cripto
Nel report European Crypto Adoption 2025, Chainanalysis scrive che la Russia, assieme al Regno Unito, si conferma essere “tradizionalmente il mercato leader della regione” ma che il divario con il Paese di Sua Maestà, che nello stesso periodo ha registrato transazioni per 273,2 miliardi di dollari, “è notevolmente più ampio rispetto agli anni precedenti”.
E anche se, “nel frattempo, la differenza di volume tra il Regno Unito e altri mercati importanti come Germania (219,4 miliardi di dollari), Ucraina (206,3 miliardi di dollari) e Francia (180,1 miliardi di dollari) si è ridotta significativamente, indicando che mercati precedentemente più piccoli stanno ora raggiungendo livelli comparabili di attività cripto”, la primazia assoluta di Mosca si è amplificata.
In questo boom c’entrano diverse tematiche. Pesa, sicuramente, l’innegabile presenza nel mercato russo di un’ampia gamma di strumenti orientati alla generazione e al mining di criptovalute per i consumatori privati e i singoli, così come ha un ruolo l’indubbia popolarità di questi asset tra la popolazione del Paese euroasiatico. Ma indubbiamente hanno, principalmente, un ruolo due dinamiche legate strettamente all’imposizione di un numero crescente di pacchetti di sanzioni internazionali da parte dell’Occidente contro la Russia.
Le cripto-mosse della Russia
Da un lato, nota DL News, “queste sanzioni hanno colpito duramente il rublo e i russi, stanchi dell’inflazione, si stanno rivolgendo alle criptovalute e alla finanza decentralizzata per proteggere i propri risparmi”. Dall’altro c’è il versante meno quantificabile ma forse decisivo dell’uso delle criptovalute come strumento di elusione delle sanzioni da parte della Federazione Russa.
Molte dinamiche galvanizzano l’uso da parte di Mosca delle cripto come strumento di “guerra ibrida” contro le sanzioni: il ruolo dei pagamenti digitali compiuti con cripto-asset tramite exchange basati in Paesi terzi e formalmente non colpiti dai meccanismi sanzionatori; l’attività degli operatori che sfruttano vuoti normativi e meccanismi elusivi per trasferire risorse; l’esistenza di un mercato “nero” che somma transazioni commerciali facilitati dagli asset non centralizzati, zone d’ombra di traffici illeciti e il dinamismo generato dai cripto-entusiasti per aumentare la massa critica e dunque ridurre la tracciabilità delle operazioni sospette.
Tutto questo affiora in superficie quando alcuni centri di scambio sono messi nel mirino. Si pensi a Grinex, basato in Kirghizistan, sanzionato dal Regno Unito, dall’Unione Europea e dagli Usa in estate dopo che è emerso lo schema piramidale della cripto russa A7A5. O alla recente inchiesta georgiana che ha portato all’arresto di cinque cittadini russi e al sequestro di 37 milioni di dollari di asset nell’ambito di un’indagine sul legame tra criptovalute e riciclaggio di denaro finalizzato all’elusione delle sanzioni.
Cripto e sanzioni
Le criptovalute rappresentano uno strumento di aggiramento agile e difficilmente intercettabile. E si inseriscono in uno schema consolidato: “Gli sforzi della Russia per spostare attività finanziarie a livello internazionale hanno sempre comportato notevoli intrighi”, notava la Rand Corporation in un recente report in cui sottolineava il ruolo del meccanismo di “travaso e ritrasferimento” di valuta fisica in asset digitali.
La Rand notava correttamente che “la Russia ha sempre apprezzato le valute che garantiscono la segretezza e ha costantemente sfruttato le sue risorse per procurarsi beni e tecnologie che non può produrre internamente”, in un contesto che vede le necessità strategiche stimolare la corsa all’innovazione. La sensazione è che gli exchange scoperti siano solo una parte di un meccanismo più ampio. Mosca si dimostra, su questo versante, un passo avanti l’Occidente nel camouflage delle sanzioni che, anche sul fronte cripto, intervengono quando il danno è già fatto.
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