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Lo spread non è uguale per tutti. Nel corso degli anni questa leva finanziaria è solita essere attivata a dall’esterno, a intervalli più o meno regolari, per mette sulla graticola governi eletti in modo legittimo. L’Italia ne sa qualcosa, visto che sullo spread si sono spesso basate intere campagne di terrorismo mediatico con l’unico scopo di screditare esecutivi non graditi a Bruxelles. Ma cosa sta a indicare questo termine? Lo spread è la differenza di rendimento tra due titoli, siano obbligazioni, azioni o titoli di Stato. L’ultimo caso è quello che ci interessa: quando si parla di spread in relazione a titoli di Stato, il termine di paragone è rappresentato dai Bund emessi dalla Germania. Quindi, nel contesto italiano, lo spread è la differenza tra il rendimento dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi. Già, perché gli Stati sono soliti mettere sul mercato una data quantità di titoli obbligazionari così da avere una certa liquidità dai mercati finanziari tale da poter finanziare il debito pubblico. L’Italia emette i Btp, cioè i Buoni del Tesoro Poliennali, i quali vengono messi all’asta dalla Banca d’Italia due volte al mese e hanno scadenze che possono variare dai tre ai 30 anni. Il meccanismo, sempre considerando l’Italia, è semplice: lo Stato convince un investitore esterno a investire sul proprio debito pubblico, con la promessa di fargli riavere indietro la somma investita più alcune cedole di rendimento, prima della scadenza dello stesso debito.

Tra spread e Btp

Come detto si tratta di un meccanismo semplice, ma solo all’apparenza. Intanto la differenza di rendimento viene decisa dai mercati, quindi sullo stesso valore attribuito influiscono i contesti politici dei singoli Paesi. Laddove vi è un governo che intende tutelare le proprie risorse, dall’alto parte la mannaia dello spread con conseguenze pesantissime. Tornando all’Italia, Giuseppe Conte aveva promesso un risparmio sui tassi così da “liberare risorse da reinvestire in scuola, sanità e riduzione del carico fiscale”. Era il 9 settembre 2019, esattamente quattro giorni dopo il giuramento che fece nascere il Conte bis. Le parole del premier, a distanza di un paio di mesi, si sono rivelate un buco nell’acqua. Basta dare uno sguardo al rendimento Btp a dieci anni: il suo valore è salito del 50%, passando dallo 0,94% del 5 settembre 2019 all’1,4% del 14 novembre. Nel frattempo lo spread è schizzato a quota 175.

Una propaganda fine a se stessa

Una considerazione appare subito doverosa: perché nessuno, adesso, lancia segnali d’allarme sull’aumento stellare del costo del debito sulle nuove emissioni? Eppure, non più tardi di qualche mese fa, la sinistra italiana ha imbastito più di una crociata per attaccare un'”esecutivo incapace”, responsabile di tradire la fiducia dei mercati, far salire lo spread e via dicendo. La realtà, lontana dalla propaganda del Partito Democratico e simili, è diversa: la credibilità di un governo non ha alcun effetto sul costo del debito italiano. Le modifiche arrivano dall’alto, dagli investitori, da Bruxelles. Non a caso, il debito è sceso quando gli investitori hanno ricominciato a chiedere un rendimento più normale, mentre la situazione, per quanto concerne l’Italia e non solo, è migliorata grazie al quantitative easing di Mario Draghi. Il problema è che il suo successore alla Bce, cioè Christine Lagarde, non si preannuncia altrettanto magnanima e saggia.

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