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C’è un nuovo settore in cui i giganti del web vogliono cercare rendita e profitto, ed è quello dei servizi finanziari. Le grandi multinazionali della tecnologia maneggiano già moli immense di dati, quantità di informazioni sensibili e strategiche fondamentali che monitorano il benessere, i tipi e i livelli di consumo e le preferenze personali di miliardi di persone, e si preparano per poter agire anche sul terreno dell’intermediazione finanziaria.

A inaugurare la svolta è stata Google, che ha recentemente annunciato il varo del progetto Cache, una piattaforma di servizi che darà ai propri clienti la possibilità di aprire un conto corrente sfruttando il sostegno tecnico fornito da da Citigroup. Il Wall Street Journal ha intervistato il direttore generale dell’azienda Caesar Sengupta, che ha segnalato come il progetto non avrà a che fare con i dati degli utenti, ma punterà a migliorare qualità e quantità di operazioni finanziarie svolte online dagli utenti.

Google ha alzato il tiro rispondendo a una serie di iniziative di diversa natura emerse nei prossimi mesi. La più chiacchierata ma, forse, al tempo stesso la più intempestiva e naif è stata la proposta di Mark Zuckerberg di far entrare Facebook nel mercato delle criptovalute con la piattaforma Libra. Libra, se ne è parlato, per come è stata proposta appare più simile a un titolo che a una valuta e ha suscitato critiche nei commentatori e nei decisori politici. Ma la sua proposta ha spronato altri colossi del web a esplorare ulteriormente le potenziali intersezioni tra il settore di loro pertinenza e il mondo finanziario.

La sinergia tra Google e Citigroup non è in tal senso casuale o estemporanea. La Silicon Valley e le banche di Wall Street intendono cavalcare l’inizio dell’era delle tecnofinanza e l’espansione dei processi digitali con una graduale strategia di convergenza. ““Dopo un’iniziale diffidenza, ora sono le grandi banche a cercare accordi con i big tecnologici”, ha commentato all’Agi Raffaele Mauro, direttore generale di Endeavor Italia. “Per loro questi accordi vanno nella direzione di offrire nuovi servizi ai clienti, ma soprattutto sembra abbiano capito l’importanza dei dati e delle informazioni sui clienti nell’economia digitale”. L’alleanza trasversale alzerà inoltre le barriere all’entrata del settore prevenendo una più facile scalata da parte di giovani, dinamiche e affamate start-up del fintech.

L’errore di Facebook in tal senso è stato proprio il rifiuto di considerare nel contesto Libra un ruolo per le tradizionali piattaforme di intermediazione. Dimenticando che le necessità di maneggiare i big data devono coniugarsi con la conoscenza di pratiche e regolamentazioni del settore bancario e finanziario. A mo’ di battuta, del resto, il Presidente Donald Trump ha ricordato a Zuckerberg che qualora un colosso della tecnologia volesse entrare in prima persona nel sistema finanziario dovrebbe conformarsi a tutte le regolamentazioni e i controlli imposti alle società bancarie.

Ipotesi impensabile per i giganti del digitale, abituati a strutture aziendali agili e snelle. Google e, al contempo, Apple (che negozia con Goldman Sachs) hanno scelto procedure differenti, molto graduali e meno spettacolarizzate. La convergenza tra alta tecnologia e grande finanza è agli inizi, e potrebbe forgiarsi nel comune terreno di Wall Street in nome dell’alimentazione degli indici azionari e dei margini operativi. Ma a questo discorso dovrebbe seguire una seria riflessione politica su cosa potrebbe comportare un controllo tanto oligarchico dei dati e della stabilità finanziaria di milioni di persone.

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