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Altro che “popolo contro elite” o ritorno di Occupy Wall Street: il caso della speculazione massiccia su GameStop, che a fine gennaio ha sconvolto la borsa statunitense ci è parso fin dalle proprie battute un sintomo, e non un possibile rimedio alla patologia che da tempo affligge Wall Street, ovvero la bulimia di profitto degli operatori legata alla facilità con cui in un mercato sopravvalutato e inondato di liquidità è possibile compiere operazione spericolate.

Sulle montagne russe della finanza Usa lo short squeeze compiuto dai piccoli investitori riuniti su Reddit contro i fondi che avevano scommesso su una picchiata delle azioni di GameStop era stato cavalcato da pochi, cinici finanzieri d’assalto che, con il sostegno “mediatico” di Elon Musk, avevano chiamato all’offensiva i piccoli investitori retail, suscitando anche l’entusiasmo di chi, come la notoriamente poco lungimirante Alexandria Ocasio-Cortez, vedeva nella mossa un redde rationem per i potentati della finanza a stelle e strisce. Nulla di più lontano dalla realtà.

Dal picco di 347 dollari ad azione, ottenuto nella giornata del 27 gennaio, oggi il titolo GameStop è precipitato attorno ai 46 dollari, con un calo dell’87% del valore che ha trascinato con sè le aspettative di coloro che credevano che la grande euforia al casinò di Wall Street durasse a lungo. Mentre a brindare sono stati gli operatori e i fondi miliardari che hanno inserito lo short squeeze contro Game Stop in una strategia più articolata. Fondata da un lato sulla volontà di abbattere le pulsioni ribassiste che circolano nel mercato americano e dall’altro su uno strategico uso della massa di manovra del “parco dei buoi” dei piccoli investitori. L’Investor’s Business Daily ha calcolato circa nove fondi potrebbero aver registrato guadagni fino a 16 miliardi nei giorni del caso GameStop, consolidandoli poi al momento dello sgonfiamento della bolla.

La dinamica, nota Italia Oggi, “è la solita: i piccoli vengono convinti a comprare le azioni facendo salire il loro valore mentre i big le vendono prima del loro crollo. Così le vendite fanno crollare il prezzo. Una parte importante di simili «giochi al massacro» sarebbe orchestrata attraverso derivati finanziari: scommesse al ribasso e allo scoperto fatte da chi già sa che il valore delle azioni crollerà”. Mentre al contempo, questo è il sospetto, gli stessi operatori che muovono il mercato alimentano, con prestiti e sostegni alle loro operazioni, l’attività dei retailer, promettendo loro leve vantaggiose e rendimenti stratoferici. Il più classico degli “schemi Ponzi”, di cui non mancano gli esempi nella finanza degli ultimi decenni: dalle spericolate avventure finanziarie del “banchiere di Dio” Giovanni Battista Giuffré nell’Italia degli Anni Novanta alle manovre di Bernard Maddoff agli inizi della crisi del 2008, non sono mancati i casi in cui questa attività ha assunto venature specificatamente criminali.

Risultato? Chi ha comprato i titoli GameStop nel momento dell’euforia e non è stato lesto a vendere si è trovato con somme di denaro ridimensionate o polverizzate, mentre sul fronte opposto il fondo Fidelity Fmr, che controllava circa il 13,7% delle azioni GameStop in circolazione (9,8 milioni), potrebbe aver guadagnato fino a tre miliardi di dollari, il gruppo Vanguard invece oltre la metà (+,17 miliardi).

Tutto questo, ça va sans dire, alle spalle del “popolo di Reddit” operante su Robinhood, convinto per pochi giorni di poter invertire a suo favore le logiche di un mercato estremamente polarizzato a favore dei vincitori sistemici. E più che di una dinamica speculativa vera e propria, il fronte GameStop segnala una fase di profonda agitazione e incertezza interno al sistema finanziario statunitense. In primo luogo, perché ricorda come la sovrapposizione tra il trading autonomo veicolato da piattaforme come RobinHood e il trading ad alta frequenza della finanza istituzionale può, in certi momenti, volgere una guerra tra fondi opposti (rialzisti contro ribassisti) a favore di una delle due parti in maniera apparentemente decisiva; in secondo luogo, segnala come decisamente potenti siano le pressioni per un rilancio della strategia di “ubriacatura” delle borse e di decollo degli indici, già arrivati a livelli lontani da qualsiasi dinamica di mercato, nel pieno di un’euforia che ignora il contesto pandemico e l’anemia dell’economia reale; in terzo luogo, il comportamento dei fondi che hanno guadagnato sull’euforia e su una sospetta manipolazione di mercato compiuta a mezzo social e media tradizionali, ricorda pericolosamente quello che è accaduto prima della Grande Recessione, come ha ricordato il presidente Comitato per i servizi finanziari della Camera dei Deputati, l’82enne veterana democratica Maxime Waters.

La Waters, rappresentante della California dal 1991, ha dichiarato che a suo parere “gli hedge fund hanno una lunga storia di comportamenti predatori del tutto indifendibili” e i loro comportamenti più spregiudicati “devono essere fermati”. La roulette di Wall Street, per molti, si è fatta roulette russa: la realtà, nella finanza come nella politica, è fatta di rapporti di forza che impongono uno stop a mosse avventate e a ogni genere di “euforia”. Così è stato anche per GameStop, sul cui titolo centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori si sono avventati illudendosi di poter dare, in autonomia, l’assalto al castello della finanza istituzionale. Dimenticando di esser, in fin dei conti, solo pedine in una guerra tra operatori finanziari ben più grande di loro.

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