I Paesi del Nord Europa si sono contraddistinti nelle ultime settimane per la dura battaglia nei confronti dei Paesi del Sud maggiormente colpiti dalla pandemia di coronavirus e per la volontà di controllare le loro politiche economiche qualora decidessero di accedere ai finanziamenti europei. Questo, soprattutto in virtù della possibilità che i fondi europei venissero utilizzati in modo inappropriato e non in linea con l’indirizzo di Bruxelles.

Paesi come la Grecia, la Spagna e l’Italia sono però già molto avanti per quanto riguarda le misure volte alla lotta al malcostume nell’utilizzo dei finanziamenti pubblici, possedendo un limite all’utilizzo del contante – che, per l’Italia, dallo scorso 1° luglio è sceso a duemila euro. Al contrario, invece, sono proprio Paesi come la Germania, la Danimarca, la Svezia e l’Austria a non avere nella propria normativa un tetto all’utilizzo dei contanti, favorendo in questo modo l’evasione fiscale e il mercato – anche transfrontaliero – del nero.

Ogni tedesco possiede 1364 euro in contanti

Secondo quando riportato dal quotidiano tedesco DerSpiegel, ogni tedesco possiederebbe mediamente 1364 euro all’interno delle proprie mura domestiche. Questa tendenza – molto più elevata nella popolazione anziana e più ridotta nella popolazione giovanile – evidenzia un grosso rischio per la possibilità che vengano commessi reati legati all’evasione fiscale nelle trattative di compravendita. A renderlo noto è stata la stessa Bundesbank, che con una nota diffusa negli scorsi giorni si è soffermata particolarmente sul problema, auspicando a degli ammodernamenti normativi volti a prevenire questo rischio.

Anche nella rigorosa Germania, dunque, la popolazione non vede di buon grado l’utilizzo di strumenti tracciati di pagamento, preferendo il caro vecchio contante alle più tecnologiche soluzioni digitali odierne. E soprattutto, denota una cultura ancora fortemente legata al commercio brevi manu e che si caratterizza per un accresciuta propensione all’evasione fiscale – particolarità, questa che è invece sempre stata criticata all’Italia, molto più avanti comunque di Berlino sulla questione.

Contante o carta, questo è il dilemma

Benché siano molteplici gli economisti che nel corso degli anni si sono schierati a favore dell’incentivo dell’utilizzo del contante – tra gli altri, anche la rivista Forbes – è fuori discussione che il loro utilizzo implichi necessariamente un aumentato rischio di evasione fiscale. Il contante, infatti, è difficilmente tracciabile e soprattutto può essere occultato, questione di fatto – quasi – impossibile con i saldi dei conti correnti e quando i pagamenti vengono veicolati da intermediari di pagamento e dall’utilizzo delle carte di credito. E il fatto stesso che a “macchiarsi” del loro utilizzo più elevato siano proprio quelle economie che si considerano all’avanguardia nella lotta all’evasione apre a molti scenari di dubbi che adesso persino le istituzioni nazionali hanno “scoperto” essere necessarie di approfondimento.

In conclusione, dunque, benché la questione sia stata e continui ad essere lungamente dibattuta, è impossibile non sottolineare come proprio coloro che predicano bene – i Paesi “frugali” e il blocco del Nord Europa – siano in realtà quelli che peggio mettono in atto le direttive. In uno scenario che, ancora una volta, evidenzia come esista una profonda spaccatura anche di fiducia all’interno dell’Europa, dove determinati atteggiamenti sono considerati accettabili se svolti nelle economie più forti e deplorevoli se messi in atto in quelli più in difficoltà. Con l’utilizzo del contante che, comunque, è soltanto una delle sfaccettature dei problemi storici ed irrisolti all’interno dell’Unione europea.

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