Nuova complessa fase di ristrutturazione aziendale per Amazon che ha annunciato una tornata importante di licenziamenti nella divisione Amazon Web Services, la più strutturata e redditizia del gruppo di Seattle. Aws ha fatto segnare, negli ultimi dati finanziari disponibili, una crescita del 13% annuo nel quarto trimestre del 2023, rappresenta con 24,2 miliardi di dollari a trimestre il 14% dei ricavi e con 7,17 miliardi ben il 54% dei 13,21 totali di utili del gruppo. Un peso decisivo in Amazon, che però non ha impedito un taglio lineare al personale: si parla di centinaia di posti di lavoro destinati a saltare.
Come nota Quartz, “i licenziamenti stanno avendo un impatto sui dipendenti del team di vendita, marketing e servizi globali (SMGS) di AWS e su quelli del team tecnologico dei negozi fisici. La maggior parte dei tagli al team SMGS sono dovuti a quelli che Aws definisce cambiamenti aziendali”. E tra i dipendenti a rischio di saltare, se queste indiscrezioni fossero confermate, ci sono i mille assunti da Aws in India per controllare da remoto i negozi di Amazon Fresh col sistema “Just Walk Out”.
Quest’ultimo caso è oltremodo interessante perché mostra la spinta a sostituire con algoritmi e dati il lavoro umano che, invisibile, era rimasto nei supermercati di Amazon senza casse, in cui i clienti entravano, facevano la spesa e uscivano liberamente vedendo il loro conto stornato dagli account con cui si erano autenticati nel negozio dopo un controllo da remoto di un video della loro spesa. Esternalizzato da Aws dagli Usa all’India.
“Amazon”, nota Gizmodo, “si sta muovendo verso Dash Carts , un sistema basato su uno scanner e uno schermo incorporati nel carrello, che consente di effettuare il checkout mentre si fanno acquisti. Questi sistemi offrono una soluzione più affidabile rispetto a Just Walk Out. D’ora in poi i negozi Amazon Fresh saranno dotati anche di sportelli self-service per le persone che non sono membri Amazon”. Sarà dunque assicurata la totale disintermediazione grazie a sistemi di profilazione e algoritmi che riducono il ruolo del lavoro umano, anche a distanza. E se da un lato è vero che la procedura di revisione dei conti era oltremodo macchinosa e spesso richiedeva ore, dall’altro va ricordato che la disintermediazione era offerta ai clienti nel quadro dell’esperienza di consumo di Amazon Fresh. Ora “efficientata” grazie all’uso della tecnologia.
Non è il primo caso di uso dell’algoritmo in termini di ricerca di maggiore efficienza da parte di Amazon, che non fa eccezione in questo caso con gli altri giganti del tech. Fa specie pensare che la ristrutturazione e i licenziamenti colpiscano una divisone della sezione più redditizia di Amazon, che da sola rappresenta la maggioranza assoluta degli utili. La tecnologizzazione dei servizi in nome dell’efficienza e della maggiore redditività si concentra su ogni singola unità di produzione e ogni centro di costo: in quest’ottica, la tecnologia efficienta i processi ma per il lavoro non c’è spazio. O c’è in forma sempre più risicata, quando le “braccia” non sono viste come primo possibile fattore su cui risparmiare. La rivoluzione tecnologica andrà letta anche in rapporto alla sua capacità di creare lavoro: e nel promuovere innovazioni le aziende dovranno pensare a far marciare nello stesso verso efficientamento delle tecnologie e nuovi paradigmi per alzare il livello, le retribuzioni e la stabilità del lavoro. Garanzia per una via bilanciata verso un processo già oggi molto discusso per i suoi impatti sull’occupazione e le prospettive della grande massa della popolazione dei Paesi avanzati.