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Appare sempre più certo che sarà Novara la città destinataria del maxi-investimento di Silicon Box, l’azienda di Singapore che a marzo ha annunciato un piano da 3,2 miliardi di euro per l’Italia, destinato a rientrare in un piano complessivo che il governo Meloni intende sviluppare mobilitando investimenti pubblici e privati per 10 miliardi entro la fine del decennio.

Novara nuova frontiera dei chip italiani?

A annunciare l’avvicinamento delle trattative alla conclusione è Reuters, che cita funzionari italiani a conoscenza del dossier, indicando anche la data del 28 giugno come possibile per l’annuncio.

Sembrerebbe vicino a concretizzarsi il superamento dello “spettro” di Intel, colosso americano che sui chip aveva negli anni scorsi annunciato un maxi-investimento a Vigasio, vicino Verona, mai concretizzatosi. L’unicorno di Singapore, giovane start-up che ha raccolto centinaia di milioni di dollari in round di investimento, ha alle spalle Byung Moon Han, ex dirigente dell’azienda cinese di microelettronica Jcet, e la coppia di finanzieri, marito e moglie, a capo dell’acceleratore Marvell Technologies, Sehat Sutardja e Weili Dai.

L’Italia sarà il banco di prova per la produzione di chiplet, dispositivi che permettono di accelerare il processo di packaging di semiconduttori complessi in un minor numero di processi.

La frontiera dei chiplet

I produttori di chiplet “invece di concentrare tutte le loro funzionalità su un singolo pezzo di silicio, creano più chip e li impacchettano insieme per funzionare come un unico sistema”, nota Sourceability. Aggiungendo che “il design modulare dei chiplet rende possibile la produzione di componenti potenti che sono al tempo stesso più piccoli e più economici di quanto lo sarebbero se fossero una singola unità” e che “lo stesso vale per funzionalità come connettività e memoria”. In definitiva, “i chiplet non sostituiranno i semiconduttori tradizionali per ogni applicazione. Per piccoli chipset per smartphone o chip molto semplici, il design non ha senso. Ma per i chip ad alta potenza che gestiscono data center, auto intelligenti e dispositivi di consumo, il vantaggio dei chiplet è impossibile da ignorare”.  

In quest’ottica, portare in Italia una tecnologia produttiva oggi dominio pressoché esclusivo dei giganti globali dei chip, da Samsung a Tsmc, aprirebbe a una filiera capace di far giocare a un livello più alto il Paese. E, come scrivevamo su queste colonne, la scelta di Novara appare strategica perché capace di consolidare verso Occidente, oltre il Ticino in territorio Piemontese, la rete dei semiconduttori nella compatta “Chip Valley” centrata su Milano avente come perni Agrate Brianza, dove opera StMicroelectronics, e Cernusco Lombardone, sede di Technoprobe.

Iniziare per consolidarsi

Ora, secondo Reuters, ci saranno da gestire 4 miliardi di costi operativi per l’impianto Silicon Box spalmati in 15 anni per rendere vivo e attivo l’investimento. Quanto di questi fondi possa provenire dal piano italiano da oltre 4 miliardi di euro o dallo European Chips Act da 43 miliardi è ancora incerto. Vero è che se si realizzerà, come sembra nell’aria, l’investimento di Silicon Box sarà il più grande progetto di investimento industriale greenfield, ovvero di insediamento dall’estero di un’azienda giunta ex novo nel Paese, in Italia del nuovo millennio. E che il clima attuale che vede i governi lavorare e investire per creare il miglior terreno per questi inserimenti e spingere sulla valorizzazione del capitale umano deve spingere l’Italia a far sì che questo passo possa essere, in fin dei conti, solo un inizio.

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