Elon Musk, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg “padroni del mondo”? Queste figure estremamente facoltose fanno parlare di sé per la loro influenza sulla politica mondiale contemporanea. Ma nessuno di questi magnati equivale, in intensità, forza e durevolezza, l’influenza che una dinastia importante come quella dei Rotschild ha avuto sul potere politico internazionale nei secoli scorsi.
I Rothschild rappresentano nella storia della finanza europea un importante monumento, nonché sono il simbolo dello sviluppo della materia che nel XIX secolo da uno stato embrionale è diventata molto simile a quella che conosciamo ora. Nonostante se ne senta parlare poco sui libri di storia, gli affari internazionali di questa famiglia hanno spostato sensibilmente molti equilibri geopolitici durante l’Ottocento e il Novecento, contribuendo al finanziamento del debito pubblico degli Stati sovrani.
Una storia che comincia in Germania
La storia della dinastia, di origine ebraica, inizia in Germania, più precisamente sulle rive del Meno a Francoforte, dove Mayer Amschel Rothschild iniziò a distinguersi in città come cambiavalute, per poi passare alle dipendenze di Guglielmo d’Assia-Kassel come gestore del patrimonio principe. Le grandi abilità di Mayer fecero accrescere il patrimonio di Guglielmo e il suo, così decise di investire quando guadagnato fondando la Banca Rothschild a Francoforte. La strategia di Mayer per lo sviluppo della sua attività bancaria fu molto astuta: il banchiere decise di distribuire i propri figli in diversi Paesi europei. Il primogenito Amschel rimase a Francoforte, Salomon si spostò a Vienna, Nathan andò a Manchester e poi a Londra, mentre James troverà dimora sulle rive della Senna a Parigi, mentre l’ultimo, Karl, a Napoli.
Nonostante le buone abilità finanziarie Amschel, Salomon e Karl avranno meno popolarità rispetto agli altri due fratelli, anche se quest’ultimo sarà un ponte fondamentale per drenare le risorse della banca dall’Europa centrale sino alla penisola italiana. James e Nathan furono i due fratelli di maggior successo, essendo comunque localizzati nelle due città più importanti in ambito finanziario nel Vecchio Continente: Londra e Parigi.
Nathan e James, da Londra a Parigi
Nathan arrivò a Manchester, in Inghilterra, nel 1799 con 20.000 sterline in tasca per sviluppare il ramo del tessile del business famigliare. In questa città il giovane imprenditore riuscì a vendere i suoi prodotti a prezzi inferiori servendosi di piccoli filatori che offrivano costi di produzione vantaggiosi e in poco tempo ampliò in modo consistente il suo giro d’affari sino ad allargarlo al commercio di perle, gusci di tartaruga e prodotti orientali. Nel 1806 sposò Hannah Cohen, figlia dell’importantissimo banchiere di Londra Moses Montefiori, e si spostò nella City come banchiere. Nathan entrò subito nell’alta società londinese e iniziò a fare investimenti speculativi su titoli britannici ed esteri, oltre che ad occuparsi di lingotti d’oro e cambi in valuta estera. Nel 1814 si occupò per il Governo britannico dell’acquisto e del trasporto di monete d’oro per il Duca di Wellington nelle battaglie in Europa. C’è una leggenda sul suo conto. Narra che nel 1815, grazie ad una fitta rete di informatori via terra, fu il primo nella City a sapere della sconfitta di Napoleone a Waterloo. Nathan vendette prontamente i titoli francesi prima del crollo del loro valore, facendo un grandissimo affare che gli evitò ingenti perdite. Morì nel 1836 lasciando la sua attività ai figli, fra cui spicca il primo genito Lionel.
L’altro fratello, James si spostò a Parigi nel 1814 e iniziò subito a collaborare con Nathan per il trasporto dell’oro per il Duca di Wellington. Nel 1814 sposò la figlia del fratello, una consuetudine diffusa della famiglia di sposare parenti stretti, Betty von Rothschild, e fondò la Rothschild Freres che successivamente finanzierà molti Governi fra cui molti Stati preunitari italiani, specialmente lo Stato Sabaudo di Cavour, e il successivo Regno d’Italia. Uno dei business più apprezzati da James Rothschild è quello delle ferrovie che al tempo stavano prendendo piede in Europa; fondò la Compagnie des Chemins de fer du Nord che ha svariate tratte nella Francia del Nord, finanzia Paulin Talabot per le ferrovie francesi meridionali ed entrò in affari per la costruzione di rotte in Austria, Veneto, Lombardia e Russia. Il giro d’affari del ramo francese dei Rothschild sui trasporti ferroviari è estremamente consistente in gran parte dell’Europa. Nel 1864 si adoperò per la fondazione di un istituto presente tutt’ora in territorio transalpino: la Sociètè Genèralè. Il banchiere muore nel 1868 lasciando l’attività ai figli Alphonse e Gustave.
Conservare il patrimonio
La dinastia proseguìanche dopo la morte della prima generazione di banchieri Rothschild, ma i postumi si limitarono a gestire il gigantesco patrimonio senza osare negli affari, a differenza di altre dinastie, come quella Baring, che gestite da successori meno dotati degli antenati finirono in rovina finanziaria. Le successive generazioni Rothschild preferirono cercare di amalgamarsi con l’aristocrazia attraverso il conseguimento di titoli nobiliari e occupandosi di politica. Lionel, figlio di Nathan, diventerò il primo ebreo ad entrare nella Camera dei Comuni nel 1858 e suo figlio Natty, a seguito del titolo di barone, nel 1885 entrò nella Camera dei Lord inglese.
Il declino dei Rothschild inizierò nel Novecento con lo spostamento di vari business finanziari da Londra verso New York, ma lo status della famiglia di banchieri è consolidato anche ai giorni nostri. Nel 2003, l’evoluzione delle dinamiche famigliari ha portato alla fusione del ramo inglese con quello francese dando alla luce la Rothschild & Co. con sede a Parigi. La banca d’afffari è fra le più importanti a livello internazionale e si occupa di consulenza finanziaria, raccolta fondi per Governi e imprese, gestione patrimoniale e operazioni di M&A.
La storia dei Rothschild è il racconto di uomini d’affari spietati che, dal piccolo patrimonio di Amschel, al servizio del Principe Guglielmo, han creato un impero finanziario che nel suo periodo di massimo splendore, circa fine Ottocento, aveva dimensioni globali forse difficilmente replicabili da qualsiasi istituto bancario in futuro. E ci ricordano quanto, molto spesso, tra istituzioni e capitale ci sia un’inversione nei rapporti di forza politici che è difficile da scalfire.

