Sono sempre di più i Paesi che hanno intenzione di sacrificare i contanti in nome dei pagamenti elettronici. In principio soltanto la Cina aveva imboccato questa strada, da molti, soprattutto in Occidente, considerata sì tecnologica ma al tempo stesso anche distopica. Fino a pochi anni fa, i viaggiatori che mettevano piede nel Celeste Impero rimanevano impressionati di fronte a ciò che vedevano: smartphone usati per pagare nei ristoranti, salire sulla metro, comprare abiti e fare persino l’elemosina.

In estrema sintesi, i cinesi strofinavano i loro dispositivi davanti ai vari Qr code, cioè quei codici a barre bidimensionali di forma quadrata, e in quel modo, grazie a una particolare applicazione, le spese venivano saldate. Ben presto il passaggio agli e-payment ha iniziato a trovare terreno fertile anche nel resto del mondo.

Giusto per fare qualche esempio, in Italia, prima il governo giallorosso (per dare un freno all’evasione fiscale) poi la task force di esperti guidata da Vittorio Colao (per limitare i contagi da Covid e far ripartire il Paese), hanno espresso l’esigenza di mandare in pensione il vecchio contante. La Svezia, ben prima del nostro Paese (e in modo molto massiccio), aveva deciso di avventurarsi su questa strada; la stessa, tra l’altro, intrapresa anche dalla Danimarca e Canada.

Negli Stati Uniti, ha scritto il Wall Street Journal, lo scorso aprile l’uso della Atm, ovvero delle casse automatiche, è sceso del 60%: tutta colpa del nuovo coronavirus, che ha spinto gli americani ad adottare pagamenti elettronici, limitando al minimo indispensabile il contatto con monete e banconote. Adesso si sta per avvicinare il turno dell’Australia.

Vivere senza contanti

Un lungo reportage del sito australiano Abc News si è soffermato sui possibili rischi a cui potrebbe andare incontro Canberra una volta che la società australiana avrà mandato in pensione i contanti. Prendendo come esempio la Svezia, ci sono delle preoccupazioni da mettere in conto. A detta di alcuni esperti, il passaggio ai pagamenti elettronici di Stoccolma è avvenuto troppo presto. Ma andiamo con ordine.

Oggi, se passeggiamo lungo le strade della capitale svedese, molti negozi espongono in bella vista cartelli inequivocabili: “Non si accettano più i contanti”. A dire il vero questo fenomeno era già diffuso da diversi anni; solo che adesso l’uragano Covid ha accelerato il processo di digitalizzazione dei pagamenti. Il repentino allontanamento dalla liquidità ha fatto sì che le banche non avessero più alcun interesse a mantenere in vita la valuta fisica.

Il motivo è semplice: gli istituti non realizzano più profitti sugli acquisti in contanti, sempre meno persone ritirano i cash agli sportelli bancari e, proprio gli sportelli automatici, hanno costi di gestione elevati. Il risultato è uno: in Svezia, al di fuori delle grandi città, è difficilissimo trovare un bancomat. A rimetterci di più sono state la aree rurali.

Gli ultimi ancora più ultimi

L’addio ai contanti ha penalizzato anche alcune fette di popolazione, tra cui gli anziani e i disabili. Niklas Arvidsson, professore associato presso il Royal Institute of Technology della Svezia, ha raccontato che alcune persone hanno dovuto addirittura rinunciare all’acquisto di oggetti perché non potevano accedere ai contanti. In un contesto del genere, il governo svedese è stato costretto a intervenire, approvando un regolamento, in vigore dallo scorso gennaio, per imporre alle banche di fornire un livello minimo di servizi in contanti.

Uno dei problemi più importanti da considerare, ha avvertito il professor Arvidsson, è il rapporto tra la rapidità del passaggio al cashless e il grado di tecnologizzazione della popolazione. L’Australia, così come ogni altro Paese, dovrebbe preparare le persone a una società digitale in tutti i suoi aspetti, compresi i pagamenti. Soltanto in un secondo momento le autorità potranno valutare se è davvero arrivato il momento di rivoluzionare la quotidianità delle persone.

In Svezia questo processo è stato troppo rapido e molte persone ne stanno pagando le conseguenze. Tornando all’Australia, sembra che Canberra diventerà una società senza contanti nel giro di due anni. Nel frattempo il governo federale ha proposto leggi per vietare pagamenti in contanti di oltre 10mila dollari australiani, con pene detentive fino a un massimo di due anni per i trasgressori. Chissà se le autorità si sono prima interrogate sul grado di digitalizzazione del popolo australiano.

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