Con lo scoppio della pandemia di Coronavirus, i mercati finanziari si sono ritrovati nuovamente impreparati ad affrontare le contrazioni della domanda e la sfiducia degli investitori, bruciando in pochi giorni i guadagni di tutto il 2019; in uno scenario che nel breve non pare dar segno di miglioramento. Tuttavia, la crisi che ha provocato una serie di giornate a chiusura negativa in doppia cifra potrebbe non essere l’unica a colpire i mercati finanziari nel corso di questo 2020 ed il colpevole in questo caso potrebbe essere una vecchia conoscenza del mondo finanziario: lo Shadow Banking. 

Letteralmente “Sistema bancario ombra” o meglio “Sistema bancario parallelo”, stando alla definizione data dalla testata BusinessInsider rappresenta tutto “quel complesso di mercati, istituzioni e intermediari che erogano servizi bancari” ma che non sono allo stesso tempo effettivamente delle istituzioni bancarie. E data la loro natura, rischiano di essere una bomba ad orologeria all’interno del panorama finanziario odierno, come già accaduto in passato.

Perché sono così pericolosi?

Dopo la crisi del 2008, apparve chiaro agli organi di vigilanza finanziaria internazionali che qualcosa nel sistema si era inceppato. Attenzione: in realtà era già chiaro da tempo, ma lo scoppio della bolla speculativa aveva reso impossibile tergiversare oltre in una stretta nei controlli sugli intermediari finanziari. Ed è dal 2011 infatti – altro anno particolarmente cruciale per la finanza, questa volta europea – che la Consob ha iniziato ad approfondire le questioni relative allo Shadow Banking, nel tentativo di informare meglio gli investitori ed evitare tracolli come quello successivo allo scoppio della bolla dei subprime americani.

La loro pericolosità deriva in realtà dalla loro stessa natura piuttosto che da questioni legate alla qualità degli investimenti proposti o del loro margine di successo. Nonostante svolgano ruoli speculari alle banche, infatti, non godono delle stesse possibilità di credito nei confronti delle banche centrali e nemmeno – solitamente – di un solido capitale sociale in grado di far fronte alle pesanti crisi finanziarie. Ed in un contesto movimentato e da ottovolante come quello dei mercati del 2020, necessariamente si trovano maggiormente esposti al rischio dii non riuscire a superare il delicato momento che il Mondo sta attraversando. Un loro fallimento quindi si ripercuoterebbe in ultima battuta sugli stessi investitori, cui Consob ha il compito di tutelare.

È la natura del serpente che si morde la coda

Come già sottolineato, le basi su cui poggiano queste società sono decisamente meno solide rispetto ad un istituto bancario canonico; questo particolare li rende quindi particolarmente soggetti alla sfiducia degli investitori “più grandi”, in grado di muovere ingenti capitali. In una situazione di crisi, dunque, questi stessi clienti potrebbero decidere di ritirare i capitali per spostarsi verso altre posizioni, obbligando gli intermediari finanziari in questioni a reperire in tempo breve la liquidità atta a rimborsare il loro investimento. E ciò si traduce quasi sempre nello sgonfiare i propri stessi investimenti, abbattendo il valore nominale della società in questione (oltre che dei titoli sui quali si sta operando).

Questo fenomeno – assolutamente legale, benché dalle dubbie capacità benefiche per il sistema – risulta essere un serpente che si morde la coda, con una perdita anche minima di sfiducia che rischia di trasformarsi in tragedia. A dire il vero, per comprendere questo passaggio basta ripensare a ciò che accadde alla finanziaria americana Lehman Brothers nel 2008, cui modello si è però riproposto similarmente anche negli anni successivi: generando un panorama odierno che rischia di essere ancora più devastante.

I mercati rischiano un nuovo tracollo?

Se si guarda storicamente a quanto successo ai mercati durante i periodi di crisi, facilmente nelle prossime settimane si verificheranno altre importanti contrazioni del valore nominale dei principali indici azionari. In fondo, è la natura stessa della borsa. Tuttavia, se a priori si deve cercare chi sarà facilmente il colpevole di questi successivi tracolli difficile non pensare proprio alla nebulosa dei sistemi bancari ombra, inequivocabilmente tra gli attori più ambigui del panorama finanziario.

Se la fiducia nei loro confronti – vuoi per investimenti azzardati, vuoi per semplici dubbi insinuati nella categoria – crescerà, la reazione a catena innescata spingerà necessariamente verso questa direzione, col rischio di creare una nuova Lehman Brothers. E in questo caso, difficile non vedere un fallimento dei principali organi di vigilanza internazionali, che si sarebbero dovuti muovere per tempo per evitare una nuova crisi speculare a quella già vissuta nemmeno quindici anni fa; ma dalla quale forse ancora non abbiamo imparato abbastanza.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME