I Capi di Stato e di governo dei Paesi membri del Brics, un’associazione informale che riunisce le principali nazioni emergenti del pianeta, si incontreranno, nelle giornate di mercoledì e giovedì, in Brasile per discutere di questioni economiche e politiche. Russia, Cina, Sud Africa, Brasile e India affronteranno il tema di come stimolare gli investimenti nei rispettivi apparati produttivi e cercheranno di porre rimedio alle divergenze, su tutte le relazioni con Bolivia e Venezuela. Jair Bolsonaro e Xi Jinping prenderanno parte, inoltre, ad un incontro bilaterale prima dell’inizio del summit. La Cina è il principale partner commerciale del Brasile, con un volume di scambi che ha raggiunto i 98 miliardi di dollari lo scorso anno, ma Bolsonaro aveva criticato, durante la campagna elettorale, l’eccessiva presenza cinese nell’economia brasiliana. I rapporti, però, sembrano ora volgere al meglio.
Questioni spinose
I rapporti con il Venezuela di Nicolas Maduro rappresentano, di certo, la questione più divisiva all’interno del Brics. Mosca è tra i principali alleati del governo socialista di Caracas, dal punto di vista militare e da quello degli scambi bilaterali mentre Pechino, Nuova Delhi ed il Sud Africa intrattengono relazioni piuttosto cordiali, per convenienza strategica o ideologica, con la nazione latinoamericana. Bolsonaro, invece, è uno dei nemici giurati di Caracas ed auspica, con tutta probabilità, la rimozione del chavismo dal Paese. Il tema rischia di spezzare l’unità dei Paesi emergenti che necessitano, invece di formare un gruppo compatto. Gli eventi boliviani rischiano, poi, di aggravare la discordia tra i partner: Mosca, in primis, ha espresso critiche severe nei confronti della cacciata del presidente socialista Evo Morales mentre Brasilia aveva chiesto il riconteggio dei voti delle contestate elezioni presidenziali che avevano sancito la vittoria provvisoria dell’ormai ex Capo di Stato socialista boliviano. Il Brasile, in parole povere, rischia di diventare la pecora nera del gruppo e di fare da megafono alle posizioni americane su tante tematiche di politica internazionale.
I temi economici
I Paesi del Brics avranno anche modo di discutere, durante l’incontro, circa l’apertura ad altri Stati della New Development Bank, fondata nel 2014 su iniziativa delle nazioni del gruppo. La partecipazione di altri Paesi alle attività dell’istituto bancario consentirebbero allo stesso di espandere il proprio capitale e di conseguenza le proprie attività. K.V. Kamath, presidente della New Development Bank, ha ricordato come l’istituto sia aperto a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite e come il suo obiettivo sia quello di finanziare progetti di sviluppo sostenibile tanto nei Paesi del Brics quanto in altri Stati emergenti.
Le prospettive del Brics, che vede coesistere al suo interno Cina, India e Russia, che aspirano ad essere o già sono superpotenze economiche o politiche, sono strettamente legate alle dinamiche delle relazioni tra i Paesi membri. Le agende di Mosca e Pechino, ad esempio, tendono spesso a confliggere come nel caso degli Stati dell’Asia Centrale, dove tanto la Russia quanto la Cina lottano, a suon di investimenti e partnership, per la supremazia nella regione. Il Brics continuerà a funzionare, in parole povere, fin quando nessuno dei partecipanti vorrà assumere un ruolo predominante nei confronti degli altri. In questo caso, infatti, si spezzerebbe l’unità del gruppo in maniera irreparabile e questo rischio di fratture è probabilmente la più grande debolezza di questa associazione informale che, sulla carta, ha potenzialità enormi e che potrebbe mettere a rischio il ruolo di superpotenza giocato dagli Stati Uniti.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.



