Uno dei pregi indubbi di Mark Rutte è la chiarezza di idee: non si può certamente accusare il premier liberale dei Paesi Bassi né il suo governo di portare avanti una linea ambigua e defilata. La crisi odierna dell’Unione, travolgente sia sul versante sanitario che su quello economico, lo sta dimostrando: Rutte e il suo ministro delle Finanze Wopke Hoekstra stanno portando avanti la linea chiara di ridurre al minimo il gradiente di solidarietà economica tra i Paesi europei.

I due “falchi” olandesi lo hanno dimostrato nella giornata odierna, chiedendo che anche sul Meccanismo europeo di stabilità valga il principio sacro del “patti chiari, amicizia lunga”: l’Olanda vuole che le condizioni attraverso cui i Paesi in crisi faranno ricorso al Mes siano messe nere su bianco ed espresse con chiarezza.

“Alcune condizioni preliminari sono importanti per i Paesi Bassi”, si legge in un documento trasmesso da Hoekstra al parlamento dell’Aja, che discuterà dell’imminente Eurogruppo. “In primo luogo, come condizione per l’uso della linea di credito, dovrebbe essere incluso nel memorandum d’intesa che i paesi si impegnino a utilizzarla per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, la cura e i costi relativi alla prevenzione”. In secondo luogo, L’Aja chiede un aiuto garantito per un periodo limitato di tempo, circoscritto all’emergenza pandemica.

Fino a qui si tratta delle richieste ordinariamente espresse dall’Eurogruppo. Ma è nel resto del documento che il governo olandese chiarisce come la sua visione del Mes sia rimasta legata alla sua concezione tradizionale e non tenga in considerazione l’ipotesi di derogare a trattati che, per la loro complessità, non si possono eludere. L’Aja chiede che le tradizionali procedure di scrutinio sui Paesi richiedenti siano seguite adeguatamente, ovvero, come fa notare l’Agi, “che siano realizzate le analisi sui rischi per la stabilità finanziaria, sulla sostenibilità del debito e sulle esigenze di finanziamento. Infine, l’Olanda ritiene che la durata dei prestiti basata sulla linea dei credito debba essere inferiore rispetto ai precedenti programmi di aggiustamento macro-economico del Mes”. Tutto legato alla crisi da Covid-19, perché quei soldi devono essere spesi esclusivamente in quest’ottica. E tutto strettamente sorvegliato: non solo per le spese, ma anche per le condizioni in cui vengono richiesti i soldi. Nel documento, come si legge su Huffington Post, i Paesi Bassi chiedono una “analisi dei rischi per la stabilità finanziaria, sostenibilità del debito e necessità di finanziamento”. Cosa ben diversa dalla semplice indicazioni di dove spendere i miliardi del Mes.

Per settimane il governo italiano ha in un certo senso avanzato l’immagine di un Mes parallelo a quello messo in campo nel 2012 e vincolato alla normativa comunitaria dall’Articolo 136 del Tfue. Un Mes con meno condizionalità, quasi permissivo, pronto a sostenere in maniera quasi francescana le economie in difficoltà. Nella politica italiana, in particolare, l’illusione ha preso gradualmente piede. Ma è stata una pia illusione dettata da fini di politica interna e di partito, non certo realistici. Come se ci si dimenticasse della Risoluzione 472/2013 votata dal Parlamento europeo, che concede al Consiglio europeo la facoltà di cambiare i memorandum in corsa.

Rutte non è un ipocrita perché sa di quel che si parla, come lo sa Klaus Regling, direttore del Mes, che dovendo mettere in campo risorse per 200 miliardi di euro ha incluso nella prima bozza operativa del suo Mes una clausola che apre a “sorveglianze rafforzate” di Commissione e Bce. Chi si fiderebbe mai di un creditore che non vigila con accortezza sui suoi prestiti? E che debitore firmerebbe mai un accordo sapendo che le condizioni per la restituzione del suo prestito possono essere cambiate in corsa? Il memorandum del governo olandese è quello di un governo che sa di aver vinto il primo round e ora alza la posta: un avvertimento a chi, come l’Italia, col Mes rischia di incamminarsi su un sentiero insidioso e deve scuotersi al più presto.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME