In attesa di capire se la prospettiva di una mutualizzazione del debito in Europa avrà seguito o meno e se il Recovery Fund diverrà realtà, il governo italiano e il Ministero dell’Economia e delle Finanze in particolare lavorano alla ricerca di nuove fonti di finanziamento. Messo in conto un maxi-deficit per l’anno 2020, la squadra del ministro Roberto Gualtieri, guidata dall’uomo chiave del Tesoro, il direttore generale Alessandro Rivera, lavora alacremente per cercare nuovi strumenti e entrate per la macchina dello Stato.

Sul breve periodo una boccata d’ossigeno sarà garantito dal dividendo immediato da circa un miliardo di euro che le società partecipate dal Mef distribuiranno allo Stato dopo la procedura delle nomine dei vertici. Un primo passo a cui il governo non vuole rinunciare, ma al tempo stesso una goccia d’acqua nel deserto delle necessità che la crisi del coronavirus impone. Il Tesoro è pertanto al lavoro per cercare nuove strade sul fronte degli strumenti di debito.

In una nota pubblicata sul suo sito, il Mef ha recentemente sottolineato di aver “aggiornato le linee guida 2020 sul debito pubblico, ovvero il documento che annualmente definisce gli indirizzi strategici di gestione del debito rappresentato dai titoli di Stato”, annunciando una nuova emissione di Btp freschi per il 2020 funzionale a coprire la crescita del disavanzo statale. Al tempo stesso, ed è forse la novità più interessante, il Tesoro si prepara alla costruzione di ” un nuovo strumento dedicato ai risparmiatori privati che potrà essere proposto in più occasioni durante il 2020″.

Da diverse settimane numerosi voci autorevoli si sono levate per chiedere la mobilitazione del risparmio degli italiani in sostegno alla risposta alla crisi e alle necessità politiche che da esse emergono. Il punto della questione deve essere evitare che le classi lavoratrici e i risparmiatori italiani paghino con le proprie tasche sotto forma di riduzione dei servizi, austerità, decurtamento delle prospettive occupazionali e retributive, peggioramenti della situazione sul fronte delle pensioni le manovre di risposta all’emergenza. Diverso discorso sarebbe la svolta del risparmio verso l’acquisto di titoli nazionali volti a finanziare programmi di spesa interna e manovre anticicliche. Pensiamo ad esempio alla proposta di “prestito nazionale” dell’ex ministro Giulio Tremonti portata avanti con un editoriale sul Corriere della Sera e che, secondo uno studio di Tempi, ha il suo fondamento nell’ottima condizione patrimoniale netta delle famiglie italiane, che potrebbero svoltare trasformandosi in creditori finanziari dello Stato per un piano destinato alla ricostruzione produttiva del Paese.

A Tremonti si sono aggiunte voci autorevoli come quella del banchiere Giovanni Bazoli dell’economista Giulio Sapelli, che ha sintetizzato lo strumento necessario come “un prestito irredimibile esente da imposta a lunghissimo termine e a bassissimo tasso d’interesse”. Se la manovra del Tesoro porterà in questa direzione la misura, che raccoglie i favori di parti consistenti dell’opposizione, potrebbe essere la prima scelta di politica economica concordata e di reale unità nazionale dall’inizio della crisi. Un’apertura in tal senso è arrivato anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla programmazione economica e agli investimenti, senatore Mario Turco, del Movimento cinque stelle, che ha dichiarato di essere favorevole a “un ‘piano di autofinanziamento interno’ per accrescere la capacità di finanziare in maniera diretta ed autonoma le politiche d’investimento pubblico dello Stato e l’economia reale senza dover necessariamente dipendere dall’indebitamento esterno ed internazionale”. Ovvero leggasi, tra le righe, Mes e strumenti simili, su cui la bagarre nel governo e la confusione regnano sovrane.

Lo stesso Mario Draghi, nel suo celebre intervento sul “Financial Times”, ha recentemente avvertito della necessità per gli Stati di mettere in campo voluminose risposte anti crisi. Una ragionevole mobilitazione del risparmio nazionale, a cui potrebbe aggiungersi la discesa in campo di Cassa Depositi e Prestiti, andrebbe in questa direzione. Staremo a vedere e valuteremo cosa produrrà l’equipe di Gualtieri e, soprattutto, Rivera, deus ex machina dell’attuale fase della crisi. Nella speranza che arrivino, finalmente, soluzioni reali a una crisi mordente che non mettano a repentaglio la futura tenuta del sistema-Paese vincolandolo a ingerenze esterne.

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