I guai dell’automotive asiatica ai tempi dei dazi di Trump

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Dopo lo choc brusco e improvviso, il sollievo momentaneo. In Asia, o meglio in Giappone e in Corea del Sud, le azioni delle case automobilistiche e dei produttori di componenti delle quattro ruote sono aumentate in seguito alla proposta di Donald Trump di prendere in considerazione l’idea di esentare temporaneamente l’intero settore dai dazi del 25% precedentemente annunciati.

Gli investitori hanno acquistato in massa dopo i deflussi andati in scena all’inizio del mese, quando le preoccupazioni per l’effetto delle tariffe statunitensi e l’escalation della guerra commerciale avevano fatto temere il peggio per il mercato globale. Non che tutto sia risolto, sia chiaro, ma intanto alla borsa di Tokyo, Suzuki Motor ha guadagnato circa il +5%, mentre Toyota Motor e Honda Motor hanno chiuso in rialzo di quasi il +4%. Bene anche i produttori di componenti auto, come Sumitomo Electric Industries (+5%), Denso Corporation, la seconda azienda di ricambi auto al mondo (+5,6%) e Toyota Industries (+4,5%).

In Corea del Sud, invece, Hyundai Motor e Kia sono cresciute rispettivamente di circa il +4% e il +3%; i fornitori Hyundai Hyundai Mobis e Hyundai Wia hanno invece guadagnato circa il +3%. Piccole schiarite anche se all’orizzonte continuano a esserci troppi nuvoloni neri carichi di pioggia.

Già, perché se è vero che Trump ha dato alle aziende il tempo di ricalibrare le varie catene di approvvigionamento, è altrettanto vero che non è ancora chiaro cosa accadrà al comparto auto asiatico. Che non solo è stato stravolto dall’avvento dei brand made in China ma che adesso deve pure fare i conti con i dazi degli Stati Uniti.

Da Toyota a Honda: cosa succede in Giappone

In Giappone i riflettori sono puntati su Toyota Motor. La più grande casa automobilistica del pianeta intende aumentare la produzione di veicoli elettrici (Ev) a 1 milione di unità, sette volte tanto rispetto al 2024, entro il 2027. Lo farà, intanto, sfornando una quindicina di modelli elettrici rispetto agli attuali cinque. E poi allargando la propria base di produzione toccando Giappone, Cina, Americhe e Sud Est asiatico.

Per esempio, come scrivono i media nipponici, l’espansione della produzione di Toyota negli Stati Uniti, in Thailandia e in Argentina dovrebbe contribuire a tutelare il brand dai rischi di eventuali dazi e a consegnare i veicoli ai clienti più rapidamente. Ricordiamo che nel 2024 il colosso giapponese ha venduto 140.000 Ev nel 2024: +3,4% su base annua, ma distante anni luce da Tesla (1,79 milioni), Byd (1,76 milioni) e Volkswagen (740.000).

Honda Motor sta lavorando a un piano per trasferire la produzione di modelli dal Messico e dal Canada agli Stati Uniti. Pare che la casa automobilistica giapponese aumenterà la produzione di veicoli negli Usa fino al 30% nei prossimi due o tre anni, così da coprire il 90% delle vendite nel Paese con auto prodotte localmente. Ricordiamo che Honda piazza 1,42 milioni di veicoli all’anno negli Stati Uniti, pari a quasi il 40% delle sue vendite globali; di questi, 1 milione, ovvero il 70%, viene prodotto nel Paese mentre circa 500.000 sono importanti (300.000 dei quali dal Canada).

Se la passa invece decisamente peggio Nissan Motor, che sta discutendo di ridurre parzialmente la produzione nazionale del SUV Rogue nella prefettura di Fukuoka per portarla negli Usa. Mitsubishi Motors, che non ha stabilimenti in territorio americano e importa ogni veicolo, ha sospeso le spedizioni di automobili ai concessionari statunitensi in attesa di capire cosa accadrà con i dazi. Nel 2024 Mitsubishi ha venduto 109.843 veicoli negli Stati Uniti e ha scorte che coprono circa un centinaio di giorni. E dopo? Sarà tutto da vedere.

Sostegno e negoziati: la mossa della Corea del Sud

Se le auto made in China sono fuori dai giochi, lo stesso non vale per quelle made in Japan e made in Korea. Detto del Giappone, la Corea del Sud ha risposto ai dazi di Trump attivando due binari paralleli. Da un lato Seoul ha inviato i suoi negoziatori commerciali a Washington per trovare un futuro accordo con Trump, dall’altro ha annunciato importanti provvedimenti per attenuare l’effetto di eventuali tariffe.

Le misure a sostegno delle case automobilistiche includono l’aumento del sostegno finanziario a 15.000 miliardi di won, pari a circa 10 miliardi di dollari, nel 2025, rispetto ai 13.000 miliardi di won precedentemente previsti, in aggiunta alla riduzione delle tasse sull’acquisto di automobili saranno dal 5% al 3,5% e l’aumento dei sussidi per i veicoli elettrici.

Hyundai Motor ha intanto annunciato l’intenzione di investire 21 miliardi di dollari negli Stati Uniti in quattro anni. Il gruppo sudcoreano aumenterà poi la sua capacità produttiva nel Paese del 70%, portandola a 1,2 milioni di veicoli, e creerà al contempo una catena di approvvigionamento di materiali con l’apertura di un’acciaieria. Basterà per dormire sogni tranquilli?