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I grandi vincitori delle manovre bancarie europee sono i giganti della finanza Usa

Le recenti mosse nel settore bancario italiano ed europeo rivelano una strategia ben precisa: il controllo del risparmio gestito su scala globale. L’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit su Bpm non è solo una questione di acquisizioni societarie, ma...

Le recenti mosse nel settore bancario italiano ed europeo rivelano una strategia ben precisa: il controllo del risparmio gestito su scala globale. L’offerta pubblica di scambio lanciata da Unicredit su Bpm non è solo una questione di acquisizioni societarie, ma il tassello di un piano più ampio per creare un colosso finanziario capace di competere con i giganti americani BlackRock, Vanguard e State Street.

Dietro queste manovre si intravede l’attuazione di un progetto che affonda le radici nei piani Draghi e Letta, mirati a trattenere all’interno dell’Europa il risparmio dei cittadini, un patrimonio che supera i 33mila miliardi di euro. La Commissione europea, in questa partita, si dimostra tutt’altro che neutrale: con deroghe sulle norme antitrust e l’ambizione di un mercato unico dei capitali, sta spianando la strada a queste mega-aggregazioni, trasformando il sistema bancario europeo in un’arena per il consolidamento del potere finanziario.

La vera sfida, però, non è solo quella di costruire colossi finanziari, ma di rendere questi stessi gruppi capaci di offrire rendimenti agli investitori, altrimenti il flusso di capitali verso gli Stati Uniti proseguirà indisturbato. Il rischio è che dietro le fusioni tra istituti europei si celino, in realtà, le solite mani: quelle dei fondi speculativi americani, che detengono già quote rilevanti nelle principali banche europee.

In Italia, il governo prova a giocare la sua partita, con il ministro dell’Economia che evoca il Golden power per contrastare l’offensiva di Unicredit su Bpm. Un’illusione: le dinamiche in corso non lasciano spazio a piccoli attori nazionali, e l’idea di costruire un terzo polo bancario italiano appare sempre più fragile. Nel frattempo, le banche italiane, anziché finanziare l’economia reale, incassano profitti record e li reinvestono in operazioni finanziarie: in due anni, i loro utili hanno superato i 100 miliardi, mentre il credito erogato non arriva a 500 miliardi annui.

Anche all’estero il copione non cambia: Commerzbank, sotto pressione per un’eventuale scalata di Unicredit, risponde con un’operazione di buyback e aumento dei dividendi. Ma chi ne beneficia? Sempre gli stessi: Unicredit è il secondo azionista della banca tedesca, dopo il governo di Berlino, e BlackRock si conferma il vero regista della partita, con posizioni di rilievo in entrambi gli istituti.

Le mosse in corso non sono altro che la conferma di un sistema dove il capitalismo finanziario si alimenta di sé stesso, accumulando ricchezza e potere mentre i cittadini restano spettatori di un gioco più grande di loro.

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