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Le fondazioni bancarie danno ancora le carte in Cassa Depositi e Prestiti, la principale banca pubblica italiana di cui le casse riunite nell’Acri, l’Associazione delle Casse di Risparmio Italiane, sono in gruppo soci di minoranza a fianco del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Nomine, Meloni non può fare a meno della vecchia guardia

Lo conferma il fatto che neanche Giorgia Meloni sta riuscendo a condizionare la traiettoria di governo e amministrazione della finanza d’alto rango italiana coordinata dalle fondazioni che gestiscono partecipazioni strategiche del capitale dei principali gruppi bancari italiani.

Per un governo guidato da una premier con l’ansia del rinnovamento la scelta del cda di Cdp per il triennio 2024-2027 confermerà l’assenza di alternative nel centrodestra attuale a trazione conservatrice per coprire ruoli manageriali di altissimo rango in posti strategici. Meloni, in sostanza, sarà chiamata a affidarsi a una rodata vecchia guardia. Confermando quanto già emerso nella campagna di nomine del 2023.

Cdp, verso il rinnovo di Scannapieco e Gorno Tempini

Il rinnovo del cda di Cdp, ad esempio, vedrà Meloni in continuità con Mario Draghi nel confermare alla guida di Via Goito l’amministratore delegato Dario Scannapieco, scelto nel 2021 dall’esecutivo di unità nazionale a cui Fratelli d’Italia era all’opposizione ma gradito alla premier, e soprattutto Palazzo Chigi e il Mef chiamati a vidimare la scelta per la presidenza che, di prassi, spetta alle casse. E le fondazioni hanno già dato il benestare alla permanenza alla presidenza del banchiere bresciano Giovanni Gorno Tempini.

Gorno Tempini sulla scia di Bazoli e Guzzetti

Dire Gorno Tempini vuol dire parlare di una filiera di potere finanziario e amministrativo che perdura con gli anni e di cui il centrodestra di governo deve prendere le misure. Gorno Tempini è vicino ai dioscuri che hanno fatto la storia della finanza italiana traghettando, grazie alle manovre tra banche e fondazioni, alla nascita di Intesa San Paolo.

Da un lato, il bresciano Giovanni Bazoli (a sinistra nella foto), 92 anni, in passato presidente del Banco Ambrosiano e presidente emerito di Intesa Sanpaolo e del cui “salotto” buono, la Mittel, Gorno Tempini è stato a capo. Dall’altro, Giuseppe Guzzetti (a destra nella foto), 90 anni, figura dominante a Milano che dopo esser stato in quota Democrazia Cristiana presidente di Regione Lombardia dal 1979 al 1987 è stato il volto della finanza “bianca” che traghettava le banche cattoliche nell’epoca della finanza d’affari.

Guzzetti per anni da presidente ha tenuto le redini al contempo in Fondazione Cariplo (1997-2019) e nell’Acri (2000-2019). Lui e Bazoli hanno per lungo tempo esercitato un’influenza significativa all’interno dell’associazione che raggruppa i principali azionisti di Intesa Sanpaolo: la Fondazione Cariplo e la Compagnia di San Paolo, a cui nel trittico delle grandi fondazioni italiana si aggiunge la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino (Crt). Quest’ultima, dalla cui presidenza si è di recente dimesso l’ex vicepresidente di Unicredit e presidente di Prelios Fabrizio Palenzona, detiene partecipazioni rilevanti in Generali (1,61%), Unicredit (1,9%) e Bpm (1,8%).

La House of Cassa italiana sull’asse Milano-Torino

Sull’asse Cariplo-San Paolo in particolare viaggia una fetta consistente del potere economico-finanziario italiano di cui lo Stato e i suoi vertici tengono conto. Dopo l’era Guzzetti, in Acri si è aperta la strada a un passaggio alla guida a Francesco Profumo, fino a pochi mesi fa alla guida della Compagnia di San Paolo in un asse Milano-Torino che è solido quanto il bilancio dell’istituto di Ca’ dei Sass’, primo gruppo bancario italiano.

Tra 2023 e 2024 l’alternanza. In Cariplo è diventato presidente Giovanni Azzone, ex rettore del Politecnico di Milano, che a inizio 2024 ha assunto anche la guida dell’Acri. Grandi cerimonieri Guzzetti e Bazoli: il centrodestra, che sfidava Azzone sostenendo politicamente il suo successore a Piazza Leonardo, Ferruccio Resta, è rimasto a bocca asciutta di fronte alla continuità delle longeve istituzioni finanziarie e bancarie.

Col sostegno dell’uscente Profumo, Azzone è stato poi elevato all’Acri, sbarrando la strada all’arrembante Palenzona. Il fiume carsico è arrivato fino al rinnovo dei vertici di Cdp. Dove il pivot finanziario che guida l’Acri ha scelto per la conferma di Gorno Tempini. E Meloni dovrà vidimare la continuità in Via Goito con chi c’era prima di lei: con Draghi, in campo politico istituzionale; con le casse, in campo economico-finanziario. Avere i voti non vuol dire avere potere: per costruire quest’ultimo, serve fare sistema. Questa tornata di nomine sarà sicuramente di lezione per la coalizione di governo.

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