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I gasdotti al centro della strategia Usa nel Mediterraneo orientale

Eastern Mediterranean Security and Partnership Act: si chiama così la proposta di legge bipartisan depositata al Senato Usa che potrebbe riscrivere le linee guida della strategia di Washington nel quadrante compreso tra il Mare Egeo e il Canale di Suez....

Eastern Mediterranean Security and Partnership Act: si chiama così la proposta di legge bipartisan depositata al Senato Usa che potrebbe riscrivere le linee guida della strategia di Washington nel quadrante compreso tra il Mare Egeo e il Canale di Suez. Presentata dal democratico del New Jersey Bob Menendez e dal repubblicano della Florida Marco Rubio, la legge rappresenta un potenziale punto di svolta per l’azione regionale degli Stati Uniti e, soprattutto, consente ad essa di trascendere la dimensione della Nato, a dimostrazione della volontà di Washington di condurre il gioco in una fase in cui la reticenza di alleati storici come la Turchia e il deterioramento delle posizioni in Medio Oriente impone una discontinuità.

L’azione degli Usa che la legge Menendenez-Pompeo prevede di ispirare si fonda su due importanti capisaldi: partnership energetica e cooperazione per la sicurezza. Nel campo dell’energia, il progetto chiave è quello di EastMed, il gasdotto destinato a unire i tre alleati chiave indicati nel documento dopo il forfait di Ankara, ovvero Israele, Grecia e Cipro. La proposta contiene anche l’idea di un centro di coordinamento comune finanziato dagli Usa e dai loro big energetici per ottimizzare la ricerca nel settore.

“L’alleanza tra Atene, Gerusalemme e Nicosia – prodotta dal legame fisico che il progetto del gasdotto creerà – potrebbe diventare il veicolo con cui Washington intende esercitare il suo ruolo nella regione”, fa notare Formiche. “E infatti, il disegno di legge di Menendez e Rubio raccomanda – “per la prima volta in un testo di questa natura”, fa notare il quotidiano greco Ekathimerini – iniziative per rafforzare l’asse che va da Israele alla Grecia”. In questo contesto, nel Mediterraneo Orientale la Turchia è contraria ad EastMed, che ne sminuirebbe il ruolo di ponte euroasiatico, mentre è “più sfumata la posizione dell’Egitto, che in quell’area di Mediterraneo ha grosse riserve (due reservoir, Zohr e Noor, sono sotto concessioni Eni tra l’altro): il Cairo cerca spazi puntando a un accordo con Nicosia per trasferire nel Paese il gas cipriota e vorrebbe essere l’hub per quello israeliano”, fattori che potrebbero rendere il generale al Sisi un ascoltatore interessato per i progetti EastMed.

Sotto il profilo militare, la proposta di legge sblocca l’invio di armi a Cipro, rompendo un embargo decennale, e rafforza i legami militari con la Grecia, che ha completamente scalzato la Turchia come primo partner securitario degli Usa in Europa Orientale. Il rinnovato attivismo Usa nel Mediterraneo Orientale mira al diretto contenimento delle principali potenze rivali di Washington, Cina e Russia, unendo alla saldatura strategica ed energetica tra tre fornitori di gas concorrenti di Mosca l’ampliamento della rete d’influenza politica che ha nel continente il suo contraltare nel “progetto dei tre mari“. Una strategia di prima linea che guarda anche agli altri alleati mediterranei di Washington e potrebbe chiamare in causa anche l’Italia, che ha già dato il suo via libera al Tap ma su EastMed, tramite Eni, ha espresso diverse perplessità legate agli elevati costi del progetto e alle priorità date dal cane a sei zampe allo sfruttamento di Zohr in Egitto. Presto la geopolitica potrebbe imporre a Roma di fare scelte decisive in un senso o nell’altro.





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