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Olanda, Austria, Svezia, Danimarca hanno tenuto a lungo sotto scacco l’Unione Europea bloccando qualsiasi tentativo di porre in essere manovre fondate su una reale mutualizzazione del debito, contribuendo all’inserimento di clausole stringenti sui finanziamenti del Recovery Fund e alzato gradualmente la posta delle loro richieste di sconto su contributi comunitari e iniziative a fondo perduto.

Nel quadro dell’architettura finanziaria del bilancio comune Ue per il periodo 2021-2027, in cui il fondo presentato dalla Commissione sarà incardinato, i Paesi “frugali” hanno ottenuto il mantenimento dei rebate, gli sconti alla contribuzione concessi inizialmente al Regno Unito e poi garantiti anche ai membri nordici dell’Ue, che saranno tenuti in vigore anche dopo il perfezionamento della Brexit.

I rimborsi complessivi che i quattro frugali riceveranno dai loro contributi al bilancio Ue negli anni di durata del prossimo bilancio pluriennale varranno circa 26 miliardi e mezzo di euro, con un incremento di 7,8 miliardi rispetto a quello precedente. Mark Rutte e Sebastian Kurz sono tornati in Olanda e Austria da trionfatori: il rebate annuo de L’Aja è salito da 1,5 a 1,9 miliardi di euro l’anno, quello di Vienna da 237 a 565 milioni. La Danimarca beneficerà di un incremento da 197 a 322 milioni di euro, la Svezia sfonda il miliardo annuo. Eppure, neanche questo sembra bastare ai custodi dell’austerità.

I Paesi frugali temono ora che i rimborsi ricevuti possano essere annacquati dalle conseguenze di lungo periodo della crisi economica da coronavirus. Si preannunciano anni burrascosi per l’Europa, ma per l’Olanda e i suoi alleati la soluzione ai loro problemi deve essere ad hoc e non prendere in considerazione l’Unione nel suo complesso. I frugali temono una fase di bassa crescita (o depressione) e elevata inflazione, simile alla “stagflazione” di metà Anni Settanta e, come fa notare il Financial Times, hanno ora alzato l’asticella delle loro pretese politiche chiedendo “l’indicizzazione dei rebate […] per prevenire il declino del loro valore reale durante i sette anni del bilancio comunitario”.

Un diplomatico ha dichiarato al quotidiano della City di Londra che il timore dei frugali è di perdere decine di milioni di euro all’anno dal valore dei rebate a causa delle deboli prestazioni economiche dell’Europa. I diplomatici ora mirano a spuntare un’indicizzazione del 2% annuo del valore dei rebate, che così facendo nel 2027 potrebbero arrivare a sfiorare complessivamente, sull’arco dell’intero periodo, i 30 miliardi di euro. Un incremento di circa il 15% a livello aggregato, che segnala come l’Olanda e i suoi alleati vogliano tirare ulteriormente la corda mano a mano che si avvicina l’inizio delle procedure di votazione del bilancio comune europeo e del Recovery Fund al Parlamento europeo di Strasburgo. Il dibattito si annuncia serrato sul tema.

Sono lontani i tempi in cui i falchi del rigore insistevano sull’austerità e sull’assenza di solidarietà mirando a separare i loro destini economici da quelli del resto del Vecchio Continente. La crisi è sempre più mordente e trasversale, lo shock è più che simmetrico su tutta Europa. Il Vecchio Continente si ritrova però nuovamente condizionato, sul piano politico, da una piccola minoranza organizzata che vive la presenza politica come un continuo ricatto. Il potere di condizionamento dei falchi è elevato, e lo abbiamo visto nei mesi di risposta alla crisi pandemica. Nemici dell’uso massiccio della spesa pubblica, essi non lesinano a richiederla quando dovrebbe contribuire a finanziare i loro rimborsi. Austeri fino al midollo e nemici dell’inflazione, chiedono di fatto una “scala mobile” indicizzata per i loro rebate. L’ipocrisia dei falchi del rigore segnala, in fin dei conti, quanto siano rilevanti in un’Europa in cui il doppio standard è uno dei fondamenti politici.

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