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L’Eurogruppo di lunedì ha visto il debutto di diversi ministri dell’Economia e delle Finanze di Paesi ritenuti strategici per il dibattito europeo appartenenti a governi o formazioni che fino a poco tempo fa sostenevano la posizione del ritorno alle regole del Patto di Stabilità nel periodo post-pandemico. Ebbene, per una particolare eterogenesi dei fini potrebbero proprio essere queste figure a segnare il definitivo distacco di Stati come Germania, Olanda, Austria dal rigorismo in ogni sua forma.

Il nuovo ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner, esponente dei Liberali Fdp, ha sottoscritto nell’accordo di governo con Spd e Verdi il via libera a una procedura di modifica delle regole europee dopo esser stato, a lungo, falco tra i falchi; il nuovo governo olandese, il quarto guidato da Mark Rutte, ha visto le Finanze andare a Sigrid Kaag. Kaag è un’esponente del partito liberale D66, e la sua vocazione personale potrebbe portare L’Aja ad una maggiore flessibilità dopo gli anni di battaglie da ultra-rigorista.  Wopke Hoekstra, l’aggressivo ex ministro delle Finanze, rimarrà nell’esecutivo come ministro degli Esteri, ma lo stesso Rutte ha nei mesi scorsi aperto a una svolta. In Austria, invece, Magnus Brunner ha sostituito il “Metternich dell’austerità”, Gregor Blumele in un’intervista pubblicata su France Day FR News ha parlato della proposta tedesca del governo “semaforo”, cercando di indorare la pillola: “faremo in modo di rispettare il patto di stabilità. Quando ho letto il patto della coalizione tedesca, ci sono già passaggi che vanno nella direzione di un patto di stabilità ripristinato dopo la crisi”.

Tuttavia il vento che soffia in Europa parla di una partita strategica prossima ad aprirsi. Con i tempi e i modi propri della bizantina burocrazia istituzionale europea. Il primo Eurogruppo ha in tal senso dato risposte interlocutorie. Segno che il rapporto dei falchi con la realtà è più difficile a costituirsi rispetto al previsto. Ma si intravedono spiragli. La Kaag ha definito all’Eurogruppo la frugalità fiscale “un asset”, ma rispetto a Hoekstra ha espresso la sua volontà di cercare un terreno di confronto comune sul futuro delle regole di bilancio; Lindner ha detto che in questa fase “le regole di bilancio sono importanti” anche se sospese dall’Ue poiché con la loro esistenza contribuiscono “a rafforzare i mercati finanziari e aiutano la politica monetaria a garantire la stabilità dei prezzi” nel contesto ad alta inflazione dell’Ue, ma ha anche dichiarato che a suo avviso bisognerà aspettare le proposte comunitarie. Lindner ha parlato della necessità di costruire nuovo ammortizzatori fiscali per i Paesi dell’Ue, che a suo avviso hanno bisogno di flessibilità non solo nel settore privato, ma anche nel settore pubblico.

Bruxelles produrrà a giugno 2022 le proposte per la reintroduzione delle regole di bilancio dopo la sospensione del Patto di stabilità e crescita causa pandemia con le linee guida aggiornate dalla Commissione von der Leyen e punterà a consolidare un percorso di rilancio dell’Unione coerentemente con gli avanzamenti delle politiche post-pandemiche. Per i vari Paesi e partiti di governo la finestra temporale che si apre servirà a:

  • Fare pretattica capendo in che misura la Commissione sarà coraggiosa nel dare via libera alle necessità di superamento della struttura di Trattati pre-pandemia e alleviare a diversi Stati l’onere delle nuove proposte.
  • Aprire margini di dialogo tra i vari governi.
  • Capire i trend di ripresa dell’economia europea, il futuro dell’inflazione, consentire ai governi Ue di concentrarsi sui problemi contingenti come la crisi energetica.

Come evidenziato da Rodolfo Parietti su ilGiornale vi è poi una questione politica legata alla volontà della Germania di non far sì che sia la presidenza francese del semestre europeo destinato a finire proprio a giugno a mettere in cantiere una riforma perorata con forza da Emmanuel Macron e Mario Draghi e che la Germania di Angela Merkel prima e Olaf Scholz poi ha più attuato che incentivato politicamente. Come sottolinea Domani, “tra le priorità della presidenza francese, come elencate dal ministro francese Bruno Le Maire, ci sono il vago obiettivo di «costruire una nuova prosperità europea» ma anche l’approvazione della direttiva europea sulla Minimum global tax e l’Unione bancaria su cui i lavori e le trattative si trascinano da nove anni”. Berlino non vuole che l’alleato di oltre Reno abbia tutta questa capacità di indirizzo e orientamento e preferisce che il dibattito si concentri tra metà 2022 e inizio 2023, quando saranno Repubblica Ceca e Svezia a tenere il pallino della presidenza. Uscita dell’austerità sì, ma senza eccessive fanfare: Berlino sa che l’unico modo per portare all’incasso tale risultato è evitare di far apparire ai falchi nordici tutto questo come una vittoria del Sud dell’Unione Europea. Una decisione realista, che però segnala sicuramente anche la lentezza di certi meccanismi decisionali che da tempo condizionano l’Europa.

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