Anni fa, quando l’Europa economica andava polarizzandosi sul fronte dei “falchi del rigore” sui conti pubblici e su quello opposto e non organizzato delle “colombe”, principalmente i Paesi dell’Europa mediterranea, era comprensibile che questo stato di tensione avrebbe portato all’esplosione di profonde contraddizioni nell’Unione europea ventura. Questo è accaduto, infatti, a più riprese sul tema del rigore, dell’austerità e della scarsa solidarietà sui conti pubblici: a giovare dell’austerità sono state, principalmente, due potenze esportatrici come Germania e Olanda che hanno potuto porre in essere le loro strategie mercantiliste spremendo, in primo luogo, il fronte del mercato interno.

Ma sul lungo periodo le contraddizioni vengono a galla. E la recente riunione dell’Eurogruppo ha testimoniato come lo stesso fronte dei falchi sia sempre meno omogeneo e vulnerabile, rafforzando una percezione inaugurata dai richiami della Banca Centrale sul loro debito privato. Ad essere attaccate, proprio Germania e Olanda: accusate di barare, di non contribuire alla crescita economica europea con investimenti produttivi, di accumulare surplus di bilancio ingiustificati. Sul fronte degli accusatori, nientemeno che il cultore del rigore per eccellenza, Valdis Dombrovskis.

Il Catone il Censore lettone,l’uomo posto a vegliare sui commissari economici come vicepresidente di Ursula von der Leyen e che  supervisionerà il nostro Paolo Gentiloni , designato agli Affari Economici. Dombrovskis è stato recentemente chiaro sul fatto che all’Italia non intende fare sconti sulla manovra finanziaria, archiviando anzitempo il sogno nostrano di un “superdeficit“, ma all’Eurogruppo non ha potuto fare a meno di richiamare una volta di più Germania e Olanda.

Avvenire ha riportato il testo di un documento riservato della Commissione europea, di cui Dombrovskis è già parte, presentato all’ultima riunione dell’Eurogruppo svoltasi alla presenza di Mario Draghi e che contiene un j’accuse esplicito a chi con l’austerità ha esagerato. “La crescita in calo e i rischi congiunturali – si legge – nell’attuale situazione possono costringere ad agire in modo preventivo a livello di politica di bilancio, anziché limitarsi a reagire. L’ indebolimento mondiale della crescita e del commercio sarà più profondo e più prolungato di quanto previsto inizialmente”. Dunque “gli Stati membri con spazio di bilancio dovrebbero incrementare i propri investimenti”.

Nello spazio di manovra offerto dalla Commissione si sono inseriti il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno (“Coloro che hanno spazio per agire lo facciano”) e il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire, al cui traino è andato infine il nostro Roberto Gualtieri. Opportuno precisare la vaghezza delle richieste a due delle maggiori economie esportatrici dell’Unione, ma gli inviti al potenziamento del mercato interno sono una notizia inaspettata sino a poche settimane fa. Con la guerra dei dazi in pieno svolgimento, la Brexit alle porte e l’inverno della crisi non ancora completamente scongiurato anche i dogmi più ottusi dell’austerità cominciano a cedere. In maniera selettiva, c’è da dire. Dombrovskis e i suoi sono stati, nella loro rigidità, coerenti: e purtroppo non c’è da sperare in alcun ammorbidimento fiscale o finanziario nei confronti dell’Italia nel prossimo periodo. La manovra di galleggiamento messa in campo dal Conte-bis,in questo contesto, è di una realista modestia che riflette i nostri ridotti spazi di manovra.

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