Negli ultimi giorni, la Francia ha vissuto un nuovo periodo di sciopero prolungato che ha messo in ginocchio le linee di trasporto ed i principali servizi del Paese. Iniziate il 5 dicembre, le proteste erano indirizzate al progetto di legge riguardante la riforma del sistema pensionistico fortemente voluto dal ministro dell’economia, Edouard Philippe. La nuova impostazione diverrebbe operativa dal 2025 e andrebbe ad allungare l’età pensionabile dei lavoratori, soprattutto delle categorie che fino ad oggi in Francia avevano goduto di condizioni agevolate, come gli occupati dei trasporti pubblici e gli insegnanti scolastici. Nel complesso, delle 42 categorie di regimi pensionistici speciali non ne rimarrà nemmeno una, convergendo tutte in un unico sistema contributivo per il calcolo della pensione.

Si allunga l’età per il pensionamento

Come riferito dall’agenzia di stampa Agi, per tutti i lavoratori francesi non basteranno più i 62 anni attuali per vedersi recapitato l’assegno dal fondo previdenziale pubblico. Gradualmente e sino al 2027 l’età verrà spostata ai 64 anni, dando tuttavia (come avviene in Italia) la possibilità di uscire prima dal mercato del lavoro, accettando un taglio dell’importo pensionistico percepito. Aumenteranno di uno anche gli anni per avere diritto al valore minimo di mille euro dell’assegno (solo per i primi tre anni dalla data di pensionamento): saranno 43 contro i 42 attuali, sempre mantenendo la gradualità della variazione come nel caso del numero di anni minimo per poter finalmente lasciare il mercato del lavoro.

Sebbene da questa modifica un notevole guadagno sarà ottenuto dai lavoratori autonomi e dai commercianti che appartenevano già da anni al regime contributivo, si perderà l’indicizzazione sul valore dell’inflazione. Il nuovo indice di riferimento per le variazioni sarà dettato dal mercato dei salari, che notoriamente e salvo misure ordinate direttamente dallo Stato cresce ad un ritmo inferiore.

Chi sarà soggetto alla modifica?

I nati prima del 1975 non subiranno alcun cambiamento, continuando a rientrare nell’odierna impostazione del sistema previdenziale. Tutti coloro che sono nati successivamente a quella data entreranno invece gradualmente all’interno della riforma, come evidenziato nei paragrafi precedenti. Questa misura è stata introdotta proprio per evitare un eccessivo sollevamento delle masse dei lavoratori, per garantirsi il favore del personale più anziano in attività. Stesso identico discorso fatto per il mantenimento dei regimi fiscali agevolati per tutti coloro che hanno attualmente più di 44 anni.

Gli ultimi punti riguardano invece una questione definita dal ministro dell’economia francese come indirizzati all’equità sociale: i bonus per i figli e il “super-contributo” per i ricchi. Per quanto concerne la prima modifica, ogni figlio varrà per la madre lavoratrice un bonus del 5% dei contributi versati fino al secondo, per passare al 7% per ogni figlio dal terzo in avanti. Tutti coloro che dichiarano annualmente più di 120 mila euro dovranno pagare un contributo aggiuntivo a fondo perduto, per garantire l’equilibrio del sistema previdenziale francese. L’importo di tale super-contributo non è ancora però stato definito nei dettagli, forse per evitare un aumento dei contrasti all’interno della popolazione francese che in queste ore è già interessato dalle proteste dei lavoratori.

Quadratura del bilancio dietro alla manovra

La riforma del sistema pensionistico si instaura nei due filoni di pensiero principali della politica macroniana. Mentre da un lato è una misura volta ad attuare un’unificazione dei sistemi previdenziali per garantire uguaglianza tra la popolazione, dall’altro si configura come un ingente taglio alle voci di spesa del sistema previdenziale. Con l’invecchiamento della popolazione e l’allungamento della speranza di vita, anche il sistema previdenziale francese avrebbe rischiato nei prossimi anni di giungere al collasso. Il governo francese ha dunque deciso di modificarne la sua struttura per prevenire rotture future. In un momento in cui ancora è possibile effettuare una fase di transizione, non si rischia di dover modificare in modo drastico e dal giorno alla notte l’apparato previdenziale; insegnamento ottenuto grazie anche alle riforme pensionistiche italiane degli anni precedenti, attuate in extremis e senza garantire gli adeguati periodi-ponte (causa, per esempio, della crisi degli esodati).

Nonostante l’applicazione soft del regime nei suoi primi anni di validità, la popolazione non ha comunque visto di buon occhio la riforma voluta dal governo e si è riversata nelle strade. A capitanare la rivolta sono stati soprattutto gli impiegati statali, che hanno paralizzato la Francia per oltre quattro giorni. Troppi pochi però per convincere Emmanuel Macron a tornare sui propri passi.

GILET GIALLI: UN ANNO DOPO
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