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Huawei va al contrattacco: possibile una collaborazione con Apple?

La partita globale per la costruzione delle nuove reti 5G vede, oggigiorno, la Cina in vantaggio relativo sugli Stati Uniti grazie alla capacità di Pechino di mobilitare una maggiore quantità di risorse nella ricerca tecnologica ad esse dedicata e di...

La partita globale per la costruzione delle nuove reti 5G vede, oggigiorno, la Cina in vantaggio relativo sugli Stati Uniti grazie alla capacità di Pechino di mobilitare una maggiore quantità di risorse nella ricerca tecnologica ad esse dedicata e di esercitare, tramite i suoi giganti della tecnologia, un controllo esecutivo diretto. Nella corsa alla supremazia nella costruzione e gestione delle reti 5G, nel controllo del traffico dati ad esse associato e nell’intelligenza artificiale Xi Jinping è entrato in campo personalmente promettendo investimenti governativi complessivi dal valore di circa 150 miliardi di dollari.

“L’avvento del 5G ci appare come il più recente stadio evolutivo di un cammino, quello della digitalizzazione, che ebbe inizio con l’avvento del computer e con il parallelo dispiegamento di quelle reti di telecomunicazione che permettevano alle macchine di realizzare la trasmissione e lo scambio dell’informazione, ossia della materia prima di cui si alimenta l’odierna Società dell’informazione”, scrive StartMag.

La sfida Usa a Huawei

E parlare di 5G cinese significa parlare, principalmente, di Huawei, assieme a Zte attore principale attivo nella costruzione delle nuove reti. L’offensiva strategica, giudiziaria e politica sferrata da Washington e dagli apparati federali contro le attività di Huawei nel mondo risponde alla necessità di contenere il dinamismo dell’Impero di Mezzo. Huawei fa paura agli Usa perché è un precursore nella corsa globale alla nuova tecnologia, di cui detiene il 12% dei brevetti già depositati. Per Washington, l’ipotesi di un controllo cinese sull’immensa mole di dati sensibili (per l’economia, la finanza, la cybersecurity, la sicurezza nazionale e così via) che presto passeranno sulle reti 5G è semplicemente inaccettabile.

Gli Stati Uniti sono la patria delle moderne imprese leader nel big tech e sono riusciti, negli ultimi tre decenni, a imporre attraverso l’utilizzo della logica di potenza e di adeguati incentivi economici, esemplificati dalla sinergia tra colossi come Amazon e gli apparati di Difesa e intelligence, il controllo nazionale sulla rete globale di internet e sui flussi di dati. Il 5G si preannuncia una rivoluzione economica globale, e gli Stati Uniti hanno chiesto a numerosi Paesi a loro alleati di bandire Huawei dalle gare per la costruzione delle reti di ultima generazione.

Ma se Nuova Zelanda, Canada, Australia e Giappone hanno aderito alle richieste, Regno Unito e Germaniahanno invece glissato, aprendo alla partecipazione di Huawei alle loro gare. Esempio estremo è invece il nostro  Paese, ove Huawei conta una rete consolidata di investimenti e interessi economici di rilievo. Anche il Belgio, di recente, ha dato semaforo verde all’operatività dell’impresa di Shenzen.

Huawei vuole una partnership con Apple?

La guerra lampo dell’amministrazione Trump contro Huawei non ha avuto successo: l’impresa ha dimostrato la sua resilienza e la sua capacità di adattamento, nonchè la sua centralità nella corsa al 5G che la vede leader globale. Nessun Paese può privarsi dell’opzione di un 5G relativamente economico ed efficiente, a prezzi che i competitor statunitensi di Huawei non sono in grado di garantire. E Huawei si è resa conto che nella corsa al 5G la pace può pagare più della guerra e si è resa protagonista di una strategia astuta volta a aumentare la sua trasparenza proprio nel cuore dell’impero rivale, gli Stati Uniti.

Come sottolinea Formiche, ” Ren Zhengfei, potente fondatore della telco (e padre di Meng Wanzhou, la numero due della compagnia con diverse accuse a suo carico negli Usa e per questo arrestata in Canada), ha annunciato ufficialmente Cnbc di voler proporre a Apple la fornitura del suo modem 5G, Balong 5000, sfidando di fatto l’amministrazione americana, critica verso l’hardware prodotto da aziende di Pechino”. La mossa arriva a pochi giorni dall’annuncio del 12 aprile scorso della Federal communications regulatory agency (Fcra) del lancio di un fondo da oltre 20 miliardi di dollari per il varo di una rete 5G nazionale.

Il duello geopolitico infiamma la sfida

E dato che “Washington – che ha lanciato un suo piano per il 5G oltreoceano – ha lanciato nel tempo diversi ‘warning’ sull’argomento, ritenendo i colossi cinesi della tecnologia dei potenziali veicoli di spionaggio a beneficio di Pechino (in virtù soprattutto di una Legge sull’intelligence che obbligherebbe le aziende della Repubblica Popolare a collaborare con la madrepatria)” Huawei punta colpire in contropiede e a aprire ad affari con il colosso del big tech per eccellenza per poter, al tempo stesso, incunearsi nel compatto fronte avversario, mostrare a alleati e concorrenti un’immagine di trasparenza e intenti collaborativi e raffreddare gli animi in nome dei comuni obiettivi di business.

In una sfida tecnologica e commerciale che è parte integrante della rivalità geopolitica Cina-Usa, tuttavia, accordi di questo tipo sono difficili. L’idea di Ren è stata rubricata da Huawei come un’opinione personale del leader della compagnia, mentre da Cupertino non sono filtrati commenti ufficiali. Certo è che l’estraneità di Apple dalla gara per le reti 5G e il suo interesse esclusivo per i modem degli iPhone di prossima generazione apre a ipotesi di collaborazione e prefigura l’ampiezza della futura sfida sulle tecnologie che si svilupperanno come “indotto” del 5G. Huawei manda un messaggio: è ancora in piedi e competitiva. E ora difficilmente gli Stati Uniti, viste anche le diverse defezioni, potranno scalzarla col semplice richiamo alla fedeltà reciproca tra alleati e all’alleanza securitaria.





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