La Borsa di Hong Kong ha formulato un’offerta inaspettata per acquistare il London Stock Exhange, cioè niente meno che la Borsa di Londra. Sul piatto ballano circa 32 miliardi di sterline, più o meno 36 miliardi di euro; una cifra che include debito, contanti e azioni. Hong Kong Exchanges and Clearing Limited, il soggetto che gestisce il mercato azionario e dei futures nell’ex colonia britannica, ha scritto in una nota ufficiale di aver fatto una proposta al consiglio di amministrazione del London Stock Exchange Group Plc “per unire le due società”. “La fusione – conclude poi il comunicato – rappresenta un’enorme opportunità volta alla creazione di un leader globale nel settore delle piattaforme di mercato”. In effetti, l’operazione potrebbe portare alle parti numerosi vantaggi, primo fra tutti la costruzione di un ponte tra il mondo occidentale e il mercato cinese. Ma, allo stesso tempo, la fusione anglo-cinese farebbe emergere un’ombra inquietante: quella della Cina sull’Europa, dal momento che Hong Kong è considerato, pur con tutte le leggi speciali del caso, territorio cinese.

Le intenzioni della Borsa di Hong Kong

Per ogni azione della Borsa di Londra, la Borsa di Hong Kong è pronta a offrire 8,3 sterline e, più in generale, un corrispettivo in denaro di 245 pence e 2,495 azioni Hong Kong Exhanges di nuova emissione. L’eventuale risultante delle due società dovrà inoltre essere quotata anche sul mercato britannico, oltre che sui listini asiatici. L’amministratore delegato della Borsa di Hong Kong, Charles Li, lo stesso che ha presentato l’offerta per Londra, ha dichairato a Bloomberg che “riunire la Borsa londinese a quella hongkonghese ridisegnerà l’assetto dei mercati dei capitali per i prossimi decenni a venire”. Il motivo? È presto detto, perché, sempre secondo l’ad, “entrambe hanno grandi marchi, esperienza di crescita e un’elevata forza finanziaria”.

Una proposta ambigua

La fumata bianca non è tuttavia così scontata. E per un motivo ben preciso: l’offerta di Hong Kong potrebbe essere scambiata con un’offerta proveniente dalla Cina, e ci sono quindi non poche difficoltà nel superare diversi paletti. L’offerta è arriva inoltre in un periodo doppiamente delicato per entrambe le parti: Londra è alle prese con la Brexit, Hong Kong con le proteste che da due mesi stanno sconquassando la città. Le malelingue hanno già insinuato che l’operazione possa essere un piano studiato dal Partito comunista cinese nel quartiere generale di Pechino, e che la fusione delle due Borse slegherebbe in un colpo solo due nodi ostici, regalando alla Cina un vantaggio nei confronti degli Stati Uniti e dell’intero Occidente. Questo perché, da un lato, la mossa asiatica potrebbe essere recepita come un chiaro tentativo da parte del Dragone di offrire a Londra – prossima a tagliare i ponti con l’Unione Europea – una ciambella di salvataggio che la avvicinerebbe alla grande Muraglia, allontanandola dai suoi storici alleati occidentali; dall’altro un tentativo in extremis cinese di ricucire il rapporto con la periferica Hong Kong, disegnando per la sua Borsa a un ruolo globale di primissimo piano.

I rischi nascosti nell’accordo

Il deal è dunque un affare molto, molto, complicato. Il segretario commerciale britannico, Andrea Leadsom, ha infatti sottolineato sempre a Bloomberg come “per un’acquisizione proveniente da Hong Kong, pur sempre una regione amministrativa speciale della Cina, non sarà facile eliminare gli ostacoli normativi”. L’accordo è politicamente sensibile e, sempre secondo quanto affermato da Leadsom, il governo britannico esaminerà in modo approfondito ogni dettaglio riguardante la transazione. “Per evitare – ha concluso il segretario – che non ci possano essere implicazioni per la sicurezza del Regno Unito”.