Grandi manovre nel settore automobilistico del Giappone. L’arenarsi dei colloqui per la maxi-fusione da 58 miliardi di dollari tra Honda e Nissan, che avrebbe potuto dar vita al terzo gruppo mondiale del settore, va di pari passo con il rilancio della scommessa del primo produttore mondiale, Toyota, per un ruolo da protagonista nel mercato cinese. Al centro di entrambe le partite, la transizione globale del settore indotta dall’ascesa della tecnologia dell’elettrico da un lato e dal ruolo preponderante assunto dalla Cina nelle strategie per il suo sviluppo dall’altro. Vale per Honda- Nissan come per Toyota.
Un’unione di debolezze
Sul primo fronte, Honda ha provato a trasformare il deal con la rivale in un’acquisizione a tutti gli effetti, rompendo il patto iniziale che parlava di una fusione paritaria e segnalando la scarsa consapevolezza della casa di Yokohama per l’urgenza dell’affare come motivo dello strappo. Nissan si è rifiutata di avallare questa scelta e la fusione rischia di saltare. Secondo una ricerca dell’Istituto Internazionale per lo Sviluppo Manageriale (Imd), non era scontato che la sommatoria tra i due gruppi avrebbe garantito una sfida attiva alla dominanza cinese sull’elettrico e il rischio era di produrre, più che una sommatoria di forze, un’unione di debolezze.
“Nissan era un tempo leader del settore nell’innovazione dei veicoli elettrici con il suo modello elettrico Leaf”, ma “ha avuto difficoltà negli ultimi anni, annunciando 9.000 tagli di posti di lavoro a novembre e riducendo la produzione globale del 20%”, nota l’Imd aggiungendo che “Honda, nonostante abbia promesso di spendere 65 miliardi di dollari nel prossimo decennio per l’elettrificazione, continua a fare affidamento sui motori a combustione tradizionali per la maggior parte dei suoi ricavi e le sue vendite sono crollate di oltre il 30% in Cina nel 2023″.
Per l’Imd “le somiglianze delle aziende (entrambe dipendono fortemente dai mercati giapponese e statunitense, hanno incontrato difficoltà nelle precedenti partnership internazionali e stanno lottando per la transizione ai veicoli elettrici) sollevano preoccupazioni sul fatto che i loro sforzi combinati produrranno un’innovazione significativa”. Non c’è dubbio che i due gruppi abbiano avuto grandi dubbi sui ritorni di un’unione di scala degli investimenti colossali necessari per inseguire Pechino e le sue aziende sull’elettrificazione. Del resto, casi di fusione globali nel settore auto come Stellantis possono dimostrare di tenere anche in tempi di crisi se riescono a garantire una catena del valore veramente globale e diversificazione di mercato. Ad oggi, il duo Honda- Nissan questo non avrebbe potuto garantirlo.
La presenza nel mercato cinese
Probabilmente i grandi azionisti coinvolti nella manovra, come i fondi Nomura e BlackRock attivi in Honda e le case Renault e Mitsubishi che partecipano Nissan, osserveranno prima come andrà la mossa di Toyota per rilanciare la sua presenza nel mercato cinese. La casa della prefettura di Aichi ha deciso di investire in un nuovo stabilimento per batterie e veicoli elettrici a Shanghai, destinato a entrare in servizio nel 2027, per produrre automobili col marchio Lexus, diventando il terzo attore straniero a possedere un impianto del settore elettrico nella Repubblica Popolare dopo Tesla e Volkswagen
Forte di solidi profitti (31 miliardi di dollari nel 2024) e del record globale di auto vendute (10,8 milioni lo scorso anno) Toyota vuole vincere giocando in trasferta, laddove aziende come Volkswagen e General Motors hanno avuto difficoltà. “Il nuovo stabilimento di Shanghai potrebbe aiutare Toyota a recuperare terreno nel campo della tecnologia delle auto elettriche, dopo essere stata percepita da molti come lenta nell’investire nella nuova tecnologia di propulsione, data l’attenzione rivolta alle auto ibride”, nota il Financial Times, aggiungendo che “l’investimento in Cina avviene in un momento in cui investitori e analisti stanno esaminando con sempre maggiore attenzione i piani di Toyota per gestire le turbolenze nel mercato nordamericano dovute alle minacce tariffarie del presidente degli Stati Uniti Donald Trump”.
Toyota scommette sul riavvicinamento tra Tokyo e Pechino via business e anche per questo i rivali stanno a guardare. All’ombra di una guerra commerciale tra gli Usa e la Cina, non è detto che le multinazionali nipponiche tifino America. E anche in prospettiva di questo, tutto ciò che era presente nel mondo pre-Trump, come Honda-Nissan, rischia di apparire vetusto.