Il Giappone sta attraversando una fase politica caratterizzata da una profonda incertezza. Shigeru Ishiba è rimasto primo ministro del Paese ma, dopo il mezzo disastro raccolto alle ultime elezioni, si è dovuto accontentare di un governo di minoranza. L’economia, intanto, continua a destare preoccupazioni.
Perché è vero che da un lato – quello finanziario, della Borsa e delle grandi aziende – ci sono risultati degni di nota, ma è altrettanto vero che a livello popolare permangono segnali foschi, caratterizzati da inflazione elevata (intorno al 2,5%, per noi bassa ma non qui) e prezzi in aumento.
Da questo punto di vista è interessante notare la rilevazione effettuata dalla rivista Nikkei Asian Review, secondo cui una società giapponese quotata su cinque – al netto delle difficoltà economiche sistemiche registrate – è riuscita a registrare profitti record nel primo semestre fiscale, ovvero nel periodo compreso da aprile a settembre.
Che cosa significa tutto questo? Semplice: che in Giappone ci sono circa 248 aziende che hanno registrato guadagni da urlo, mentre tutte le altre si sono dovute accontentare di risultati più o meno in calo a causa di molteplici fattori.
I campioni economici del Giappone
I campioni economici del Giappone, quelli che portano denaro nelle casse di Tokyo e fanno risplendere l’immagine del Paese a livello internazionale, sono quelle che hanno sfruttato la crescente domanda di infrastrutture energetiche e attrezzature legate al mondo della Difesa, nonché quelle che hanno soddisfatto la domanda di visitatori stranieri.
Alcuni esempi? Fuji Electric, il cui utile netto è aumentato del 46% nel primo semestre del 2024 per il quarto anno consecutivo, e questo grazie alle eccellenti vendite dei suoi sistemi in grado di fornire alimentazione elettrica stabile ai data center del Paese. Troviamo poi Meidensha, che ha ottenuto il suo profitto più alto in 33 anni per via dell’aumento delle vendite di apparecchiature elettriche.
Ci sono stati ottimi profitti anche per i leader del settore della Difesa, in linea con l’aumento degli ordini di caccia e missili da parte del governo nipponico. Riscontri particolarmente positivi arrivano da IHI, che ha registrato il suo profitto più alto in sei anni, e Mitsubishi Heavy Industries, profitto in aumento del 17%.
Non solo difesa
Nella lista delle aziende giapponesi con guadagni da record troviamo anche altro. Kotobuki Spirits ha registrato il suo profitto più alto del primo semestre per il secondo anno consecutivo, grazie all’aumento delle vendite di dolciumi souvenir negli aeroporti e in altre località turistiche.
Impossibile, poi, non parlare di Sanrio che ha ottenuto il suo profitto più alto in 25 anni grazie alla crescita del suo business di licenze che include Hello Kitty. Spiccano, infine, Makita, leader giapponese nella vendita di utensili elettrici, Morita Holdings, forte nei veicoli antincendio, e Nippon Sanso Holdings, che detiene una quota del 40% del mercato nazionale del gas industriale.
Nonostante questo la performance complessiva è rallentata. Se, infatti, esistono alcune eccezioni che hanno inannellato una serie di risultati record, l’utile netto totale del primo semestre per le aziende quotate sul mercato Prime della Borsa di Tokyo è sceso del 5% su base annua (il primo calo in quattro anni). I settori manifatturieri come quello automobilistico e siderurgico, inoltre, stanno lottando con la lenta economia cinese e altri fattori (tanto interni quanto esterni).
“Sebbene le aziende giapponesi stiano affrontando venti contrari, l’economia statunitense è solida e lo yen è a livelli deboli. È probabile che la crescita degli utili nell’intervallo a una cifra sia nell’attuale anno fiscale”, ha spiegato Kenji Abe, capo stratega di Daiwa Securities. Insomma, Hello Kitty e i missili possono ancora contare su una domanda corposa; per le automobili, invece, è ancora notte fonda.