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He Lifeng, il guardiano economico di Pechino nella guerra dei dazi contro gli Usa

He Lifeng (pronunciato huh) è l'uomo scelto da Xi Jinping per gestire il delicato dossier dei dazi. Ecco chi è e cosa sappiamo di lui.

Il Wall Street Journal lo ha definito il “guardiano economico di Pechino” e il “custode della seconda economia più grande del mondo”. Per il Financial Times è lo “zar commerciale della Cina” mentre negli ambienti diplomatici hanno iniziato a chiamarlo il “gestore dei barbari”.

He Lifeng (pronunciato “huh” e non “He”) è l’uomo scelto da Xi Jinping per gestire il delicato dossier dei dazi. Il suo compito: condurre i negoziati con gli occidentali, i “barbari” appunto, termine che risale a svariati secoli fa quando, all’apice del suo splendore, il Regno di Mezzo guardava gli stranieri con sospetto e persino disprezzo, definendoli “nasi grossi” o “barbari”.

Mr. He è l’ultimo di una lunga serie di alti funzionari cinesi incaricati di trattare con Stati Uniti e Unione europea. Xi gli ha sostanzialmente affidato il compito di rafforzare l’economia nazionale contro gli effetti dei dazi e dei controlli sulle esportazioni occidentali, e lui ha fin qui risposto al meglio. A differenza dei suoi predecessori, infatti, non agisce come un intermediario. Non incontra politici e amministratori delegati occidentali stendendo loro tappeti rossi. E soprattutto: non intende concedere niente ai suoi interlocutori.

Da quando, circa un anno e mezzo fa, è diventato vicepremier della Cina, con delega agli Affari economici e finanziari, il suo obiettivo è quello di trovare, a qualunque costo, un modo per contrastare le sanzioni occidentali guidate dagli Stati Uniti.

Il negoziatore di ferro della Cina

He non vuole apparire simpatico ai negoziatori occidentali: vuole semplicemente proteggere il sistema cinese da loro. Poco importa se il suo background non lo ha preparato alla gestione delle tensioni commerciali, se ha trascorso pochissimo tempo all’estero, non parla inglese e ha speso gran parte della carriera come pianificatore statale e “project manager” per diverse città cinesi. Il negoziatore di Xi è un osso durissimo, e continua a ripetere che la strategia della Cina in questa nuova guerra commerciale con gli Stati Uniti non ha nulla a che vedere con l’approccio utilizzato durante il primo mandato di Trump.

Per capire cosa significhi, basta fare un parallelo con gli ex “gestore dei barbari” che hanno preceduto Hu: gli stessi, per intendersi, che hanno saputo più o meno bilanciare tra il dare e il ricevere. Alcuni esempi? Zhu Rongji nel 2001 negoziò un accordo con la Casa Bianca di Bill Clinton per consentire alla Cina di aderire all’Organizzazione mondiale del commercio, punto di partenza per il decollo economico di Pechino. Zhou Xiaochuan, governatore della banca centrale cinese per 16 anni, fino al 2018 si è relazionato alla grande con i banchieri di Wall Street, promuovendo la liberalizzazione finanziaria in patria e contribuendo a rafforzare la credibilità del suo Paese agli occhi degli investitori globali.

E ancora: il predecessore di He Lifeng, Liu He, un economista formatosi ad Harvard, era solito presentarsi agli incontri con i funzionari statunitensi munito di raccoglitori pieni di statistiche che illustravano l’andamento dell’economia cinese e americana; all’inizio del 2020 ha firmato un accordo con l’amministrazione Trump per porre fine a una guerra commerciale durata due anni.

L’attuale zar commerciale cinese, invece, ha ricevuto il chiaro mandato di non assecondare le richieste degli Stati Uniti. Il risultato fin qui ottenuto dai colloqui? Una tregua commerciale di 90 giorni raggiunta a metà maggio. Un risultato considerato da Xi ottimo, nonché la prova più evidente della necessità di continuare a mantenere una posizione ferma di fronte alle richieste dei negoziatori di Trump.

Il custode dell’economia cinese

He non conoscerà gli Stati Uniti come i suoi predecessori ma in compenso è perfettamente allineato con Xi: ed è questo quello che più conta agli occhi dello stesso presidente cinese. I due, del resto, sono accomunati da un lungo rapporto lavorativo sul campo che ha plasmato un legame indissolubile.

Dopo la laurea in Finanza Pubblica all’Università di Xiamen, He ha iniziato la sua carriera politica a metà degli anni ’80 proprio a Xiamen, una zona economica speciale nella Cina sudorientale che all’epoca stava sperimentando aliquote fiscali più basse e meno burocrazia nel tentativo di attrarre investimenti stranieri. Il suo compito? Aiutare l’amministrazione cittadina a convincere gli imprenditori stranieri del settore dell’abbigliamento e dell’elettronica ad avviare in loco stabilimenti per la produzione di beni da esportare. Il vicesindaco di quella città? Un trentenne Xi Jinping.

Fattosi le ossa nella provincia del Fujian, e consolidato ulteriormente il rapporto personale con Xi (entrambi sono convinti sostenitori della pianificazione e del controllo statale in economia), nel 2009 He è stato trasferito a Tianjin, dove è ricordato per aver realizzato una massiccia campagna di rinnovamento urbano. Dal 2023 è vicepremier della Cina. Adesso deve tenere a bada i “barbari”. Con le buone o con le cattive.

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