SEO PER IL GIORNALISMO ENTRA NELLA NEWSROOM ACADEMY

Nel lungo documento vergato dal Consiglio Europeo al termine della riunione straordinaria di quattro giorni conclusa il 21 luglio scorso è sintetizzato il complesso compromesso raggiunto dai partner comunitari sul fondo Next Generation Eu, colloquialmente definito Recovery Fund.

In attesa che le linee guida siano tradotte in atti normativi dal lungo documento si può comprendere l’ampio compromesso che sottende l’accordo sul fondo da 750 miliardi di eurodestinato a esser vincolato al bilancio pluriennale europeo 2021-2027. 390 miliardi saranno erogati attraverso sussidi a fondo perduto, i rimanenti 360 sotto forma di prestiti a lunga o lunghissima scadenza (dal 2026 al 2046).

Il prossimo autunno la Commissione europea, finanziatrice del progetto e titolare della sua gestione operativa, dovrĂ  avviare l’iter per sdoganare concretamente il Recovery Fund dalla primavera 2021 in avanti. In ottobre, al Consiglio europeo, Ursula von der Leyen e la sua squadra dovranno notificare agli Stati le richieste di riforme intese come contropartita per i piani di utilizzo dei fondi da parte dei singoli governi. Nel documento si parla esplicitamente di “proposte (della Commissione, ndr) sul modo di accelerare e facilitare le procedure negli Stati membri” al fine di “creare le condizioni giuste per un’attuazione rapida dei progetti d’investimento, in particolare nelle infrastrutture”.

Le condizionalitĂ  del Recovery Fund non sono ancora state messe nero su bianco, ma ci saranno e stringenti. Non a caso il Consiglio europeo, accogliendo la proposta dell’Olanda, ha permesso l’introduzione di un freno di emergenza per dividere tra Bruxelles e Stati i poteri riguardanti l’attivazione concreta dei finanziamenti. I poteri di ultima istanza rimarranno alla Commissione, ma qualora uno Stato terzo ravvisasse nel processo di completamento delle riforme di un altro Paese dei rallentamenti potrebbe rivolgersi alla Commissione per chiedere di frenare l’attribuzione dei fondi e chiedere un’indagine di durata, al massimo, trimestrale. Congelando de facto il cammino del Recovery Fund.

Sul lato dei finanziamenti, è stato detto che il Recovery Fund apre per la prima volta alla mutualizzazione del debito. Fattispecie vera ma che va spiegata: le risorse saranno erogate tramite il meccanismo di bilancio pluriennale dell’Unione Europea, a sua volta finanziato dai singoli Stati. Per Paesi come l’Italia un guadagno netto dal Recovery Fund si avrĂ  solo se sarĂ  positivo il differenziale tra contributi ricevuti a fondo perduto e fondi extra richiesti per rimpinguare il budget europeo. Inoltre, il finanziamento avverrĂ  in maniera parzialmente diretta e parzialmente indiretta.

Spiega, infatti, il Corriere della Sera: “Le risorse proprie sono le entrate del bilancio dell’Unione europea, gestite dalla Commissione, che dovrebbero permettere nel lungo termine di rimborsare i 750 miliardi di euro che la Commissione stessa sta per raccogliere emettendo veri e propri eurobond sul mercato”. A ciò si aggiungeranno delle vere e proprie tasse comuni europee che col loro contributo rimpingueranno le risorse a disposizione. Certa, per ora, soltanto la tassa sui rifiuti di plastica non riciclabili che varrĂ  80 centesimi per ogni chilo di materiale usato per imballaggi dal prossimo gennaio. A ciò potrebbero aggiungersi in futuro tasse sulle transazioni digitali e sull’inquinamento da applicare come “dazio” a colossi tecnologici e produttori esterni all’Unione. “Si ipotizza infine”, prosegue il quotidiano di Via Solferino, “una tassa sulle transazioni finanziarie e l’idea di rivedere e allargare all’aviazione e alla nautica l’Emission Trading Scheme”. Il principio, in questo caso, è quello del “chi piĂą inquina, piĂą paga”. Ogni azienda dovrĂ  versare “un certo prelievo in base alla quantitĂ  di inquinamento che emette nell’atmosfera”, potendo a sua volta entrare nello schema di compravendita di permessi di inquinamento.

Queste tasse dovranno, secondo gli accordi, vedere la luce entro gennaio 2023. Il Recovery Fund si presenta dunque come piano di lungo termine stanziando un ammontare di risorse che, a ben vedere, si diluirĂ  anno dopo anno ed è tutto da dimostrare possa servire a capovolgere la crisi economica del coronavirus. La quale prosegue, mordente, in queste settimane. SaprĂ  l’architettura complessa frutto del compromesso europeo durare per dare una vera spinta positiva al Vecchio Continente?

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.