Le ultime vicende che hanno visto protagonisti Mario Draghi e Donald Trump potrebbero ridisegnare le prospettive economiche dell’Europa nei prossimi anni. Ci troviamo infatti all’interno di un momento storico cruciale.

Il surplus tedesco, un problema per Europa e Stati Uniti

L’Unione europea è appena uscita da una tornata elettorale che potrebbe portare ad una revisione completa del paradigma macroeconomico su cui si è fondata finora. Dall’altra parte dell’oceano c’è un presidente americano, Donald Trump, che vuole tutelare ad ogni costo l’economia nazionale e la produzione industriale americana. Come collante tra queste due realtà occorre menzionare la spregiudicatezza commerciale che la Germania ha avuto nei confronti degli Stati Uniti, in particolare negli ultimi dieci anni. Un atteggiamento che ha avuto come principale effetto l’esagerato surplus commerciale del settore automobilistico tedesco.

In pratica, la Germania ha esportato negli Stati Uniti molti più prodotti, in particolare le automobili, rispetto a quelli importati. Tale condotta non è ovviamente apprezzata alla Casa Bianca, che vede in essa una concreta minaccia alla produzione nazionale. Ora, una simile politica economica da parte tedesca non si sarebbe mai potuta concretizzare senza l’aiuto di una moneta, l’euro, che per l’economia tedesca risulta essere sottovalutata, al contrario di altri Stati appartenenti all’Unione europea.

Un nuovo stimolo monetario in Europa

È proprio in questa faida commerciale che si inserisce l’ultimo intervento fatto dal Presidente della Banca Centrale europea, Mario Draghi, lo scorso 18 giugno. Il numero uno dell’Istituto di Francoforte ha infatti dichiarato di voler dare nuovo impulso al Quantitative easing che sembrava dover essere sul viale del tramonto. La Bce è dunque pronta ad iniettare nel mercato europeo una nuova quantità di moneta. La svolta di Draghi non è piaciuta a Trump che ha immediatamente minacciato l’Europa di dazi e ritorsioni.

In realtà, da questa nuova diatriba, potrebbe emergere uno scenario del tutto inaspettato e capace di sanare addirittura la questione aperta tra il Presidente americano e il cinismo commerciale tedesco.

La guerra monetaria è un bene per tutti

Risulta in tal senso interessante l’opinione di Nicolas Goetzmann, responsabile della ricerca e della strategia macroeconomica presso la Financiere de la Cité, un importante Istituto finanziario di Parigi. Goetzmann, in un’intervista pubblicata su Le Figaro, dichiara che la guerra monetaria tra Europa e Stati Uniti potrebbe essere un bene per tutti, ribaltando così le previsioni allarmistiche fatte dai principali esperti. Secondo l’economista francese sarebbero due gli aspetti principali da prendere in considerazione.

Il primo, di portata globale, vedrebbe le tre zone più sviluppate del mondo, Stati Uniti, Europa e Cina, mettere in atto contemporaneamente una politica monetaria espansiva. “Finalmente e globalmente, dietro quest’apparente guerra monetaria, se le prime tre zone economiche al mondo sosterranno le loro economie, tutto il mondo ne approfitterà. Potremmo preoccuparci di questa situazione se avessimo dei tassi d’inflazione elevati, ma è proprio il contrario di quello che è la situazione attuale”, spiega Goetzmann. Il secondo aspetto da prendere in considerazione riguarda invece l’Europa.

Il nuovo stimolo monetario non porterà infatti solo ad una possibile svalutazione dell’euro sul dollaro, ma potrebbe portare al miglioramento del potere d’acquisto degli europei. “Maggiore crescita in Europa significherebbe maggiori importazioni dagli Stati Uniti e dunque una riduzione del surplus commerciale. Trump ne sarà contento”, chiude l’economista francese. Insomma, l’inaspettata iniezione di liquidità nell’area euro potrebbe avere dei risvolti del tutto contrari, rispetto a quella che è la narrazione mainstream, dominata dalla paura dell’inflazione e delle conseguenze negative di una guerra economica con Washington. La politica espansiva della Bce potrebbe invece essere davvero la soluzione al confronto tra Stati Uniti e Germania e segnare il nuovo corso dell’Europa.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME