L’esplosione della guerra in Iran nel fine settimana ha creato una turbolenza e una profonda agitazione nei mercati finanziari globali, che hanno atteso con ansia l’impatto con la riapertura dei listini di lunedì 2 marzo. Ed è stato, come prevedibile, un momento di criticità: giù di oltre l’1% il Kospi coreano e dell’1,35% Nikkei giapponese, perdite contenute in una prima seduta che però bisognerà capire quanto si consolideranno. Giù le borse europee con pesanti ribassi di compagnie aeree, bancari, settori industriali, logistica e rimbalzi dell’energia; in crescita l’oro, bene rifugio per eccellenza. Soprattutto, è impressionante la fiammata dei settori energetici.
Il gas naturale europeo al prezzo del Ttf di Amsterdam sale di oltre il 22% in apertura di listini, mentre il petrolio Brent ha rincari di circa 8%. Sono due indicatori pesanti per tre fronti critici: la sostenibilità delle economie industriali europee, l’inflazione, i tassi d’interesse. Chiaramente, uno shock energetico legato a un blocco dello Stretto di Hormuz e al fatto che le compagnie assicurative non sono più disposte a garantire la copertura dei traffici delle petroliere e delle navi gasiere in zona di guerra rischia di creare un effetto-domino complesso.
In un report agli investitori, Gabriel Debach, Market Analyst di eToro, nota che la finanza “non sconta ancora un blocco prolungato di Hormuz” anche se è chiaro che negli shock geopolitici che riguardano il Medio Oriente “il primo canale di trasmissione è l’energia”. Scrive Debach:
È lì che il rischio diventa prezzo. Il premio per il rischio sale, le code di distribuzione si allungano, la volatilità implicita incorpora scenari che fino a pochi giorni prima erano marginali. Equity e credito reagiscono in negativo, ma in modo selettivo. Solo una disruption severa e persistente avrebbe un impatto strutturale sulla crescita globale.
Per Debach questa spada di Damocle pende anche sul rilancio della produzione di petrolio da parte di Opec+, +206.000 barili, dato che “se Hormuz restasse bloccato, una parte rilevante dei barili addizionali resterebbe intrappolata a monte. Offerta sulla carta, non necessariamente offerta sul mercato”
Urge, dunque, capire quale sarà la reazione finanziaria ed economica a tale shock. Sul fronte dell’economia reale, nei Paesi più avanzati il trend critico è stato legato alla stagnazione della domanda aggregata, che potrebbe essere aggravato da un rincaro energetico.
Grandi esportatori privi di risorse interne di materie prime capaci di coprire il fabbisogno, come Italia, Germania, Corea del Sud, Giappone e Taiwan, rischiano serie disruption. Sul piano finanziario, invece, lo scenario è più articolato, perché i mercati sono sui massimi storici e in larga parte cari e costosi, dunque la possibile ritirata dei listini andrà letta anche alla luce della possibilità che nei settori target gli investitori cerchino occasioni d’uscita per prese di profitto.
In un certo senso, poi, si rafforzerà il duello tra settori interni agli indici per allocazione delle risorse e si guarderà con forza ai fondamentali e alla sostenibilità delle varie industry in rapporto alla nuova normalità creata dal conflitto. Inoltre, è anche vero che negli ultimi anni le dinamiche finanziarie si sono plasmate sulla scia di brevi crisi capaci di creare shock o rotture dopo i quali una nuova normalità emergeva in tempi brevi. Dai dazi di Donald Trump alla crisi in Venezuela, così è stato in particolare a partire dal 2025. Una crisi prolungata capace di risultare viscosa e poliforme è stata messa in conto? Per ora, no. Il non detto dei mercati è chiaro: si scommette ancora sulla risoluzione rapida dello scenario-Iran, qualunque sia l’esito. La realtà potrebbe sorprendere negativamente, come fu nel 2022 con l’Ucraina. Rendendo strutturalmente dipendente dalla geopolitica l’evoluizione delle dinamiche finanziarie.
Geopolitica e finanza sono settori sempre più interconnessi. Andrea Muratore li racconta in “Follow the Money”, il nuovo corso on demand di “InsideOver”.
Se vuoi avere un assaggio del mio corso, iscriviti all’anteprima gratuita qui
Follow the money, come finanza e geopolitica si influenzano: iscriviti all’anteprima gratuita

Se invece sei già pronto a entrare nel mondo della Geopolitica e della Finanza, iscriviti al corso Follow The Money:
“Follow the Money”: come finanza e geopolitica si influenzano

