È un’impresa ardua credere davvero a un accordo tra Stati Uniti e Cina capace di metter fine, o almeno allentare, la guerra dei dazi. E lo è per un semplice motivo: negli scorsi mesi sono finiti nel nulla una serie interminabile di annunci, gli stessi che dovevano contribuire alla tanto agognata fumata bianca. Oggi, seguendo una cadenza regolare, ecco spuntare una nuova luce in fondo al tunnel. L’assist arriva dal presidente Xi Jinping, che in occasione della seconda edizione della China International Import Expo (Ciie) ha parlato della necessità di “abbattere i muri”. No, il presidente cinese non si riferiva a ipotetici muri per difendere i confini dai migranti, quanto alle barriere commerciali che ostacolano il corretto flusso degli affari. Quello di Xi è un chiaro appello contro il protezionismo di Trump, l’ennesimo tentativo di tendere la mano al rivale. In ogni caso Pechino non ha mai regalato niente né mai lo farà. La possibile apertura della Cina implica quindi che dietro questa dichiarazione d’intenti ci possa essere, per il Dragone, un vantaggio di qualche tipo.

Le aperture di Xi

Xi ha fatto diversi passi indietro. Ha detto che la Cina è pronta ad aprire ancora di più la porta che conduce dritta al suo mercato interno, e che molto presto verranno allentati anche gli ostacoli all’ingresso che tanto hanno penalizzato gli operatori stranieri. Il presidentissimo cinese è poi stato chiarissimo sull’atteggiamento da tenere con gli Stati Uniti: “Al primo posto c’è il bene comune dell’umanità. La Cina darà più importanza alle importazioni, abbasseremo dazi e costi”. E questa è una notizia, visto che fino a pochi anni fa il meccanismo alla base della crescita cinese si basava sull’esportazione a basso costo di una paccottaglia nociva per gli interessi economici di Europa e Stati Uniti.

Cosa chiede la Cina

Prima di poter parlare di pax commerciale, è importante che Stati Uniti e Cina trovino un accordo sulla cosiddetta “prima fase”. Entrambi devono fare un primo passo per arrivare a una “schiarita commerciale”; capire cioè cosa concedere all’altro e cosa invece chiedere in cambio in modo che il tutto si svolga in un sostanziale equilibrio. Secondo alcune indiscrezioni riportate da Il Sole 24 Ore, i cinesi starebbero chiedendo la revoca dei dazi introdotti a settembre su merci dal valore di 110 miliardi di dollari, oltre all’annullamento del piano per introdurre nuove tariffe su 160 miliardi di prodotti, previsto per il prossimo 15 dicembre. In più Pechino vorrebbe anche la riduzione del 25% di quelle tariffe piazzate da Trump l’anno scorso su merci per un valore totale di 250 miliardi.

Cosa chiedono gli Stati Uniti

La richiesta è precisa e dettagliata e gli Stati Uniti stanno ponderando cosa chiedere in cambio. Pare che Washington esiga dalla Cina una tempistica precisa sull’acquisto di prodotti agroalimentari e altre garanzie. In altre parole, la Casa Bianca vuole che Pechino compri merci americane. Soltanto in un secondo momento alcune tariffe spariranno e altre diminuiranno. Un problema non da poco che ostacola il possibile patto è la cancellazione del vertice Apec in Cile: questo sarebbe stato il contesto ideale per consentire un primo incontro risolutivo tra Xi e Trump. A questo punto il leader cinese potrebbe volare molto presto in terra americana.