Donald Trump e Xi Jinping sono i due politici più potenti del mondo. Nonostante la diplomazie e la parole di rito, nessuno dei due intende lasciare campo aperto all’altro, e la guerra commerciale in atto tra Stati Uniti e Cina è la concretizzazione sul campo commerciale del braccio di ferro sino-americano. Possiamo però fare alcune considerazioni sul presidente americano e quello cinese. Il primo, Trump, ha utilizzato nell’ultima campagna elettorale uno slogan inequivocabile: “Make America Great Again!”, alludendo alla rinascita degli Stati Uniti dopo anni di decadenza economica, politica e pure spirituale. Il secondo, cioè Xi, ha premuto più o meno gli stessi tasti, adattando però i termini trumpiani al lessico del Partito comunista cinese. Sopra queste basi è germogliato il concetto di “sogno cinese”, il caposaldo della narrazione usata da Pechino nel XXI secolo: il paese cresce, e con lui i singoli cittadini che ne fanno parte. Ma la linea economica adottata da Trump e Xi è davvero utile per i rispettivi paesi?

Gli effetti duraturi della guerra commerciale

Dovessimo rispondere a questa domanda limitandoci al medio periodo, la risposta potrebbe essere affermativa, ma non appena allarghiamo la veduta al futuro, il discorso cambia completamente. Come fa notare il New York Times, la controversia commerciale non si risolverà così facilmente e ha radici molto più profonde e pericolose di quanto si possa immaginare. Qualora Trump e Xi non trovassero un accordo, il sistema globale che ha fin qui permesso al mondo di godere di una pace relativa rischia di andare in frantumi. Al suo posto sorgerà un “muro di Berlino digitale”, un mondo a due tecnologie, a due sistemi politici a due compartimenti stagno: da una parte il modello asiatico, capitanato dalla Cina, dall’altra il modello americano, decadente e ai ferri corti ma pur sempre pronto a dire la sua.

Le tappe commerciali tra Stati Uniti e Cina

Interessante ripercorrere le tappe commerciali tra Stati Uniti e Cina che hanno portato oggi i due paesi al punto di quasi non ritorno. In principio Washingon si limitava ad acquistare prodotti a basso costo dall’Asia, mentre Pechino si accontentava dei primi jet Boeing; alla Casa Bianca non interessava che il governo cinese fosse comunista, perché all’epoca non era in grado di rappresentare una minaccia. E poi gli affari sono affari. Arriviamo alla seconda tappa: nell’ultimo decennio la Cina è diventata un paese a medio reddito e una potenza tecnologica. Il Dragone ha lanciato il piano “Made in China 2025” attraverso il quale ha svelato il mondo che era ora di cambiare registro: è finita l’era in cui la Cina vendeva magliette e giocattoli, adesso l’ex Impero di Mezzo punta su elementi di alta tecnologia, come smartphone, intelligenza artificiale, infrastrutture 5G, auto elettriche e robot.

Gli errori di Trump e Xi

È qui che Trump si è spaventato, sentendo il f iato sul collo del Dragone, pronto a superare gli Stati Uniti in tutte le più importanti classifiche economiche. Il tycoon ha così intrapreso una guerra dei dazi a tutto campo, ignorando però l’intreccio commerciale che lega Washington a Pechino. Prendiamo, ad esempio, Huawei: gli smartphone prodotti dal colosso di Shenzen sono made in China ma, fino a pochi mesi fa, contavano sull’americana Google. I dazi hanno lo stesso effetto di una bomba atomica: cancellano qualunque cosa si trovi sul terreno di lancio. In questo caso le tariffe eliminerebbero i vantaggi cinesi ma anche quelli americani. Poi c’è l’errore di Xi: il presidente cinese ha giocato fin troppo sull’ambiguità della Cina di esser considerata dal Wto un’economia in via di sviluppo quando invece è evidente che si tratti di una potenza globale. Questo gli ha permesso di far crescere l’economia interna provocando le ire di Trump. La risposta cinese ai dazi è la svalutazione dello yuan, che alla lunga potrebbe destabilizzare il mercato interno cinese. La soluzione? Gli Stati Uniti, sempre secondo la lettura del New York Times, dovrebbero accordarsi con i paesi occidentali, o comunque alleati, per instaurare un patto commerciale capace di isolare la Cina. In quel modo la bilancia potrebbe ricominciare a pendere in favore dell’Occidente.