Il giro di giostra sulle montagne russe dei dazi è quasi arrivato al termine. Il prossimo 15 ottobre l’aliquota su 250 miliardi di prodotti cinesi importati da Washington aumenterà dal 25% al 30%; a seguire, a dicembre, altri 175 miliardi di merci made in China dovranno fare i conti con un’altra aliquota, questa volta pari al 15%. Quello appena descritto è lo scenario peggiore, che potrebbe verificarsi nel caso in cui Cina e Stati Uniti non dovessero trovarsi d’accordo in tempi brevissimi. Ecco perché l’incontro in fase di svolgimento alla Casa Bianca tra i negoziatori cinesi, capitanati dal vice primo ministro Liu He, e il team americano formato, tra gli altri, dal rappresentante Usa per il Commercio, Robert Lighthizer, e dal segretario del Tesoro, Steve Munchin, entrambi sotto la regia di Donald Trump, sarà decisivo per capire quale strada imboccheranno i negoziati.

Ore caldissime

Secondo quanto riportato dal Financial Times, le due superpotenze avrebbero trovato una sorta di intesa parziale: un incremento degli acquisti di prodotti agroalimentari della Cina in cambio dell’azzeramento dei nuovi dazi sopra citati. Certo, non siamo di fronte alla fumata bianca del secolo, ma quello appena descritto si avvicina allo scenario migliore possibile e potrebbe essere un buon primo passo per evitare nuove tensioni. Donald Trump permettendo, perché dopo due mesi di gelo totale, il tycoon ha scritto su Twitter che “loro – riferendosi ai cinesi – vogliono fare un accordo” ma che lui, cioè il presidente degli Stati Uniti, potrebbe anche non volerlo. Solita spacconeria di repertorio o una mezza verità? Dobbiamo aspettare le prossime ore per avere una visiona più chiara e nitida. L’ultimo faccia a faccia potrebbe nascondere anche un nuovo elemento, cioè l’intesa sul piano valutario tra il dollaro americano e lo yuan cinese. Lo spettro della fumata nera, assicurano gli esperti, potrebbe costringere la Cina a portare il tasso di cambio a 7,35.

La possibile svolta

Ricapitoliamo il calendario delle prossime scadenze, al netto di quello che accadrà nelle prossime ore. Il 15 ottobre sarebbe dovuta entrare in vigore una tariffa del 30% su 250 miliardi di beni, ma Trump, quasi come per lanciare un segnale di clemenza, ha abbassato il dazio al 25%. La misura comprende beni di consumo, tra cui macchinari e componenti elettronici, inclusi semiconduttori e prodotti chimici. In un secondo momento Washington ha aggiunto alla lista anche mobili, apparecchi di illuminazione, borse e altro ancora. Due mesi più tardi, ovvero il 15 dicembre, via al nuovo aumento tariffario su televisori, maglioni di cotone, lenzuola, stampanti e via dicendo. Dovessero essere pienamente adottati, ha scritto Reuters, i dazi degli Stati Uniti arriveranno a coprire praticamente tutta le importazioni americane dalla Cina per un valore complessivo di 550 miliardi di dollari. Tutto è sospeso, in attesa della decisione di oggi (massimo domani). Ecco perché questi sono giorni cruciali: da qui si decide il prossimo futuro economico del mondo, nonché le relazioni tra le due superpotenze globali più importanti. Stando a quanto riportato dal South China Morning Post, se tutto dovesse andare per il verso il prossimo mese potrebbe esserci l’incontro più atteso: quello tra Donald Trump e Xi Jinping. I segnali sono positivi ma il passato ci ha insegnato che quando c’è di mezzo The Donald niente è scontato come sembra.